Dopo il recente trionfo al Teatro Aleksandrinskij di San Pietroburgo, salutato da sette minuti di applausi, giunge a Roma Il Giardino dei ciliegi di Cechov con la regia di Luca De Fusco, in scena dal 3 al 15 novembre al Teatro Quirino. Uno spettacolo raffinato, dove la stilizzazione consente una modernizzazione accettabile della vicenda di una famiglia nobile decaduta sullo sfondo del fermento pre-rivoluzionario russo, che diventa metafora di ogni rivoluzione, abbracciando sia il tempo che passa e la vecchiaia che avanza, sia un cambiamento di paradigma privato o collettivo. Il clima della storia è sospeso in una dimensione quasi fiabesca e universale (forse questo il senso della traduzione in napoletano e di un’ambientazione che potrebbe essere mediterranea). Interpretazione corale convincente.

Sono 15 i percorsi che compongono la nuova Stagione di Progetti del Teatro di Roma, riconosciuto dal MiBACT Teatro Nazionale: 95 spettacoli complessivi, di cui 19 produzioni, 7 prime nazionali, 676 alzate di sipario. Un’offerta che può apparire eccessiva, ma è una messe necessaria, strutturata in capitoli che hanno ciascuno il proprio senso e la propria ragione. Un processo già attivato dalla passata stagione che, attraverso un “cantiere” articolato in progetti e percorsi, ha rilanciato il Teatro della Capitale come luogo “plurale” e di tutti. In questa ottica di teatro della città e di città nel teatro, il direttore Antonio Calbi e il presidente Marino Sinibaldi presentano la Stagione di Progetti 2015/2016, vivace, articolata e multidisciplinare, con un percorso di 12 mesi di continua attività offerta tutti i giorni, a tutte le generazioni di pubblico e con più proposte quotidiane.

È stata presentata, in anticipo rispetto a tutti gli altri teatri di Roma, la stagione 2015/2016 del Teatro Quirino Vittorio Gassman. Geppy Gleijeses, co-direttore artistico e presidente della società che gestisce il Teatro, accoglie i suoi ospiti - giornalisti, attori, registi, e addetti ai lavori presenti in sala -  vestito in abito completamente bianco, a voler far risaltare all’occhiello, in contrasto, una rosa vermiglia: il simbolo scelto per la stagione che sta per presentare.

Mercoledì, 19 Febbraio 2014 21:07

Antonio e Cleopatra - Teatro Carcano (Milano)

Dal 13 al 23 febbraio. Al Teatro Carcano di Milano, Luca Lazzareschi e Gaia Aprea sono Antonio e Cleopatra, statuari, immortali, bravissimi protagonisti di un’opera dai mille spazi e dalle mille ambiguità. La regia di Luca De Fusco, ha voluto un allestimento privo di monumentalismo , per rendere centralità alla parola di Shakespeare, che emerge chiara, lucente anche quando solo evocativa, o falsa, grazie anche alla minuziosa traduzione di Gianni Garrera. E’ la parola che precede i drammi dei personaggi. La scena si apre sul mausoleo di Cleopatra, illuminato e imponente e si chiude sullo stesso, in ombra e funereo, pronto ad inghiottire i corpi senza vita di Antonio e Cleopatra; quasi che quella sfrenata e incessante aspirazione all’assolutezza dei due protagonisti, sia intrisa, sin dall’inizio, di morte; l’unica, forse, capace di portare compiutezza nella frammentazione umana.

Domenica, 16 Febbraio 2014 16:43

Antonio e Cleopatra - Teatro Eliseo (Roma)

Dopo il debutto al Napoli Teatro Festival Italia dello scorso giugno, approda al Teatro Eliseo il nuovo spettacolo del regista partenopeo Luca De Fusco. In una ricercata, suggestiva e sapientemente calibrata commistione tra prosa shakespeariana, suggestioni cinematografiche, pregiato accompagnamento musicale e repentine incursioni coreutiche, rivive la tragedia storica dedicata alle tormentate vicende che, agli albori della stagione imperiale romana, videro acerrimamente contrapposti i due triumviri Marco Antonio e Cesare Ottaviano, il primo dei quali ammaliato dalle venefiche arti seduttive della regina d'Egitto Cleopatra. Due protagonisti di straordinaria potenza interpretativa, Luca Lazzareschi e Gaia Aprea, impreziosiscono un progetto teatrale che rifugge dal monumentalismo ed esotismo insiti nel testo originale, per ricercare attraverso un'inedita sintesi tra intuizioni registiche, scenografiche e sonore un linguaggio espressivo indiscutibilmente moderno, asciutto ed essenziale.

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