Dal 29 gennaio al 15 marzo. C’è un teatro che non ha bisogno di stupire per incantare, che riesce a trasferire il respiro di un sogno ad un fatto di cronaca, offerto come una ballata allo spettatore per indurlo ad una riflessione ad ampio spettro su un secolo di storia americana globalizzata. Al centro la dialettica del denaro che da strumento e benedizione diventa ossessione e avidità. Quando il mondo ridotto a mercato, a valore dove tutto ha un’etichetta, soffoca l’identità religiosa e la memoria dei padri a favore della nazionalità che è, ancora una volta, un modo di nominare il mercato. Un lavoro di grande raffinatezza, elegante, dove il togliere arricchisce, dove la cura meticolosa del particolare non è un dettaglio decorativo ma una sottrazione, nella scenografia come nei costumi e perfino nei gesti, nella parola. Tutto diventa stilizzato, eppure caricaturale. Un lavoro orchestrale senza picchi, dove il primo violino si nutre dell’accompagnamento. Magistrale. Compiuto.

Dal 29 gennaio al 15 marzo. Un racconto epico che con passo rituale e inesorabile ci conduce verso un finale già noto: il drammatico crollo di una delle più grandi banche d'America, la Lehman Brothers, che nel 2008 morì definitivamente dopo essere più volte caduta sotto i colpi della finanza speculativa, riuscendo sempre a risorgere dalle proprie ceneri. Un'epopea familiare che ci racconta l'evoluzione del capitalismo americano attraverso il cambio generazionale: dall'economia reale dei tre saggi fratelli Lehman partiti da un piccolo paese della Baviera, alla spavalda economia speculativa delle giovani generazioni che giocano con parole e numeri costruiti su fondamenta di sabbia.

La crisi in Europa e nel nostro Paese ha sviluppato una tendenza pericolosa: quella di appiattirsi su dati, statistiche e valutazioni puramente numeriche, dimenticando le ripercussioni sociali che misure economico-finanziarie di austerità possono avere sulla qualità della vita dei cittadini. Nel settore culturale poi, ciò è dannoso perché l’autonomia finanziaria dei soggetti culturali preserva la loro autonomia progettuale; che poi è necessaria a promuovere l’eccellenza culturale di una città; che a sua volta contribuisce a forgiare l’identità della città stessa, coinvolgendo cittadini ed imprese. Insomma, investire in cultura vuol dire tessere una serie di legami tra i vari attori sociali, culturali ed economici che, stimolando la sensibilità culturale della cittadinanza, rendono più fertile il suo tessuto economico e sociale.

Giovedì, 17 Aprile 2014 21:01

Pornografia - Teatro Argentina (Roma)

Luca Ronconi porta in scena al Teatro Argentina di Roma “Pornografia”, trasposizione teatrale dell’omonimo romanzo dello scrittore polacco Witold Gombrowicz (1904-1969), pubblicato in Argentina nel 1960. La storia, ambientata in Polonia, racconta le avventure di due signori di mezza età, Witold e Federico, che fuggendo dalla guerra che imperversa a Varsavia, si rifugiano in una villa fuori città. Tra gli ospiti, una coppia di adolescenti (Enrichetta e Carlo) che, a loro giudizio, non possono non essere legati da un’attrazione reciproca. I due giovani hanno però il prezioso piacere di ignorarsi. I due amici, quindi, esasperati da tale interposta bramosia, si danneranno scientificamente per farli finire l’una nelle braccia dell’altro, arrivando, in ultima speme, a spingerli alla complicità in un assassinio.

“Non aspettatevi troppo da un titolo come PORNOGRAFIA perché neppure quest’anno verrò meno alla mia consueta morigeratezza …”, ammonisce il grande maestro della scena teatrale Luca Ronconi che ritorna sul palcoscenico del Teatro Argentina dal 9 al 17 aprile, firmando la regia del romanzo dello scrittore polacco Witold Gombrowicz.

