The Cure in concerto @ Heineken Jammin’ Festival (Milano) - 07/07/2012

Scritto da  Mercoledì, 11 Luglio 2012 

Avente presente quelle partite di calcio tirate dall’inizio alla fine dove il tifoso è teso, soffre e “fa fatica”, arrivando snervato al novantesimo proprio come i calciatori in campo? Se la risposta è sì, allora siete in grado di comprendere al meglio l’eccellente concerto che The Cure hanno offerto il 7 luglio scorso durante la serata conclusiva dell’Heineken Jammin’ Festival.

 

 

Avente presente quelle partite di calcio tirate dall’inizio alla fine dove il tifoso è teso, soffre e “fa fatica”, arrivando snervato al novantesimo proprio come i calciatori in campo? Se la risposta è sì, allora siete in grado di comprendere al meglio l’eccellente concerto che The Cure hanno offerto il 7 luglio scorso durante la serata conclusiva dell’Heineken Jammin’ Festival che quest’anno si è svolto nel polo fieristico di Rho-Pero.

Robert Smith e soci hanno regalato ai circa 24 mila spettatori presenti un concerto splendido, durato oltre due ore e mezza, nel quale hanno dato tutte le energie lo che avevano in corpo. Lo stesso vale per il pubblico che, in mezzo al cemento, in piedi per ore e con un’afa opprimente ha retto senza colpo ferire fino al termine di uno show intenso, bello ed estenuante.

Prima dei Cure, sul palco è salito un altro pezzo di storia della new wave inglese e del rock in generale: i New Order. Con un Bernard Sumner in ottima forma, anche loro non hanno sfigurato. L’assenza di un bassista carismatico come Peter Hook, ormai fuori dal gruppo, si fa sentire a livello scenico ma non sotto il profilo tecnico. Come musicista il sostituto Tom Chapman, non lo fa rimpiangere alle quattro corde. Il Nuovo Ordine ha deliziato con tutti i classici da “Blue monday” a “Temptation” passando per “Ceremony”. Ovviamente c’è stato spazio anche per il repertorio dei Joy Division, la band che, dopo il suicidio del cantante Ian Curtis, si trasformò nei New Order. “Isolation” e “Love will tear us apart” sono ancora  in grado di strappare un sospiro di nostalgia per i bei vecchi tempi andati.

Alle 21.35 avviene il passaggio di testimone: Smith e i suoi sono andati in scena lasciando intendere fin da subito che si sarebbe trattato di una serata indimenticabile. “Pictures of you”, “In between days”, “Just like heaven”, “Disintegration”, Friday I’m in love”, “Close to me”, “Lovesong”, “Boys don't cry” sono solo alcuni dei capolavori che hanno spiattellato davanti ai presenti.  C’è stato pure spazio per una “finta”: alle 23.30 il concerto pareva finito. I Cure sono tornati sul palco, poco dopo, per quelli che sembravano i tre bis conclusivi.

Tutti a casa? Nient’affatto, dopo un’altra breve, pausa sono rientrati ed hanno tirato fino a mezzanotte e venti, “costringendo” i fan ad un’altra faticosa mezz’ora in piedi ed al caldo. Lo sforzo è stato ricambiato con 30 minuti di grande musica.

Lunga vita ai Cure.



Scaletta:
Plainsong
Pictures of You
Lullaby

High

The End of the World
Lovesong
Sleep When I'm Dead

Push

In Between Days

Just Like Heaven

From the Edge of the Deep Green Sea

The Hungry Ghost

Play for Today

A Forest

Primary
The Walk

Friday I'm in Love

Doing the Unstuck

Trust

Want
Wrong Number

One Hundred Years
Disintegration

Shake Dog Shake
Bananafishbones
The Top

Dressing Up
The Lovecats
The Caterpillar
Close to Me
Just One Kiss
Let's Go to Bed
Why Can't I Be You?

Boys Don't Cry

 

Articolo di: Stefano Vietta

Sul web: www.thecure.com

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