Un pubblico entusiasta per un'altra impeccabile esecuzione dell'Orchestra Italiana del Cinema. La proiezione di "Harry Potter e il prigioniero di Azkaban", terzo capitolo della magica saga creata da J.K. Rowling, accompagnata dall'esecuzione dal vivo della colonna sonora, in sincrono con immagini e dialoghi, ha saputo regalare una nuova visione di un film amato e conosciuto. L'emozionante colonna sonora creata dal genio di John Williams ha così avvolto la platea dell'Auditorium di Roma in un'esperienza sensoriale, mostrando il ruolo da vera protagonista della musica all'interno di un film.

Ha rifatto tappa a Roma, per la precisione al teatro Brancaccio il 4 dicembre, il tour di Cristiano De André "Storia di un impiegato", che sta girando l'Italia con grandissimo successo in modo praticamente ininterrotto dal novembre 2018.

Due piani, due chitarre e l’elettronica reinterpretano le musiche di Steve Reich, Philip Glass e Timo Andres, danno luce alla prima composizione classica di Thom Yorke e scuotono le composizioni di e con Bryce Dessner e David Chalmin. Con “Don’t fear the light”, Katia e Marielle Labèque, eclettiche pianiste apprezzate a livello internazionale per la loro abilità nell’interpretare e “corrompere” la musica classica e barocca con elementi jazz, world, rock e pop, proseguono il loro omaggio ai maestri del minimalismo, con esiti affascinanti e travolgenti.

Quando i testi sublimi di un poeta come Fabrizio De Andrè incontrano le raffinate orchestrazioni e i ricercati arrangiamenti della Premiata Forneria Marconi, il risultato che ne sgorga non può che essere un connubio impareggiabile.

Ha il sapore di un viaggio lungo tutti i sud del mondo il nuovo tour di Renzo Arbore e della sua Orchestra Italiana, dalla tradizione napoletana al Mediterraneo che guarda al Nord Africa fino al Brasile. Vero ambasciatore della musica italiana nel mondo, capace di reinventare la nostra storia musicale e, ispirandosi ad essa, attingere al jazz e a linguaggi e lingue varie con grande originalità e un timbro moderno. Renzo Arbore, uno degli ultimi antichi come si è definito lui stesso, tra i ragazzi degli Anni Cinquanta, si conferma un grande animale da palcoscenico, fa un passo indietro, regista, presentatore, trait-d’union tra i vari elementi e voci della sua Orchestra alla quale affida l’energia della voce e del timbro. I momenti migliori restano quelli musicali, soprattutto quando si siede al piano anche se si definisce un musicista della domenica e se è diventato famoso con la televisione, l’altra televisione, reinventata, degli Anni Ottanta.

Nel 1938 Glenn Miller, virtuoso del trombone, fonda il suo secondo gruppo, dopo il primo tentativo con i fratelli Dorsey e Ray Noble (piuttosto infruttuoso, nonostante il suo talento): si tratta della Glenn Miller Orchestra, che è approdata al Teatro Politeama di Genova per una data unica, martedì 16 ottobre.

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