Lunedì, 03 Febbraio 2014 20:14

Celestina - Piccolo Teatro Strehler (Milano)

Dopo Il Panico di Rafael Spregelburd, Premio Ubu 2013 per il migliore spettacolo dell’anno, Luca Ronconi torna a un classico, sempre con infaticabile curiosità e desiderio di “indagare” un testo dalle mille sfaccettature. Celestina, laggiù vicino alle concerie in riva al fiume, nuova produzione del Piccolo, rimarrà in scena al Teatro Strehler per oltre un mese, da giovedì 30 gennaio al primo marzo, con un grande cast. Tratto dal capolavoro del Cinquecento spagnolo di Fernando de Rojas, dai critici definito “romanzo dialogato in ventuno capitoli e un prologo”, grazie al lavoro di “drenaggio” operato dal drammaturgo canadese Michel Garneau, Celestina approda alla scena in una versione che esalta e valorizza il fascino dell’originale. La traduzione in italiano è di Davide Verga.

Mercoledì, 10 Aprile 2013 18:36

La Modestia - Teatro Argentina (Roma)

Dal 9 al 14 aprile approda al Teatro Argentina la riscrittura in chiave contemporanea di uno dei sette vizi capitali, declinato e ribaltato nella quotidianità delle identità individuali e dei valori collettivi, "La modestia" del drammaturgo argentino Rafael Spregelburd che la regia di Luca Ronconi porta sotto i riflettori del palcoscenico per restituirci il ritratto di una società in disfacimento. Quasi tre ore di narrazione senza sosta, in un vortice di sdoppiamenti che si riannodano per rincorrersi e perdersi di nuovo, eppure il tempo scorre. La mano del regista ha il taglio giusto, con un ritmo che non si riesce nemmeno a capire perché ma funziona. In un mondo che va per immagini, sintesi e semplificazioni, qui nell’immobilità apparente dello stesso interno borghese tutto è metafora con un intricato aprirsi di mondi infiniti alla Borges. Eppure la leggibilità resta perché la sensazione colpisce chiara. Pièce sarcastica sull’allegoria della Modestia che, affermandosi spudoratamente fino a dichiararsi il titolo di un romanzo il cui autore nega di esserne l’artefice – per modestia appunto – si nega per ribaltarsi nel suo opposto: la Superbia, uno dei sette vizi capitali della Eptalogia di Spregelburd, ispirata all’opera del fiammingo Hieronymus Bosch. Magistrale l’interpretazione degli attori, quattro per otto ruoli. Mirabile Maria Paiato che si conferma regina dei ruoli strazianti e stranianti che raccontano il dolore dell’anima e l’incomprensione altrui.

Dal 9 al 14 aprile approda al Teatro Argentina la riscrittura in chiave contemporanea di uno dei sette vizi capitali, declinato e ribaltato nella quotidianità delle identità individuali e dei valori collettivi, La modestia del drammaturgo argentino Rafael Spregelburd che la regia di Luca Ronconi porta sotto i riflettori del palcoscenico per restituirci il ritratto di una società in disfacimento.

Venerdì, 22 Marzo 2013 21:58

In cerca d'autore - Teatro India (Roma)

Dal 2 al 28 marzo. L'inconfondibile impronta creativa di uno dei più carismatici maestri del teatro italiano, sostanziata di solida padronanza tecnica e lucida capacità di addentrarsi nei meandri dei testi drammaturgici classici smembrandoli dalle fondamenta e reinventandoli con originalità, si confronta col capolavoro metateatrale pirandelliano, quei "Sei personaggi in cerca d'autore" che da ormai quasi un secolo infestano i palcoscenici col loro tragico coacervo esistenziale. Luca Ronconi presenta in forma di studio al Teatro India l’esito finale del progetto laboratoriale triennale, condotto presso il Centro Teatrale Santacristina e frutto della collaborazione con la romana Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”; un profondo lavoro di analisi, destrutturazione e rielaborazione del testo che abbandona ogni confortante pretesa di realismo per sprofondare nella psiche dell’autore, restituendo una visione opalescente dei suoi fantasmi, così come della sua concezione filosofica e della sua cifra stilistica.

Dal 5 al 28 marzo il Teatro di Roma presenta RONCONI ROMA 1994 | 1999, un omaggio al grande maestro del teatro italiano che l’8 marzo compie 80 anni e sessant’anni di carriera in palcoscenico, da quando nel marzo del 1953 esordì come attore al Teatro Valle nei Tre quarti di luna di Luigi Squarzina.

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