All’interno della settimana in sostegno del Teatro dell’Orologio, il Centro Teatrale MaMiMò ha portato a Roma il lavoro “Scusate se non siamo morti in mare”. Andato in scena al Teatro India, il testo di Emanuele Aldrovandi con la regia di Pablo Solari si interroga sulla migrazione, sia come fenomeno politico che come evento naturale.

C'è tempo fino al 19 giugno per godere dell'Opera da tre soldi che porta la firma di Damiano Michieletto al Piccolo Teatro Strehler di Milano. Il regista più ricercato del momento porta in scena un interessante esperimento che, a più di quarant'anni dall'ultima regia messa in scena al Piccolo, si muove tra fedeltà e trasgressione, tra il recupero di alcuni aspetti originari della partitura e dello spirito brechtiano e interessanti novità rispetto all' "ingombrante" e fondamentale messa in scena streheleriana del '73. Sul palco si muovono con totale sicurezza attori di punta delle precedenti stagioni del Piccolo (Marco Foschi, Peppe Servillo, Margherita di Rauso, Rossy De Palma) restituendo un Brecht che, proprio perché rivisto nella forma, parla agli spettatori in maniera efficace, con il linguaggio di oggi.

Dal 19 aprile in prima assoluta approda al Piccolo di Milano L’opera da tre soldi di Brecht/Weill, una nuova produzione per la regia di Damiano Michieletto che arriva in scena dopo sessant’anni dalla morte del drammaturgo, non come una sfida né un omaggio alla memoria ma per festeggiare la continuità e la diversità di abitare il tempo.

Il Teatro Litta, sul suo piccolo e storico palcoscenico ospita dal 17 al 29 marzo una produzione del Teatro della Cooperativa, con la regia del grandioso Renato Sarti e il sincero talento di Matthieu Pastore, che ha anche tradotto il testo dal francese. Nato a Lione nel 1989, ha vissuto in Italia a partire dai 19 anni; qui nel 2012 ha vinto il Premio Hystrio alla vocazione ed è soprattutto capace di deliziarci con questo monologo splendido e quasi magico, "Titanic - The great disaster". Scritto nel 1992, il testo provoca ancora la meraviglia per un autore sensibilissimo, Patrick Kermann, che nel 2000, a soli 41 anni, si è tolto la vita. Secondo lui, il palcoscenico “serve a incarnare e disincarnare il materiale e l’immateriale, il visibile e l’invisibile, poiché il teatro è il territorio della morte dove i viventi tentano la comunicazione con l’aldilà…”. Ma il bravissimo, corpulento, agile e ottimo affabulatore Matthieu incanta la platea per l’intero spettacolo, ricavandone al termine una meritata ovazione.

Il giovane Matthieu Pastore, diretto dall’inossidabile Renato Sarti, sbarca al Teatro Litta con il suo Titanic - The Great Disaster - Soliloquio marittimo per 2.201 personaggi e 3.177 cucchiaini. Il testo firmato Patrick Kermann, si configura come un singolare memento mori “ad uso di fari, capitanerie, stazioni marittime ed altri ventri della balena”, che dal profondo degli abissi fa emergere, come bolle d’aria, ricordi, episodi, ossessioni. Morto nell’affondamento del transatlantico, Giovanni racconta la sua storia: la parabola del sogno di un emigrante friulano, annegato tra le onde del destino, allegoria del nostro mondo vicino alla catastrofe. Curiosi di conoscere i dettagli di questo inconsueto progetto teatrale ne abbiamo incontrato il protagonista, Premio Hystrio alla vocazione teatrale 2012.

Dal 27 dicembre al 4 gennaio. Come avrebbe potuto Pirandello tracciare la figura di Mattia Pascal al giorno d’oggi? Quali nevrosi della nostra contemporaneità lo avrebbero spinto alla scelta di sparire e cambiare identità? E soprattutto: come avrebbe potuto farlo nell’era dell’iper-tracciabilità che tra gps, cronologia del web e tecnologie smart di ogni genere ci rende reperibili in ogni momento della nostra vita? "Mattia - a life changing experience" - in scena ai Filodrammatici di Milano - prova a sviluppare questi interrogativi, attraverso una squadra affiatata e perfetta che tra ipertestualità, trasversalità artistica, commistione di serietà e comicità sagacemente calibrata e tempi tecnici al millimetro, rende questa regia di Bruno Fornasari un interessante e riuscito tentavo di rivisitazione di un classico che sarà pur sempre moderno nei temi trattati, ma è ancora più affascinante se declinato e aggiornato alla versione 2.0.

