Torna in scena al Teatro India, sua cornice negli ultimi anni, la rassegna “Garofano Verde - scenari di teatro omosessuale” curata da Rodolfo di Giammarco e giunta alla ventiquattresima edizione. In scena dal 28 al 30 settembre quattro reading connotati da una profonda sensibilità per i generi, per le identità, per l’immaginario altro.

Recuperare in dispensa le immortali vicende degli dei dell’Olimpo, con il loro piccante corredo di tempestosi tradimenti, baruffe con i mortali e nascite stravaganti. Lasciarle sobbollire al fuoco vivace della coinvolgente narrazione di Luciano di Samosata, scrittore e retore di origine siriana dalla penna particolarmente arguta e mordace. Insaporire con la speziata regia frutto del connubio perfettamente amalgamato tra lo stile contemporaneo di Massimiliano Civica e la creatività gustosamente popolare dei toscanissimi Sacchi di Sabbia. Servire il tutto ben caldo grazie al ritmo serrato di un quintetto di interpreti - Gabriele Carli, Giulia Gallo, Giovanni Guerrieri, Enzo Illiano e Giulia Solano - dalla sapida vis comica. La prelibata pietanza risultante, ‘Dialoghi degli dei’, ha deliziato la platea romana di ‘Short Theatre 12 - Lo Stato Interiore’ con tutto il fascino, genuino e ad un tempo ricercato, di un teatro artigianale d’altri tempi.

Dal 19 al 23 aprile è andato in scena al Teatro India lo spettacolo Un quaderno per l’inverno, scritto da Armando Pirozzi e interpretato da Alberto Astorri e Luca Zacchini. La regia è curata da Massimiliano Civica, le scene da Luca Baldini e i costumi da Daniela Salernitano.

Tutte le sere quattro cortigiane recitano frammenti dal “Candido” di Voltaire per la loro padrona che chiamano “Madame” e non appare mai in scena. Le donne sono sedute in un giardino fiorito che rappresenta “il più bello dei mondi possibili”. Quando scoprono che Madame viene decapitata, non sanno se ritenersi libere oppure se dovranno aspettarsi di essere assoggettate a un nuovo potere che non sono in grado di ipotizzare. Lo spettacolo, scritto da Magdalena Barile e con la regia di Simona Arrighi e Sandra Garuglieri è andato in scena al Teatro Filodrammatici di Milano dal 2 al 6 novembre.

"Altamente volatile" è una favola nera che racconta a ritmo di commedia la caccia spietata e paradossale ad un capro espiatorio, anarchico e epicureo, colpevole solo di voler godersi la vita, da parte di una umanità sempre meno umana. In dieci brevi quadri il racconto attraversa le buffe e amareggiate esistenze di una trentina di personaggi, distanti nel tempo e nello spazio, disposti a tutto pur di restare avvinghiati al loro sogno di vita. E finendo inevitabilmente per odiare chi di un sogno di vita non sa che farsene.

Lunedì 16 febbraio debutta al Teatro Studio “Eleonora Duse”, ALTAMENTE VOLATILE, saggio del III anno del Corso di Recitazione dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”, diretto da Massimiliano Civica.

Trent’anni di storia 1984-2014/2015 proiettati in avanti, come recita il titolo della presentazione della prossima stagione teatrale, Visioni dal futuro. Un lavoro centrato sul testo non solo contemporaneo ma sulla sua attualizzazione. Il Teatro Argot Studio per la presentazione della stagione in modo originale sceglie di non recitare il Bignami degli spettacoli ma di trasferirne lo spirito, le ragioni e le scelte.

Si apre la terza area tematica della rassegna La Provincia in scena con un affondo sulla nuova drammaturgia, in una rassegna a cura di Rodolfo Di Giammarco al Palladium di Roma. Tre giovani autori, con 3 testi inediti, si mettono a confronto con altrettanti registi, verificando le possibilità sceniche della drammaturgia, in un rodaggio della scrittura che avverrà sul palco.

