The Zen Circus in concerto @ Locanda Atlantide (Roma) - 04/04/2012

Scritto da  Manuela Santoni Domenica, 08 Aprile 2012 

The Zen CircusLa nebbia sovrasta un piccolo locale come quello della Locanda Atlantide, stra–stra–stracolmo di gente per il concerto dei pisani Zen Circus, venuti a presentare il “Busking tour” del loro disco “Nati per subire”.

 

 

 

 

A quanto leggo sulla pagina Facebook della Locanda, ieri mattina il concerto risultava sold out ma nel pomeriggio hanno rimesso in vendita altri biglietti. Questo ha fatto si che nel locale non ci fosse nemmeno uno spazio vitale libero, tant'è vero che qualcuno era salito sulle panche o sui tavoli ad un certo punto, pur di riuscire a prendere una boccata d'aria. A Roma si dice “c'era la cappa”, ovvero, il tasso di umidità era talmente alto che si era creata una nebbia fitta dentro il locale, non si respirava e i condotti d'aerazione non funzionavano o non erano stati accesi.

Per sopravvivere a questo inferno ho scelto una postazione strategica: vicino al bagno, in modo che tra una canzone e l'altra potessi entrare e buttarmi un po' d'acqua in faccia per non svenire. Seconda cosa: grazie al cielo avevo la mia agenda che fungeva da ventaglio.

Busking Tour” significa questo: gli Zen Circus nascono come gruppo che suona per strada, i busker sono appunto i suonatori ambulanti, e il trio pisano vuole riproporre la  dimensione stradaiola che caratterizzava le loro prime performance, utilizzando una strumentazione ridotta, basso e chitarra acustica, batteria  e, attenzione, una lavandaia d'acciaio, a cui erano state applicate delle corde  che il batterista Karim Qqru indossava a mo di armatura, suonandola con le unghie (sempre d'acciaio).

Il concerto inizia con “Atto secondo” da “Nati per Subire” e subito si arriva alle vecchie glorie: “Vent'anni” è cantata a squarciagola dal pubblico delle prime file fatto di ragazzini che neanche  ce li hanno vent'anni.

“Vivere male, vivere tutti”, così comincia “We just wanna live” e il cinismo non si sopisce con la successiva “Gente di merda”, fatemelo dire, una delle mie preferite in assoluto. Dopo “Nel paese che sembra una scarpa” Appino si rivolge al pubblico. “E' un tour acustico ma vi abbiamo preso in giro”, già perché la grinta è tanta, nonostante l'arrangiamento minimale e pezzi come “Andate tutti Affanculo” e “L'Amorale” trascinano il pubblico in un pogo selvaggio.

Il momento “nazionalpopolare” giunge con “Figlio di Puttana” che insieme a “Vent'anni” sono il cavallo di battaglia storico.

Dopo “Vana Gloria” finalmente il Qqru tira fuori la lavandaia, abbandona la postazione alla batteria e viene avanti, in mezzo tra Ufo e Appino, regalandoci una bella versione di “Ragazzo Eroe” e di un loro vecchissimo pezzo, che solo i vari fan conoscono (ehm… alzo la mano) che è “Mexican Requiem” accompagnato da un timido accenno di “Gesù è con te”.

Appino ci guarda ridendo “siete il primo pubblico che poga su una lavandaia!” e non possiamo dargli torto l'atmosfera è elettrizzante, nonostante persone grondanti di sudore ti si appiccichino addosso, sorrido anch'io.

I qualunquisti”e “Canzone di Natale” concludono il live, “Non ci prendiamo per il culo, lo sapete che torniamo” ci dicono i tre bischeri che ci concedono un bis con “Milanesi al mare”, canzone alla Beach Boys, “I baNbini sono pazzi!”, “L'egoista” e una versione di “Ragazza Eroina” che mi fa pensare a quanto io abbia sottovalutato una canzone così bella.

Il concerto finisce, “Grazie per aver resistito nonostante il caldo” ci ringraziano gli Zen Circus mentre un fiume di gente si dirige verso l'uscita, finalmente si ricomincia a respirare.

 

Articolo di : Manuela Santoni

Foto © Profilo Facebook The Zen Circus

Grazie a: Valentina, Locusta Booking

Sul web: www.facebook.com/thezencircus

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