Domenica, 09 Novembre 2014 11:51

Troiane - Teatro Frigia (Milano)

Forza. Dignità. Passione. All’apparenza semplici parole. Nero su bianco. Ma queste parole pretendono ed ottengono una propria vita nei corpi di Ècuba, Cassandra, Andromaca e nel Coro, portavoce di questo popolo travolto dal volere della sorte che “si comporta come i dementi, a scatti inconsulti”. Rabbia, Vendetta, Empietà a loro volta si personificano nei corpi di Menelao, Taltìbio ed Elena. Impresa ardua per gli attori non farsi travolgere dall’enfasi, inizialmente a tratti è una tentazione forte che viene con sapienza ripudiata.

Testo non certo teatrale, che appartiene al linguaggio della filologia oppure della filosofia, fu scritto da un uomo vissuto tra la fine del 1400 e i primi del 1500 che, dopo la pubblicazione del suo testo, cominciò ad assistere ai roghi delle streghe, anche se non esiste alcun nesso tra le due cose se non un mero fatto di cronaca. Sto parlando de L’elogio della follia e di Erasmo da Rotterdam, un orfano sfruttato dai tutori che entrò in seminario semplicemente per tirare a campare ma che studiò molto, quanto basta per capire che molti cosiddetti uomini dotti in realtà non sapevano molto e producevano solamente confusione, non essendo in grado per esempio di comprendere il greco mentre ne spiegavano alcuni tra i massimi testi anche per motivi religiosi. Siamo al Teatro Libero di Milano che, dal 21 al 30 marzo, ha ospitato la compagnia diretta da Claudia Negrin e Michele Bottini, i quali hanno escogitato un sistema molto divertente e interessante, oltre che ben fatto, per reinventare su un palcoscenico alcuni tra i momenti migliori di quel testo antico e sempre attuale, impiantandovi alcuni sapori di Pirandello, Shakespeare e altri autori con effetti notevoli.

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