Simone Maggio Trio - "True” - 23 gennaio 2014, serata unica

Scritto da  Ilaria Guidantoni Domenica, 26 Gennaio 2014 

Simone Maggio Trio ha presentato al Jazzit Club di Roma l'album "True", che continua il proprio viaggio nella Capitale. E' il primo frutto partorito dal Trio, nato dall'unione di talenti diversi e complementari, come ha raccontato Simone Maggio, pianista e compositore del gruppo, introducendo la serata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Si percepisce un'affinità sincera, una grande freschezza negli sguardi complici, ma senza posa, spontanei e realmente divertiti che guidano i tre in un'atmosfera calda con un dialogo fluido: Davide Pentassuglia alla batteria, Andrea Colella (autore di un brano suonato nella serata) al contrabbasso e Simone Maggio al piano. E' un jazz nel senso più ampio del termine che accoglie molte suggestioni musicali, con una forte ascendenza classica che rende i brani melodici, ma non per questo poco innovativi. Il 'racconto' musicale, amabile, in certi tratti malinconico, emotivamente vibrante, apre finestre improvvise a suggestioni musicali diverse, che risuonano classici del jazz e perfino qualche nota rock, senza mai appiattirsi sulle citazioni, ma rielaborando - in un caso - anche un pezzo classico della tradizione jazzistica. Soprattutto la batteria, senza mai sovrastare, fa sentire nettamente la propria personalità, con una grande gamma di sonorità e stili, in alcuni momenti più sperimentale, fino ad una delicatezza di grande raffinatezza; in altri con accenti di forte energia ed elementi di rottura nel fraseggio musicale che ricordano la poesia del verso libero, dove momenti di lirismo si alternano alla prosa, quella che io definisco dei 'versi spezzati'. E' una pura suggestione, ma in alcuni passaggi l'impressione è di un jazz metropolitano che riesce a raccontare storie e sembra di sentire una voce. Certamente un’esecuzione pianistica di profilo elevato anche per un orecchio non professionale come il mio. Un gruppo che riesce a rendere godibile il jazz anche per i non appassionati, senza però cedere all'ammiccamento.


A Simone Maggio abbiamo chiesto di raccontarci quello che suona, come nasce l’esperienza del Trio e, soprattutto, di anticiparci la prossima tappa.


- Come nasce il gruppo e come vi siete scelti?
“Conoscevo da tempo Andrea, il quale mi parlò di Davide quando senza impegno un giorno facemmo una suonata insieme e… così ebbe inizio il tutto…, con una certa spontaneità, come un incontro tra amici che decidono di condividere insieme i propri interessi: nel nostro caso quello di suonare”.


- Come si sono unite le vostre professionalità, le vostre diversità e quali sono gli elementi musicalmente convergenti?
“Con il tempo, nel senso che, senza una particolare fretta, abbiamo sperimentato e condiviso impressioni… così facendo ci siamo conosciuti sempre più profondamente, arrivando a sviluppare un linguaggio comune; un linguaggio che è l'incontro della mia visione più europea del jazz e aperta al progressive come movimento musicale, e la visione più "americana" di Andrea e Davide”.


- Qual è il messaggio musicale e di contenuto del primo album insieme?
“Il nostro primo disco è un disco eclettico, ma coerente; nel senso che ci si può esprimere nel jazz attraverso molte forme e modalità ed essere coerenti in questo processo. E’ questa la mia visione del genere musicale che ho sposato”.


- Quali i caratteri che vorreste sottolineare maggiormente?
“Il jazz può essere una musica totale e non uno stile può essere un'intenzione che chiaramente ha delle origini e dei linguaggi che maggiormente la caratterizzano, ma è una musica che non può contemplare il concetto di confine”.


- C'è quasi sempre un pezzo che fa ricordare un album, anche per gli autori e gli interpreti: in questo caso?
“Tre secondo me sono i brani che potrebbero far ricordare il disco: True, Crescendo e On the Pat, ma potrebbero essere anche altri”.


- Per i giornalisti la notizia è sempre quella di domani: quali sono a breve i vostri progetti?

”Un secondo disco, con nuovo materiale che stiamo provando da qualche mese …un disco diverso… forse più intimo”.


Jazzit Club
Viale Manzoni, 1
MM Manzoni


Articolo e intervista di Ilaria Guidantoni

 

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