Appuntamento ormai irrinunciabile quello con "TREND nuove frontiere della scena britannica", la rassegna curata da Rodolfo di Giammarco che ormai da quindici anni accompagna l'autunno romano con il meglio della drammaturgia contemporanea d'oltremanica. Quindici titoli, due mesi consecutivi di programmazione per sperimentare fino in fondo le parole, i silenzi, i contatti umani, per raggiungere un senso o un inquietante vuoto di senso.

La contemporaneità non può che essere acchiappata per frammenti. Finiti i bei tempi in cui Pico della Mirandola o Marsilio Ficino, pur sprovvisti di Google Maps, avevano delle capocce talmente grandi da contenervi dentro tutta una visione globale del mondo. Del resto non tutti i mali vengono per nuocere: se anche noi, come gli intellettuali rinascimentali sopra citati, possedessimo delle antenne ricetrasmittenti così potenti, il paesaggio che si parerebbe davanti ai nostri occhi non sarebbe dei più allegri. Ma non c'è di che essere pessimisti, ragazzi: finché al mondo ci sono persone come il drammaturgo inglese Martin Crimp e i giovani del Simposio - che con lucida ironia raccontano le storture dei tempi nostri - l'effetto è catartico, per gli attori come per gli spettatori: i primi si liberano dei fantasmi angosciosi muovendosi in scena; i secondi, seguendo le loro spericolate peripezie sul palco.

In scena fino al 23 novembre "Frammenti di contemporaneità (Meno emergenze)": un'esperimento interessante, che vale la pena di essere vissuto anche solo per la sua scenografia accattivante, evocativa, luminosa ma al tempo stesso cupa, perchè angoscianti sono i personaggi e le storie che si sviluppano all'interno di un recinto di luce, fatto di cubi luminosi e luci tubulari al neon che delimitano l'agire degli attori-animali in cattività. Una scena che piano piano si espande, arrivando ad includere il pubblico stesso fino, addirittura a recintarlo a sua volta, senza via d'uscita, alla fine dello spettacolo. Con questa resa registica Francesco Leschiera e Chris White hanno saputo rappresentare in maniera eccellente le contraddizioni e le psicosi della società occidentale che Martin Crimp esprime nei suoi testi con un approccio quasi Pinteriano. In questo piccolo spazio scenico si iper-intensifica l'esplosione della contraddizione tra il senso di totale controllo che la società occidentale vuole e crede di avere sulle proprie vite e lo sconcerto nel constatare che seguire le regole non è sempre di aiuto anzi, quasi mai.

Giovedì, 29 Novembre 2012 20:02

The Country - Teatro Eliseo (Roma)

Dal 27 novembre al 16 dicembre. Nell’atto unico “The Country” il drammaturgo inglese Martin Crimp, contraddistinto da un linguaggio affilato e cerebrale e da una acutissima capacità di disamina critica della società contemporanea, ritrae le atmosfere asettiche ed inquietanti di un acuminato interno borghese infestato da tormentate dinamiche sentimentali. Mistero ed ambiguità dominano il torbido triangolo portato in scena da Laura Morante, Gigio Alberti e  Stefania Ugomari Di Blas, con la direzione registica attenta e minimalista di Roberto Andò. Dolore soffocato, efferato cinismo, dissoluzione dei più viscerali legami familiari, annientamento dei rassicuranti equilibri conformisti e benpensanti, esplodono in una pièce dal fascino conturbante, intepretata con misura e carisma dai tre protagonisti, generosamente e totalmente al servizio del testo.

Tenero + Crudele

Dal 25 Febbraio al 20 Marzo. Martin Crimp, insieme alla compagnia e al regista Antonio Syxty, incontra il pubblico nella sala La Cavallerizza. Lo spazio è gremito di curiosi e giornalisti. Crimp descrive con molto humour la sua speciale analisi del testo.

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