Grande show live del gruppo che, album dopo album, va sempre più confermandosi come la rock band italiana per eccellenza: un ottimo biglietto da visita per il nuovo album “I milanesi ammazzano il sabato”.

I Jion sono stati tra i protagonisti della “Ubix Rock Night” nello storico locale “Stazione Birra”. Hanno aperto i battenti per presentare una manciata di brani del loro repertorio (dagli Ep “Testing The Ground” e “One To One”) più tre inediti.

 

 

 

 

I Jion sono stati tra i protagonisti della “Ubix Rock Night” (Ubix è un freepress di musica e cultura moderna) nello storico locale “Stazione Birra”, attivo ormai da dieci anni.

La serata ha visto esibirsi tre band accomunate, più che dal sound, dal temperamento delle leader: insomma, una serata rock tutta al femminile.

Prima di lasciare spazio a Godyva e 3rd Room, i Jion hanno aperto i battenti per presentare una manciata di brani del loro repertorio (dagli Ep “Testing The Ground” e “One To One”) più tre inediti.

I Jion sono una band di Roma formata nel 2003 e il nome Jion in Karate è un katà, ovvero un insieme di movimenti codificati che significa fortezza. Dopo vari cambi di line-up e dopo la defezione dello storico chitarrista Maurizio Frangella, la band pare abbia trovato un suo equilibrio, grazie anche a Veronica De Andreis, leader indiscussa e voce del gruppo.

Dopo aver collaborato con Gufetto in due edizioni del M.E.I, fa sempre piacere ascoltare live una band che è davvero maturata nel tempo. Una band che la cui evoluzione e identità musicale è sempre in fermento, e dove il lavoro e la continua ricerca stilistica sono un vero e proprio must. Oggi come oggi i Jion propongono un indie rock né scontato né banale. Una band originale, lontana dall’esser clone di cloni di mille altri cloni.

Forse un po’ Placebo e un po’ Cranberries più sanguigni, i Jion hanno aperto il live con “Porn Queen”, uno dei tre brani inediti. La direzione del nuovo sound va verso un uso più considerevole di elettronica, coadiuvata per ora dalla sola chitarra della De Andreis. Batteria su di giri e portentosi lavori di basso, che a conti fatti dirige le regole del gioco.

Completamente riarrangiate sono state “Opinion” e “Never Change Yourself”, tratte da “One To One”. E’ il secondo brano che però rende benissimo nel suo nuovo involucro e che sta dando molte soddisfazioni al gruppo. Infatti è andato on-air in una radio tedesca, riscuotendo un discreto successo.

“Something Good” è la ballata che non ti aspetti, mentre “Closer” (altro brano inedito) è candidato a diventare il loro nuovo fiore all’occhiello.

Ancor più curata è la voce di Veronica De Andreis, che si lascia spesso trasportare dai momenti musicali più aggressivi.

I Jion idealmente ripartono da qui. Stazione Birra, destinazione in capo al mondo.

 

 

 

 

Scaletta:

Porn Queen

Plastic

Opinion

Closer

Never Change Yourself

Something Good

What Am I Doing Here?

 

 

JION sono:

Veronica De Andreis: vocals, guitar

Pierluigi Tomassi: bassguitar, effects

Angelo De Prosperis: drums, percussion

 

 

 

ARTICOLO DI: Ilario Pisanu

SUL WEB: MySpace Jion - Jion- UBIX - Stazione Birra

Il monello del rap italiano fa tappa a Roma per un doppio appuntamento live al Circolo degli Artisti. Fabri Fibra presenta sul palco i suoi successi e i brani del nuovo Cd “Bugiardo”. Sul palco Big Fish ai piatti e Vacca alle liriche.

 

 

 

In un gremito Circolo degli Artisti, Fabri Fibra ha portato le sue rime sul palco, la sua sfrontatezza e il suo appeal.

In una scenografia con pannelli rotanti e luci colorate, quasi robotiche, il bel Fibra snocciola la sua grinta e le sue rime al vetriolo, con il fondamentale supporto di Vacca al microfono.

L’aria gasatissima della serata esplode con “Questo è il nuovo singolo”, con la martellante e ironica “Tu così bella non ce l’hai” e con i “vaffa” che Fibra incita dopo il brano “In Italia”: “Dite Vaff****lo scemo!”

