Quella di Giorgio Perlasca è una storia semplice. Con una morale altrettanto semplice: a volte basta "il coraggio di dire no", come recita l'appropriato sottotitolo di questo monologo, per cambiare la propria vita. E il mondo.

Un teatro aperto a tutti, un’agorà civile e culturale che sia fulcro di democrazia partecipata, di pensieri, utopie, emozioni. È questo il senso racchiuso nella composizione della stagione che Antonio Calbi, al suo quarto anno di direzione del Teatro di Roma, presenta in una sala gremitissima del Teatro India.

Due i motivi per assistere a questo spettacolo: il primo è conoscere Alessandro Albertin, un giovane monologhista che si prende la responsabilità di rappresentare, da solo, in teatro, un personaggio che l’Italia ha conosciuto molti anni fa attraverso una fiction televisiva interpretata da un Luca Zingaretti al culmine del successo con l’amatissimo commissario Montalbano. Però qui si parla di ben altro, si parla di tragedie e di eroi perchè l’italiano Giorgio Perlasca, inizialmente camicia nera e fascista, lavorando in Ungheria e facendo la bella vita, scopre gli orrori di quanto realmente avviene oltre la facciata del bel mondo e si ribella. Con una creatività incosciente tutta italiana, diventa l’uomo capace di salvare molte centinaia di vite umane a rischio della propria.

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