Silvestri-Consoli-Gazzè, "Collisioni a Roma" @ Auditorium Parco della Musica (Roma), 30/12/2017

Scritto da  Domenica, 31 Dicembre 2017 

C'è chi incasserà la miseria di cinquemila euro per cedere con magnanimità la sua playlist di Capodanno a tre locali di Bologna, senza nemmeno salire sul palco. E poi ci sono tre che da quel benedetto palco, se fosse per loro, non scenderebbero mai: Carmen Consoli, Daniele Silvestri e Max Gazzè. Che solo dopo quattro serate di fila, tutte e quattro di fronte ad un Auditorium Parco della Musica completamente esaurito, hanno dovuto, loro malgrado, concludere (per ora?) questa loro esperienza comune.

Del resto, tre come loro, che in questa occasione, come se mai ce ne fosse stato bisogno, hanno dimostrato una volta di più le loro doti eccelse di compositori, interpreti e strumentisti (Carmen alla chitarra acustica, Max al suo fido basso, Daniele si alterna tra tastiere e chitarre elettriche), non potrebbero stare altro che lì, sul loro palco. A riproporre alcuni tra i capolavori che hanno regalato alla storia recente della musica italiana (solo per citarne alcuni in ordine sparso "L'ultimo bacio", "Il timido ubriaco", "Occhi da orientale", "Mentre dormi", "In bianco e nero", "Parole di burro", "Le cose in comune", "Cara Valentina"). In un inedito arrangiamento delicato, quasi intimistico: tanto acustico, poco elettrico, con una band ridotta all'osso (Max "Dedo" ai fiati e Arnaldo Vacca alle percussioni) e la batteria sostituita dai bonghi. Perché quando c'è sostanza non serve poi chissà quanta forma, e perché questo è innanzitutto un trio di amici affiatati, complici prima ancora che di musicisti, e dunque suonano come se fossero da soli davanti a un falò. E si sente.

Già, perché in fondo in fondo tra il compilatore di playlist bolognese e loro c'è una fondamentale differenza: la "stranizza d'amuri", per citare il brano che prendono a prestito dal maestro Franco Battiato per concludere il concerto. L'amore per l'arte, che li porta a rifiutare talmente la logica perversa dei talent show da interrompere il concerto a metà per inscenare una riuscita parodia di X-Factor (è una risata che li seppellirà, d'altronde). L'amore per la musica, che li fa divertire un mondo e comunicare questo sentimento a tutto il pubblico, che risponde con un abbraccio altrettanto caloroso. L'amore per l'amore. A un certo punto è proprio uno spettatore a urlare una frase inaspettata, facendosi portavoce involontario di tutta la platea: "Sono felice". Daniele Silvestri si ferma per un attimo, poi gli risponde: "Non è forse questa la cosa più bella che un cantante si possa sentir dire". È così. Noi siamo felici di aver vissuto quattro serate magiche (di quelle che si possono vivere solo a Roma, non a Calcutta). E ci dispiace per gli altri che sono tristi che sono tristi.


Articolo di: Fabrizio Corgnati
Grazie a: Otr Live

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