“Bugiardo” guadagna punti con la versione dal vivo, con i campionamenti della parola “bugiardo” che Fish ripropone in diverse occasioni.

“Quanti di voi guardano la TV? Mi avete visto in TV? Sicuri che ero io e non un sosia? Sanremo l’avete visto? Io e Fish l’abbiamo visto. L’anno prossimo voglio andare a Sanremo…”

Bugiardo!

Questo è il discorso che introduce “Andiamo a Sanremo” (tratta dall’ultimo disco), Fabri Fibra poi continua: “Il figo dei concerti sono le mani in alto”. Parte “Applausi per Fibra”, la sua hit più famosa.

Fighissima l’esecuzione di “Arrivano”: “Hai capito? Gli artisti italiani, la musica italiana, sta benissimo scoppia di salute. Sono le etichette discografiche quelle nella merda. Credimi, gli artisti ci provano, ci riprovano, ritornano. E più ne butti giù e più ne arrivano…”

Dopo l’ottima e martellante “Cento modi per morire”, con tanto di guest sul palco, arrivano altri due bei pezzi nuovi: “Sempre io” e “La soluzione”, che infiammano gli animi.

Fabri urla un “vi amo!” (anche io) e prima di uscire dà un cinque a tutti i ragazzi in prima fila.

Qualche secondo e torna sul palco per regalarci “Un’altra chance” e un breve assaggio di “Mal di stomaco”.

Prima di uscire definitivamente ci regala un messaggio: “Vorrei essere un vostro fan a un vostro concerto”.

Bugiardo!

Il live di Fabri Fibra è stato breve ma intenso. Alta partecipazione, lingua biforcuta, sex appeal sul palco. Le canzoni presentate sono state quasi totalmente tratte dagli ultimi Cd, anche se il grande brano assente è stato “La Posta di Fibra”.

Peccato che il buon Fabri a tre quarti di concerto abbia perso decisamente la voce.

Ma è una cosa che gli si perdona.

Inchini, baci, abbracci. E applausi per Fibra.

 

 

 

 

 

Scaletta:

 

Intro

Cattiverie

Questo è il nuovo singolo

Questa vita

 

Hip Hop

Su le mani

Tu così bella non ce l’hai

 

Vaffanculo scemo

Io non ti invidio

In Italia

Il più pazzo

 

Bugiardo

Andiamo a Sanremo

La colpa

 

Applausi per Fibra

Arrivano

Potevi essere tu

Cento modi per morire

 

E’ un tuo problema

Che cazzata

Sempre io

La soluzione

Outro

 

1st encore:

Un’altra chance

Mal di stomaco

 

 

 

 

Articolo di: Ilario Pisanu

Sul web: www.fabrifibra.it

Dopo il live insieme a Marco Parente col progetto Proiettili Buoni, l’eclettico Paolo Benvegnù torna nella capitale per presentare dal vivo i brani del nuovo, bellissimo, disco “Le labbra”.

 

 

 

 

Dopo il live al Traffic insieme a Marco Parente col progetto Proiettili Buoni (leggi il mio live report su Rockshock.it) l’eclettico Paolo Benvegnù torna nella capitale per presentare dal vivo i brani del nuovo disco “Le labbra”.

In un affollato Circolo degli Artisti, Paolo Benvegnù si presenta in cravatta rossa e con un nuovo taglio di capelli (che fa molto Andy dei Bluvertigo) per eseguire dal vivo le nuove canzoni di “Le labbra”, ultima fatica discografica che segue di qualche mese l’Ep “14-19” (un concept album su una storia sentimentale).

Carico e carismatico come sempre (ma meno logorroico del solito) Benvegnù apre il concerto con “La schiena” brano di apertura del nuovo disco. Sensibilità e magia che non possono trovare espressione migliore: “E’ così che ogni goccia di me scava la tua schiena lentamente… / E’ così che ogni goccia di te scava la mia schiena lentamente”.

Addirittura i primi sei brani sono tratti da “Le labbra”, un disco fisico e mentale allo stesso tempo. Così, insieme a “La peste” e “Il nemico”, Paolo presenta due delle creature più belle di questo lavoro: “Amore santo e blasfemo” (“Il mio amore santo è blasfemo/ Perché ha toccato gli angeli/ Il mio amore sacro è lontano”) e “La distanza”, dal ritmo più sostenuto e aggressivo.