Massimiliano Civica

Dopo aver diretto allestimenti shakespeariani di assoluto pregio e sfavillante originalità, come “Il mercante di Venezia” che gli valse il Premio Ubu per la miglior regia nel 2008 o il magistrale “Un sogno nella notte dell’ estate” prodotto dal Teatro Stabile dell'Umbria, Massimiliano Civica in “Soprattutto l’anguria” restituisce vividamente sul palcoscenico un testo inedito del drammaturgo contemporaneo italiano Armando Pirozzi. Attraverso un incedere monologante a tratti surreale e cinicamente stravagante, ci addentriamo tra le intricate pieghe del conflittuale rapporto tra due fratelli - magnificamente portati in scena da Diego Sepe e Luca Zacchini - segnato dalle ferite laceranti del passato e da un presente di distanza e assordante silenzio.

Massimiliano Civica

prima nazionale
13 | 14 ottobre 2012 – Teatro Argentina
MASSIMILIANO CIVICA
Soprattutto l’anguria

di Armando Pirozzi
uno spettacolo di Massimiliano Civica
con Diego Sepe e Luca Zacchini
impianto illuminotecnico a cura di Gianni Staropoli
luci a cura di Gianni Staropoli
Romaeuropa Festival 2012 in corealizzazione con Teatro di Roma
si ringrazia Armunia/Festival Inequilibrio
orari spettacolo
13 ottobre ore 21 - 14 ottobre ore 17


giovedì 11 ottobre alle ore 18 alla Casa delle Letterature: primo appuntamento del ciclo di incontri Teatri di Carta
con Massimiliano Civica e Armando Pirozzi, coordina Chiara Valerio
per il ciclo Appena fatto! - Rai Radio3
Antonio Audino incontra il regista domenica 14 ottobre al termine dello spettacolo

 

La collaborazione tra il Teatro di Roma e Romaeuropa Festival 2012 continua con il debutto in prima assoluta di Soprattutto l’anguria di Massimiliano Civica, il 13 e 14 ottobre al Teatro Argentina, un testo di Armando Pirozzi dai tratti surreali e cinicamente grotteschi.
Lo spettacolo affronta il complicato tentativo di un uomo di ristabilire un dialogo con il proprio fratello; un dialogo fatto dai discorsi dell’uno e dai silenzi in cui l’altro si rinserra tra ricordi e buchi neri della coscienza per scandire una pulsazione ineluttabile, dove un universo surreale rischia di divenire specchio del presente.
La forte dimensione teatrale del testo di Pirozzi, fatta di parole e silenzi che chiamano la scena, ha attratto Civica che per questa mise en scéne punta a pochi ed essenziali elementi scenografici, ritrovando due attori come Diego Sepe e Luca Zacchini. Un lavoro sul testo e nel testo, dove la frase, il discorso e la sua assenza tornano a trovare peso e spazio.
Sul palcoscenico emerge sempre più evidente la difficoltà della relazione fra i due fratelli attraverso l’ostinato silenzio dell’altro, che trasforma questo tentativo in un paradossale monologo in cui, lentamente, anche se mai in modo esplicito, si comprendono quali siano i profondi motivi dell’uno per continuare a parlare e i profondi motivi dell’altro per insistere nel silenzio. E così, mentre la fantasia del primo prova e riprova a costruire percorsi più o meno immaginari, e a definire o a negare le gigantesche differenze che contraddistinguono le persone che costituiscono un nucleo familiare, il silenzio dell’altro diventa sempre più un silenzio necessario, una impossibilità di dire, che affonda nel dolore più antico e vero le su radici, e che non ha mai davvero parole per esprimersi. E pare quasi che, se dentro quella cascata di parole non può che rivelarsi un livore e un’amarezza che per poco non sconfina nell’odio, forse proprio quel proteggersi dalla risposta, da qualsiasi risposta, nasconde ancora una scintilla, se non d’amore, almeno di quella nostalgia di un antico affetto che è la più schietta emozione che resiste nel confronto tra le persone. E forse questa emozione aleggia nel silenzio che alla fine sommerge i due afflitti fratelli, ormai chiaramente incapaci di sfondare il muro che li separa, ma forse ancora in grado di essere partecipi di un turbamento che riecheggia qualcosa di più grande di loro.

 

Fonte: Ufficio stampa Teatro di Roma

 

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