Mattia c’est moi direbbe Flaubert, uscendo per un attimo dal suo bovarismo. Mattia c’est nous, replichiamo noi, bipedi arrancanti del ventunesimo secolo. L’attualità del testo pirandelliano è sotto gli occhi di chiunque abbia gli occhi per vedere. Fu Mattia Pascal - nel passato remoto - ma lo è ancora oggi e lo sarà anche in futuro. Il desiderio di scappare, di ricostruirsi una verginità sociale dandosi alla macchia è un impulso che, almeno una volta nella vita, abbiamo provato tutti: donne e uomini, ricchi e poveri, analfabeti e accademici della Crusca. Ora, un conto è sentire la necessità - fisiologica, oltre che mentale - di staccare definitivamente, un conto è saperla raccontare in uno spettacolo di 90 minuti, questa sensazione; essere in grado, con maestria, di mettere in scena gli spettri che si agitano nell’animo di chi vuol fare tabula rasa del passato. Ci voleva gente brava, per portare a buon fine questo compito niente affatto facile. Ci volevano, insomma, i Filodrammatici, che pure stavolta sono riusciti a stupirci.

Dal 13 febbraio al 9 marzo. Abbandonate la storia, non cercatene la trama ma lo spirito, l’ironia graffiante, il bisogno di saltare le convenzioni. E’ un vero d’après originale e arguto da Pirandello. Basta lasciarsi andare alla suggestione e lasciarsi guidare nei meandri di una storia come fosse la prima volta. E’ una struttura ben congegnata, articolata con guizzi. Interessante il punto di vista, come una ricostruzione tra il giornalistico e il giudiziario, che nulla toglie anzi rafforza la vivacità dell’interpretazione. Bravi gli attori che sembrano sinceramente divertiti nella maggior parte dei casi e di cui si conferma anche in questa circostanza il talento, già apprezzato in numerose altre produzioni.

Dal 4 al 9 febbraio è andato in scena al Parenti di Milano, uno studio sul Simposio di Platone. Andrea De Rosa ne cura la regia, in un allestimento dove la classicità lascia il posto ad un frullato di parole, musica rock, immagini crude di corpi usati e abusati, nudi svogliati, privi di anima, malizia, sensualità ed eroticità. Lo spettacolo è vietato ai minori di 14 anni, anche se, purtroppo, la quotidianità non li risparmia certo da immagini analoghe.

Dal 19 novembre all’1 dicembre 2013 e dal 2 al 13 aprile 2014. Per Laura Curino il Piccolo Teatro Studio ha sgomberato le file di poltroncine in altri casi poste al centro della platea per lasciare lo spazio vuoto e tutto il pubblico seduto come in un’arena sulle lunghe panche coperte di cuscini e disposte a forma di cavallo di fronte al palco. Palco drappeggiato da una lunga stoffa rossa poggiata su una scalinata corta, illuminato da immagini proiettate su un alto pannello di fondo, osservato da spettatori situati sui palchetti dei tre piani, a diverse altezze. Come nei teatri antichi, proprio alla Shakespeare, e con uno dei testi più preziosi del celebre autore inglese del Cinquecento, il Macbeth, viene proposto uno spettacolo del tutto diverso da quanto ci si potrebbe aspettare, partendo dal titolo: Shakespeare, streghe, ribelli e altre passioni. E’ la versione della Curino che esprime il punto di vista del trio femminile, meglio conosciuto nella versione originale come le ‘tre streghe’. Laura, attrice e drammaturga, ha fondato nel 1974 col regista Gabriele Vacis ed altri il rinomato Laboratorio Teatro Settimo, mentre qui ha lavorato assieme a Lucio Diana su una traduzione del testo fatta da lei oltre dieci anni fa e che l’ha convinta di dover proporre uno spettacolo diverso.

TOP