Chitarre indie che tagliano in due l’aria, che creano vortici dolci e drammatici con l’ausilio del piano, del contrabbasso e del violoncello. Sulle pareti laterali della sala, immagini live della serata e filmati che si alternano freneticamente o dolcemente.

“Cerchi nell’acqua” (tratta da “Piccoli fragilissimi film”) è magica come sempre, che introduce “Jeremy”, “Sintesi di un modello matematico” e “Cinque secondi”, sempre tratte dall’ultimo disco.

L’incredibile e suggestiva “Il mare verticale” (uno dei miei brani preferiti) arriva quasi alla fine del concerto, chiuso con “Suggestionabili”, eseguita con un particolarissimo intro ad effetto.

Il primo bis arriva qualche secondo dopo, dove Benvegnù esegue “Cosa sono le nuvole” (tratto dall’Ep “14-19”) e cover di Domenico Modugno, “Simmetrie” (degli Scisma) e la romantica “Quando passa lei”, introdotta da Benvegnù in maniera ironica: “Noi siamo gli eroi della sperimentazione. Stiamo parlando in finlandese ma c’è il traduttore che vi permette di ascoltarmi in italiano…”, per poi chiudere il concerto presentandosi (ironicamente) col nome di Federico Zampaglione.

Il secondo bis, e chiusura definitiva del concerto, arriva con “1784” che chiude “Le labbra”: “E nei tuoi occhi i miei sogni esplodono”.

Anche il cuore dei presenti è esploso sotto le note, la poesia e la suggestività di un artista come pochi, che meriterebbe decisamente molto più del successo che ha.

 

“Ma io lascio che le cose passino e si sfiorino

Perché non sono in grado di comprenderle

Io lascio che le cose passino e si sfiorino… senza toccarsi”

 

 

 

 

 

Sul palco:

Paolo Benvegnù: voce e chitarre

Andrea Franchi: batteria e organo

Luca Baldini: basso e contrabbasso

Guglielm Ridolfo Gagliano: chitarre e violoncello

 

 

Scaletta

La schiena

Amore santo e blasfemo

La peste

Intro

Il nemico

La distanza

Interno notte

Cerchi nell’acqua

Jeremy

Sintesi di un modello matematico

Cinque secondi

Il mare verticale

Suggestionabili

 

1° encore

Il sentimento delle cose

L’ultimo assalto

Cosa sono le nuvole

Simmetrie

Quando passa lei

 

2° encore

1784

 

 

ARTICOLO DI: Ilario Pisanu

SUL WEB: MySpacewww.paolobenvegnu.org  

In barba ai giovani cantautori e ai cantanti napoletani che vivono di rotocalchi piuttosto che di musica, Nino D’Angelo, 50 anni appena compiuti, porta in scena uno spettacolo live intenso, magico e che solo un’artista con la A maiuscola è capace di fare.

 

 

 

Le emozioni stasera sono palpabili. Arrivano dritte al cuore in nome della musica.

Sul palco il vero re della canzone napoletana: Nino D’Angelo.

In barba ai giovani cantautori e ai cantanti napoletani che vivono di rotocalchi piuttosto che di musica, Nino D’Angelo, 50 anni appena compiuti, porta in scena uno spettacolo live intenso, magico e che solo un’artista con la A maiuscola è capace di fare.

Due ore di musica piene, senza pause, accompagnato da una band numerosa, contornata da una Sala Sinopoli decisamente sold-out.

Ore 21:20, la magia ha inizio. Una colomba spicca il volo dietro il maxi videowall. Si elevano le dolci note di “Il compleanno”, brano di apertura dell’ultimo disco “Gioia nova”. E’ il delirio.

“Spero di farvi divertire” dice Nino “Facendovi ascoltare i brani del mio nuovo disco e gli altri successi”.

“Odio e lacreme” è una delle canzoni di denuncia che Nino D’Angelo ha composto negli ultimi anni: “la musica può dare voce a chi non ce l’ha”. Dietro immagini di guerra. Davanti, emozioni a fior di pelle.

“La mia vita non è stata mai tranquilla. Ho sempre dovuto cambiare direzione” e menzionando Peter Gabriel, al quale si è ispirato per un suo brano, Nino continua: “Sono amareggiato per come va il mondo. Ho scritto questa canzone non solo per me, ma per tutto il mondo”. La musica riparte, le note di “Maletiempo” invadono il teatro. E’ magia.

