Fino al 19 marzo, al Teatro Franco Parenti di Milano va in scena “Delitto e Castigo, una discesa agli Inferi tra lucidità e follia”, spettacolo che si muove a partire dal capolavoro di Dostoevskij e che, grazie all’adattamento di Alberto Oliva e Mino Manni, sa rendere fortemente attuali temi, sensazioni, disagi e paure di un'epoca lontana eppure vicina.

Dal 15 febbraio al 5 marzo. Andrée Ruth Shammah, con la complicità di Carlo Cecchi, uno degli ultimi grandi maestri del teatro italiano, qui protagonista insieme a Fulvia Carotenuto e Massimo Loreto, confeziona con la consueta eleganza e raffinatezza, la regia di “Il lavoro di vivere” di Hanoch Levin, il più importante autore e drammaturgo israeliano.

La nuova stagione del Teatro Franco Parenti di Milano è fortemente ancorata ai suoi spazi. La fantasia, la capacità di sognare, li attraversa tutti. C'è anche una nuova sala interrata, un buco spazioso che diventerà qualcosa di non ancora progettato; perché il Franco Parenti cambia giornalmente insieme alla città di Milano, creando nuove identità per i propri luoghi e tessendo possibilità di incontri sociali. Questo è possibile grazie al sostegno di partner istituzionali come il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il Comune di Milano e la Regione Lombardia; e partner privati che considerano la crescita economica di un paese inscindibile da quella culturale e civile, come Intesa Sanpaolo, Pirelli e AcomeA.

Una cosa è certa: il commissario Maigret avrebbe provato una simpatia istintiva nei confronti dell’omicida Charles Alavoine. Senza dubbio lo avrebbe consegnato alla giustizia, ma di fronte alla carica umana di questo medico di campagna si sarebbe commosso, accantonando per un attimo il contegno burbero che lo contraddistingueva. Parliamo di Maigret perché è il personaggio più noto creato da Georges Simenon. E Lettera al mio giudice è il romanzo del narratore belga che Giuseppe Scordio ha riportato al Tertulliano per la seconda volta, dopo una prima assoluta nella scorsa stagione che aveva riscosso grande attenzione da parte del pubblico.

Sino al 21 dicembre, al Teatro Franco Parenti di Milano, va in scena "Il Lavoro di Vivere", di Hanoch Levin. Lo spettacolo ha un duplice vantaggio: farci scoprire questo drammaturgo israeliano di grande spessore poco conosciuto in Italia e presentarci un lavoro intenso, dove la compostezza, la pulizia e il rigore della regia di Andrée Ruth Shammah esaltano la recitazione asciutta, divertita e graffiante di Carlo Cecchi in una quotidianità che si fa metafora.

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