Sul palcoscenico del Teatro Argentina, la celebre regista britannica Katie Mitchell porta in scena la sua prima opera in lingua francese, “La maladie de la mort”, uno spettacolo tratto dall’omonimo racconto di Marguerite Duras. Un abisso psicologico fra uomo e donna, misterioso, inquietante, desolato e lancinante. La Duras racconta anime perdute, destinate ad affannarsi senza mai poter, voler davvero neanche lontanamente sfiorarsi.

“Ballano, cantano, senti che brivido…questa è la vita fantastica di St. Tropez” cantava Peppino Di Capri facendo sognare intere generazioni sulle estati da brivido nella magnifica cornice del mare francese. Erano anni in cui la vita era dolce, la ricca borghesia in ascesa dava sfoggio dei simboli del proprio benessere: macchine sportive, case confortevoli, lunghe vacanze nelle spiagge più eleganti, abiti di classe, gite a Cannes, domestici in casa, puntate al casinò. L’esistenza scorreva placida, senza preoccuparsi di politica e di denaro, tra una vacanza al mare e l’altra i mariti facevano affari e le donne si occupavano della casa e dell’educazione dei figli. In mezzo ad un mare di tradimenti, scappatelle e piccole infelicità coniugali. In questa cornice si svolge la vicenda di Suzanna Andler, nata dalla penna di Marguerite Duras, nella traduzione di Natalia Ginzburg, messa in scena al Teatro Litta di Milano dal regista Antonio Syxty. Ne sono protagonisti Caterina Bajetta, Guglielmo Menconi, Elisabetta Scarano, Pietro De Pascalis, Maurizio Salvalalio e Gaetano Callegaro.

TOP