Il suo sguardo verista si posa sull’attuale situazione di Napoli: “Napoli la fanno sempre vedere piena di immondizia. Ma la cosa vera è che molti si sono dimenticati di questa città”. La giusta introduzione per “Bella”, l’inno degli inni di Napoli. L’inno ad una città, che seppur senza braccia, è capace di abbracciare i suoi abitanti. Manco a dirlo, sullo sfondo fa bella mostra di se il golfo di Napoli.

A ruota seguono “A storia ‘e nisciuno”, la ritmata e solare “Brava gente” (tratta da “Il ragù con la guerra”) e l’evergreen “Fra cinquant'anne”, intrisa di melodia e sentimento.

“’Na mamma” è il brano che ha incantato il pubblico italiano nella trasmissione “Uomo e Gentiluomo”. Una struggente canzone, solo voce e pianoforte. Toccante.

Col suo ritmo trascinante arriva “Marì”, presentata a Sanremo 2002. “Da tanto tempo non scrivevo una canzone d’amore così”, dice Nino, introducendo “Libero”, brano del suo nuovo disco.

Fedele alla tradizione, Nino D’Angelo si sbizzarrisce in un medley di classici napoletani: il pubblico (formato da famiglie, signori e ragazzi) si scatena sotto le note di “Maruzzella”, “Tu vuò fa l'Americano”, “Lazzarella”, “Luna rossa”, “’O Sarracino”, “Funiculì funiculà”. “Le canzoni che nessuno potrà mai toglierci”, commenta Nino.

Dopo il medley della tradizione, arriva quello dei grandi classici del suo vasto repertorio: “Nun tengo ‘o curaggio”, interpretata in chiave quasi dance, mentre manda in visibilio “Sotto e' stelle”, romantica e toccante (cantata anche in spagnolo). Bellissima la versione di “Chiara”, esemplare “Pronto sì tu?”, “Forza campione”, la sanremese “Vai” e l’inno di intere generazioni e canzone emblema di Nino D’Angelo: “’Nu jeans e ‘na maglietta”.

Il pubblico vaneggia. Scene di isteria collettiva che non vedevo da tempo. Il pubblico, napoletano e non, che canta a squarciagola, raggiungendo l’apoteosi con un urlo che spacca in due la sala: “E ddaje Nino!”.

Un vero artista che ha tenuto il palco come pochi. Uomo sensibile e solare allo stesso tempo, Nino D’Angelo ha saputo emozionare con la sua semplicità e compostezza, anche con qualche fuori programma, salendo in piedi sul pianoforte.

“Senza giacca e cravatta” è il preludio alla fine del concerto, chiuso con “’Nu napoletano”, singolo tratto da “Gioia Nova”.

Un saluto svelto, prima di sparire dietro le quinte per non essere sommerso dalla folla in delirio.

Questa sera Roma ha accolto degnamente l’unico e vero re di Napoli.

Grazie ancora Nino.

 

 

 

 

 

Articolo di: Ilario Pisanu

Sul web: www.ninodangelo.com - MySpace

Il live al Palalottomatica di Roma è stato entusiasmante. Un Robert Smith felice e in perfetta forma ha regalato ai tanti presenti (era sold out!) un concerto di 3 ore e 10 minuti, ripercorrendo ben 30 anni di carriera e anticipando 3 inediti del nuovo disco in uscita a maggio.

 

 

 

Il “4Tour 2008” della band di Robert Smith approda in Italia per due date: il 29 Febbraio a Roma e il 2 Marzo a Milano.

Il live al Palalottomatica di Roma è stato entusiasmante. Un Robert Smith felice e in perfetta forma ha regalato ai 12000 presenti un concerto di 3 ore e 10 minuti, ripercorrendo idealmente ben 30 anni di carriera.

Il live si apre con l’opener al quale Smith è più affezionato: “Plainsong”. Luci e scintillii invadono il palco, caratterizzato da una scenografia ricca di luci e da un maxi-schermo sul fondo sul quale passano immagini a tema sul brano (spesso tratte dagli art work dei dischi).

Il concerto prende subito vita, con un susseguirsi di canzoni che toccano più album, anche se Smith lascia a casa “The Top”, “Faith”, “Bloodflowers” e il sempre più bistrattato “Wild Mood Swings”.

