Samuele Bersani, "La fortuna che abbiamo tour" @ Auditorium Parco della Musica (Roma), 21/02/2017

Scritto da  Mercoledì, 22 Febbraio 2017 

Dopo la malattia alle corde vocali, e un anno e mezzo di inattività forzata, Samuele Bersani fa il suo simbolico ritorno proprio sullo stesso palco dove suonò per l'ultima volta, la sala Santa Cecilia dell'Auditorium Parco della Musica di Roma. E, ne "La fortuna che abbiamo tour", si presenta al suo pubblico cresciuto, più consapevole, finalmente adulto, come uomo e artista.

Samuele Bersani in
LA FORTUNA CHE ABBIAMO TOUR
con Tony Pujia (chitarre acustiche, chitarre elettriche, ukulele)
Silvio Masanotti (chitarre acustiche, chitarre elettriche, banjo)
Alessandro Gwis (pianoforte, tastiere)
Davide Beatino (basso)
Marco Rovinelli (batteria)
e Michele Ranieri (voci, chitarre acustiche, bouzouki, guitalele, fisarmonica, percussioni)


La band fa il suo ingresso silenziosa e ordinata, poi parte l'inconfondibile arpeggio iniziale de "Il Mostro", che dà il via al concerto proprio come fece, una venticinquina d'anni fa, con la sua carriera. E dalla voce limpida che sgorga dalla sua ugola si capisce subito che la malattia alle corde vocali, e i timori che si è portata dietro, non hanno lasciato cicatrici, se non quelle della consapevolezza sempre più adulta di un uomo, prima ancora di un artista. E definitivamente adulto è anche questo tour, fatto di un'orchestrazione intima e raccolta, luci soffuse, un'atmosfera più cantautorale che rock, pochi fronzoli e tanta musica. Samuele Bersani non è più il ragazzo timido e logorroico che caracollava sui palchi fino a qualche anno fa, con tanto cuore e qualche imprecisione vocale. È un autentico grande della musica italiana, punto.

Altri due pezzi, poi Samuele si siede e inizia la sua consueta confessione: "L'ultima volta che ho fatto un concerto vero e proprio era qui un anno e mezzo fa, ed è strano aver dovuto aspettare così tanto", confessa. "La cosa più difficile da sopportare per me, che sono un emotivo e anche un po' piagnone, non era tanto la paura di non poter più cantare, ma l'idea di non potervi più vedere in faccia. In passato sono sempre stato un po' isolato qui sul palco, stavolta ho delle cuffiette con tanti buchi, così posso sentirvi mentre partecipate, cantate, fate quello che volete". Certo, l'austera sala Santa Cecilia, con le sue poltrone di velluto rosso, non sembra il luogo più adatto per raccogliere un invito a fare casino. Eppure il pubblico, che la gremisce all'inverosimile, risponde eccome. Applaude, urla, accompagna e intona a memoria tutti i suoi grandi successi: "Il pescatore di asterischi", "Spaccacuore", "Cattiva". Ed è sull'assolo finale di chitarra elettrica di quest'ultimo pezzo, scandito dai battiti delle mani, che ritorna fuori la sua anima rock, nonostante tutto. Così, dopo un po' Samuele non ce la fa più e scende dal palco, passeggia in platea, manda baci ai suoi fan. Si vede a occhio nudo che questo suo ritorno se lo gode, lo assapora dalla prima all'ultima nota. Ed è esattamente questo profondo sentimento a creare l'inesprimibile magia tra il cantante e il suo pubblico. "E dire che il concerto ha rischiato di saltare anche stavolta, perché quattro giorni fa, dopo la prova generale, sono tornato a casa con 39,5 di febbre. Meno male che il tour si intitola 'La fortuna che abbiamo'. Tanta sfiga come quest'anno non la ho avuta mai..."

"Per esorcizzarla", l'inizio del secondo tempo (un altro nuovo esperimento, l'interruzione a metà) è segnato proprio dalla canzone, pressoché inedita, che dà il titolo al tour: "Proprio quando la scrissi iniziarono tutti i miei problemi". La più impegnativa vocalmente, la meno conosciuta dal pubblico, la meno provata e quindi anche la più pasticciata, ma troppo importante simbolicamente per lasciarla fuori dalla scaletta. Quando Samuele scioglie l'emozione, ecco che gli torna la parlantina di un tempo. E racconta, ad esempio, che la decisione di inserire "Una delirante poesia" è venuta da un sondaggio tra gli iscritti alla pagina Facebook: a proposito di partecipazione, appunto. E poi via al medley, come da migliore tradizione, sempre più ritmato. E poteva forse mancare "Canzone", il capolavoro scritto per il suo maestro Lucio Dalla, che la platea omaggia a squarciagola? Chi l'avrebbe mai detto che un giorno avremmo visto Samuele Bersani che incita il suo pubblico dal palco, come una vera rockstar? È davvero cresciuto, il vecchio Sam.

"Giudizi universali", il suo pezzo più famoso e anche più bello, riporta il concerto nella sua dimensione più commovente e intensa. "Potrei ma non voglio fidarmi di te..." ed è il pubblico, naturalmente, a cantarne con una sola voce tutto il ritornello: e a questo punto ci siamo ormai abituati, come si è abituato lui al nuovo ruolo. Nella categoria delle immancabili va annoverata a pieno diritto anche "Freak", in un originale arrangiamento più reggae, dunque perfettamente in linea con il suo contenuto degno di un figlio dei fiori. In questo percorso tanto accidentato quanto studiato finisce per trovare una sua bizzarra coerenza, dunque, anche la chiusura del secondo tempo sfoderando la maglietta "I was anti-Trump before I was cool"...

Non passa nemmeno un minuto che il rituale del bis lo richiama su quel palco da cui sembra non avere nessuna intenzione di andarsene. Finché a chiudere, come si suol dire (ma non è mai vero come stavolta), in bellezza, dopo tante novità, arriva una tradizione che non si può proprio interrompere, e certamente non proprio stasera: "Chicco e Spillo". "Stai attento, stai attento, frena. Ciao...". Ciao a te, Samuele. E bentornato.


SCALETTA

1. Il Mostro
2. Le mie parole
3. Lo scrutatore non votante
4. Occhiali rotti
5. Il pescatore di asterischi
6. En e Xanax
7. Spaccacuore
8. Psyco
9. Ferragosto
10. Cattiva
11. Come due somari
12. Replay

SECONDO TEMPO
13. La fortuna che abbiamo
14. Una delirante poesia
15. Crazy boy
16. Che vita!
17. Settimo cielo
18. Canzone
19. Giudizi universali
20. Chiedimi se sono felice
21. Freak
22. Coccodrilli

ENCORE
23. Senza titoli
24. Chicco e Spillo
25. Cosa vuoi da me


Articolo di: Fabrizio Corgnati
Grazie a: Marianna Petrucci, ufficio stampa Mn Italia
Sul web: samuelebersani.net

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