Lunedì, 24 Dicembre 2018 13:38

7 Anni - Teatro Argot Studio (Roma)

Al Teatro Argot Studio di Trastevere è andato in scena “7 Anni” di José Cabeza e Julia Fontana, con la regia di Francesco Frangipane e la traduzione di Enrico Ianniello. Giorgio Marchesi, Massimiliano Vado, Pierpaolo De Mejo e Serena Iansiti incarnano quattro soci di un’azienda di successo ed affermata, che si trovano costretti a decidere chi dovrà prendersi la colpa per un crimine commesso e scontare una pena di sette anni di carcere. Solo uno dovrà sacrificarsi per il bene dell’impresa, assumendosi ogni sorta di responsabilità. Così facendo salverebbe anche gli altri soci, liberandoli da qualsiasi imputazione e negligenza. Una matassa che sarà decisamente difficile sbrogliare…

La presentazione della nuova stagione teatrale Argot Studio 2016/2017, dal titolo evocativo, “La felicità è una cosa semplice”, testo originale con il quale si è aperta la conferenza stampa, racconta lo stile di questo spazio, una residenza e laboratorio per chi vi lavora come hanno sottolineato Tiziano Panici e Francesco Frangipane, direttori artistici Argot Studio. Nello spirito del teatro un’ampia offerta formativa e di laboratori e una stagione teatrale articolata tra classici riscritti, “classici contemporanei” di “lunga durata”, e programmazioni per un fine settimana per compagnie giovani o nuove nel panorama romano.

Dal 19 al 21 febbraio. "Dall’alto di una fredda torre" è probabilmente il testo più maturo di Filippo Gili, portato in scena con la regia di Francesco Frangipane, secondo episodio della "Trilogia di Mezzanotte" attualmente in programma al Teatro dell’Orologio di Roma. Gili torna sull’intreccio tra vita e morte, sul gioco del destino, partecipando al dramma etico e psicologico dei personaggi con una singolare capacità di astrazione da ogni giudizio morale. Un testo crudele, più armonico dei precedenti, dove la dinamica della vita è dramma nel senso etimologico, azione, dell’anima prima che dei comportamenti, tragedia per lo più con accenti da commedia. A tratti magistrale l’interpretazione degli attori, con una spontaneità studiata che non si ha neppure nella vita reale.

Dal 19 gennaio al 14 febbraio. Nell’ambito dei percorsi monografici della stagione Cambiamento Reale del Teatro dell’Orologio va in scena la Trilogia di Mezzanotte, composta dai tre spettacoli scritti da Filippo Gili e diretti da Francesco Frangipane. Come in un viaggio a ritroso attraverso il lavoro di Gili e Frangipane, che hanno così iniziato nel 2011 il loro sodalizio artistico, la trilogia si apre con il nuovo e ultimo capitolo, che debutta in prima nazionale: L’ora accanto.

Venerdì, 23 Ottobre 2015 17:50

Il Misantropo - Carrozzerie | n.o.t. (Roma)

Dal 15 al 18 e dal 22 al 24 ottobre. Francesco Frangipane propone una sua rivisitazione de “Il Misantropo” di Molière, testo attualissimo, in quanto indaga le intramontabili fragilità della comunità umana. “Un palcoscenico vivente in cui tutti i personaggi esibiscono i propri esperimenti riusciti, trucchi smascherati e acrobazie maldestre proprie dell'arte del vivere sociale. Una meravigliosa occasione per raccontare la società in cui viviamo e per mettere in mostra vizi e virtù dell’uomo attraverso le mille pieghe dell’animo umano.”

Domenica, 26 Aprile 2015 17:14

Amleto - Teatro Comunale Ridotto (L'Aquila)

Una riscrittura prima che una rilettura, asciugata, depurata, spogliata di ogni ornamento che rischi il decorativismo. Filippo Gili si concentra sulla parola e gioca tutte le componenti dello spettacolo, assottigliandole ma affilandole allo stesso tempo, per tagliare la ridondanza. Il suo Amleto non è attualizzato; è attuale perché coglie l’universale e lo spettacolo scuote perché ha una forza interiore che non ha bisogno di vestirsi di potenza. La mano della regia, senza schiacciare l’interpretazione, guida e disegna la trama, plasma gli interpreti e si vede. Si riconosce senza tentennamenti. Ne esce un lavoro armonico con una parola molto lavorata, ruminata dagli attori, che alla fine convincono perché sono convinti. Hanno interiorizzato il messaggio e lo vivono nell’azione non frontale. Il pubblico è immerso nello spettacolo che si muove con continuità tra platea e palcoscenico, senza semplici incursioni, né ammiccamenti, e neppure strattonando lo spettatore.

Con l’occasione del debutto dell’"Amleto” a Montalto di Castro, nel teatro che fa parte del circuito dei teatri regionali, abbiamo incontrato nuovamente il regista Filippo Gili per un viaggio dietro le quinte e nei laboratori di un artista. «E’ un progetto che nasce con Daniele Pecci. Quando Daniele mi ha chiesto se volevo curare la regia di un Amleto con lui protagonista, è stato come ritrovarsi un ombrello sotto la pioggia. Era quello che attendevo. Ed è quello che abbiamo cercato di fare. Mettere un ombrello sotto le infinite chance di una lettura di un testo infinito. Un ombrello che copra una sola parte di mondo, il palcoscenico della rappresentazione, ma spoglio di letture forzate, unicamente teso al gioco di analizzare perché, all’alba del ‘600, nacque un uomo che vide il mondo uscire dai suoi binari.»

Nella cornice trasformata per l'occasione del Teatro Argot, Filippo Gili porta in scena il suo personale "Sistema Cechov", un mese in compagnia di alcuni dei personaggi più amati del grande drammaturgo russo: dal martedì al giovedì le “Tre sorelle” e dal venerdì alla domenica “Il gabbiano” ci ingloberanno nel loro mondo caotico ma statico, in cui tutto accade ma nulla cambia.

Venerdì, 02 Maggio 2014 10:06

Porte Chiuse - Teatro Argot Studio (Roma)

Dal 22 aprile al 4 maggio. Torna in scena al Teatro Argot Studio, nell'ambito della stagione "Prove di volo", lo spettacolo "Porte Chiuse", tratto dalla celebre opera teatrale di Jean-Paul Sartre del 1944 "Huis Clos", emblematica sintesi dell'esistenzialismo ateo che rappresentò uno dei tratti distintivi della riflessione filosofica dell'autore. La traduzione e la regia di Filippo Gili restituiscono inalterate le atmosfere claustrofobiche e la complessità delle dinamiche relazionali che uniscono e contrappongono i protagonisti della pièce, magistralmente interpretati da Pier Giorgio Bellocchio, Vanessa Scalera, Liliana Massari e Massimiliano Benvenuto.

Un giovane uccide la madre, con la sorella complice, e nell’assenza del padre. E’ una storia che Euripide raccontava 2.500 anni fa nel Teatro Greco; fatalmente una storia molto simile la raccontava 48 anni fa Marco Bellocchio al cinema. Ecco perché Marco Bellocchio fa i conti con l’Oreste di Euripide: così il mito antico della tragedia euripidea si confronta e si (con)fonde con il mito moderno de “I pugni in tasca”.

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