Moltissimi invece i brani tratti da “Wish” (1992) e “Disintegration” (1989), in un susseguirsi di emozioni: “Lovesong”, “To Wish Impossible Things”, “Pictures of You”, “Lullaby”, “From the Edge of the Deep Green Sea”, e “Friday I'm In Love”, intramezzati solo dall’ottima esecuzione di “Push” e da uno dei tre brani inediti presentati al concerto, la solare “Please Project”.

Gli altri due inediti, tratti dal nuovo album che dovrebbe vedere luce a Maggio 2008 (l’uscita è rimandata da più di un anno), sono stati la splendida ballata “A Boy I Never Knew” (sbucata dal cilindro di “Bloodflowers”?) e la funkeggiante “Don’t Say Anything (Freak Show)” dal testo particolarissimo e cantata da Smith quasi totalmente di spalle al pubblico.

Tanti i singoli conosciuti, che prendono il volo con la triade “Friday I'm In Love”, “Inbetween Days” e “Just Like Heaven”, che infiammano i presenti, prima di chiudere la prima parte con la particolare versione di “Wrong Number” (spurgata dai ritmi elettronici) e con l’esibizione più bella e toccante della serata che arriva con “Disintegration”.

Ben 3 sono i bis che Smith & Co. concedono ad un pubblico molto più eterogeneo del solito, che vede trentenni e quarantenni a braccetto con quindicenni. Molte meno maschere di cera. Meno rossetti sbavati. Un po’ di capelli corvini al vento. I fans dei Cure stanno cambiando volto. Ma la grinta e la fede restano le stesse.

Il primo rientro è un classico: “At Night”, “M”, “Play For Today”, “A Forest”. La partecipazione del pubblico è alle stelle, anche se l’esecuzione di “A Forest” perde un po’ nel finale.

La seconda rentree è un inno alla parte pop dei Cure, nella quale bene si incastra l’inedito “Don’t Say Anything (Freak Show)”. Lo sbigottimento generale arriva però sulle note di “Close To Me”, quando le movenze da bradipo di Smith si trasformano in ironiche danze a tempo di musica.

Pubblico in delirio. Smith da incorniciare.

Peccato che il secondo bis non abbia incluso “Gone!”. L’avrei sentita bene all’interno del gruppo di canzoni proposte.

Il terzo e ultimo bis ha in seno i brani che meglio rappresentano i Cure dal vivo. Sono i brani che la gente vuole sentire ai loro concerti. Sono i pezzi che mai e poi mai mancheranno nelle loro esibizioni live. “Boys Don't Cry”, “10:15 Saturday Night”, “Killing An Arab”, con l’aggiunta delle belle sorprese “Jumping Someone Else's Train” e “Grinding Halt”.

Un live intenso, che se da un lato ha privilegiato brani pop e più conosciuti, dall’altro ha regalato interpretazioni grandiose, grazie a uno Smith in perfetta forma vocale e grazie al lavoro di arrangiamento dei brani che, senza più tastiera, assumono connotati differenti.

Robert Smith ha vinto ancora la sua sfida. Sold out senza un album che faccia da traino al tour.

Perché Smith è Smith. Qualsiasi cosa suoneranno mai i Cure.

 

 

 

 

 

Scaletta del concerto:

Plainsong, Prayers For Rain, A Strange Day, Alt.end, The End of the World, The Walk, Lovesong, To Wish Impossible Things, Pictures of You, Lullaby, From the Edge of the Deep Green Sea, Please Project, Push, Friday I'm In Love, Inbetween Days, Just Like Heaven, Primary, A Boy I Never Knew, Us or Them, Never Enough, Wrong Number, One Hundred Years, Disintegration

 

1st encore: At Night, M, Play For Today, A Forest

2nd encore: Lovecats, Hot! Hot! Hot!, Let's Go To Bed, Don’t Say Anything (Freak Show), Close To Me, Why Can't I Be You?

3rd encore: Boys Don't Cry, Jumping Someone Else's Train, Grinding Halt, 10:15 Saturday Night, Killing An Arab.

 

 

 

 

 

THE CURE sono:

Robert Smith: voce, chitarre

Simon Gallup: basso

Porl Thompson: chitarre

Jason Cooper: batteria

 

Sul web: www.thecure.com

 

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