Con “Falstaff e il suo servo”, in scena al Piccolo Teatro Strehler, dal 19 novembre al 6 dicembre, Franco Branciaroli e Massimo De Francovich, diretti da Antonio Calenda, danno vita a una nuova, inedita coppia teatrale, che, tra dramma e commedia, evoca le avventure di Falstaff e le burle di cui è vittima. Una versione molto classica, senza scenografia, palcoscenico spoglio e costumi ricchi, con una regia che rende Shaskespeare più leggero, dimenticando il lato grottesco, la comicità drammatica di Falstaff per accentuarne la leggerezza. Il dramma del Bardo diventa una sorta di commedia settecentesca. De Francovich domina la scena, con discrezione e un’altezza alla quale bastano i mezzi toni.

Appuntamento irrinunciabile dell’autunno romano, ritorna la rassegna “Trend - nuove frontiere della scena britannica”, giunta alla sua XVII edizione. Il festival, a cura di Rodolfo di Giammarco, esplora i territori lisergici ed emozionanti della drammaturgia contemporanea d’oltremanica, affidando le messe in scena, essenziali ed incisive, ad alcune delle sensibilità registiche più acute del panorama italiano. Diciassette spettacoli ed un ciclo di proiezioni in lingua originale, dal 18 ottobre al 22 dicembre, nella consueta intima cornice del trasteverino Teatro Belli.

Sabato, 10 Dicembre 2016 15:23

Lehman Trilogy - Teatro Argentina (Roma)

Dopo lo straordinario successo ottenuto al Piccolo Teatro di Milano, torna in scena Lehman Trilogy, ultimo capolavoro registico di Luca Ronconi. Il capitalismo, i giochi di potere, le banche, il denaro, i mutamenti sociali ed economici sono al centro del profondo testo di Stefano Massini, da sempre attento indagatore dell’attualità. Oltre centosessanta anni di storia raccontati attraverso le vicende dei Lehman, una delle famiglie più influenti d’America: dalla Guerra di Secessione alla crisi del ’29, tra continue ascese e improvvise cadute, fino al definitivo fallimento del 15 settembre 2008.

Martedì, 17 Novembre 2015 21:27

Mister Green - Teatro della Cometa (Roma)

Dal 12 al 29 novembre. In scena al Teatro Della Cometa di Roma, un testo che parla di sentimenti "complicati", di difficoltà a vivere rapporti poco "convenzionali", di parole non dette per paura o purtroppo dette per estrema intolleranza; l'incapacità di accettare ciò che non si comprende e l'incomunicabilità che porta alla solitudine, prima spirituale e poi materiale, sono al centro di una pièce graffiante e raffinata, che ci riflette nostro malgrado.

Una stagione elegante, brillante ed intelligente! Così Giorgio Barattolo, Direttore artistico de Teatro della Cometa ha definito la trentesima stagione del teatro di Via del Teatro Marcello.

Dal 29 gennaio al 15 marzo. C’è un teatro che non ha bisogno di stupire per incantare, che riesce a trasferire il respiro di un sogno ad un fatto di cronaca, offerto come una ballata allo spettatore per indurlo ad una riflessione ad ampio spettro su un secolo di storia americana globalizzata. Al centro la dialettica del denaro che da strumento e benedizione diventa ossessione e avidità. Quando il mondo ridotto a mercato, a valore dove tutto ha un’etichetta, soffoca l’identità religiosa e la memoria dei padri a favore della nazionalità che è, ancora una volta, un modo di nominare il mercato. Un lavoro di grande raffinatezza, elegante, dove il togliere arricchisce, dove la cura meticolosa del particolare non è un dettaglio decorativo ma una sottrazione, nella scenografia come nei costumi e perfino nei gesti, nella parola. Tutto diventa stilizzato, eppure caricaturale. Un lavoro orchestrale senza picchi, dove il primo violino si nutre dell’accompagnamento. Magistrale. Compiuto.

Dal 29 gennaio al 15 marzo. Un racconto epico che con passo rituale e inesorabile ci conduce verso un finale già noto: il drammatico crollo di una delle più grandi banche d'America, la Lehman Brothers, che nel 2008 morì definitivamente dopo essere più volte caduta sotto i colpi della finanza speculativa, riuscendo sempre a risorgere dalle proprie ceneri. Un'epopea familiare che ci racconta l'evoluzione del capitalismo americano attraverso il cambio generazionale: dall'economia reale dei tre saggi fratelli Lehman partiti da un piccolo paese della Baviera, alla spavalda economia speculativa delle giovani generazioni che giocano con parole e numeri costruiti su fondamenta di sabbia.

Dal 26 novembre all'8 dicembre. Grande folla davanti al Teatro Strehler per la prima milanese de "La torre d’avorio", che vede Luca Zingaretti nel doppio ruolo di protagonista e regista. Atteso con curiosità dagli habitué del palcoscenico come pure da spettatori del piccolo e grande schermo, tutti sembrano ansiosi di osservare dal vivo un attore che, col suo ruolo di commissario Montalbano, è tra i più amati del momento. Il grande teatro è ormai pieno quando si spengono le luci e si apre il sipario. Non vola una mosca. Ci sono un paio di scrivanie con una giovane donna seduta a quella di sinistra e un divanetto con un uomo semi-addormentato in divisa. Nell’aria la musica inconfondibile della 5° sinfonia di Beethoven, giunta al termine. La signorina spegne il giradischi e sveglia l’uomo, chiamandolo “Maggiore” e chiedendogli perché si fosse addormentato. “Perché la 5° sinfonia di Beethoven mi fa cagare!” è la risposta volgare e violenta che riceve.

Lunedì, 04 Marzo 2013 19:59

La torre d'avorio - Teatro Eliseo (Roma)

La torre d'avorioDal 26 febbraio al 24 marzo. L'insanabile conflitto tra arte e potere, la reciproca influenza ed interferenza, e la complessa determinazione dei labili confini che separano queste due entità mutuamente attrattive rappresentano questioni di intramontabile attualità, tali da assumere proporzioni e valenze drammatiche nelle più atroci contingenze storiche. La pièce di Ronald Harwood, drammaturgo sudafricano naturalizzato inglese tra i più affilati ed originali della scena contemporanea, affronta con incisività questo dualismo sullo sfondo della barbarie del secondo conflitto mondiale, dell'epurazione razziale compiuta con scientifica follia nell'orrore dei campi di concentramento, degli efferati interrogatori condotti al termine della guerra nei tribunali di denazificazione. L'avvincente testo teatrale, sapientemente orchestrato dalla direzione registica di Luca Zingaretti ed impreziosito dall'asciutta traduzione di Masolino d'Amico, viene portato in scena da un'affiatata compagnia di pregiati interpreti, all'interno della quale si stagliano le magistrali prove recitative dello stesso Zingaretti e di un superbo Massimo De Francovich.

TOP