Renzo Arbore e la sua Orchestra Italiana @ Festival La Versiliana 2019 (Marina di Pietrasanta), 30/08/2019

Scritto da  Sabato, 31 Agosto 2019 

Ha il sapore di un viaggio lungo tutti i sud del mondo il nuovo tour di Renzo Arbore e della sua Orchestra Italiana, dalla tradizione napoletana al Mediterraneo che guarda al Nord Africa fino al Brasile. Vero ambasciatore della musica italiana nel mondo, capace di reinventare la nostra storia musicale e, ispirandosi ad essa, attingere al jazz e a linguaggi e lingue varie con grande originalità e un timbro moderno. Renzo Arbore, uno degli ultimi antichi come si è definito lui stesso, tra i ragazzi degli Anni Cinquanta, si conferma un grande animale da palcoscenico, fa un passo indietro, regista, presentatore, trait-d’union tra i vari elementi e voci della sua Orchestra alla quale affida l’energia della voce e del timbro. I momenti migliori restano quelli musicali, soprattutto quando si siede al piano anche se si definisce un musicista della domenica e se è diventato famoso con la televisione, l’altra televisione, reinventata, degli Anni Ottanta.

 

Il Fatto Quotidiano sale sul palco della Versiliana per i suoi dieci anni con quattro giorni di musica e spettacolo in occasione della decima edizione della festa annuale della Società Editoriale Il Fatto, dal 29 agosto al 1 settembre, presentata da Silvia D’Onghia e David Perluigi. La kermesse è partita con la “Serata Zero”, Renato Zero che si racconta con Alessandro Ferrucci e Marco Travaglio; mentre il 31 agosto è di scena “Ball Fiction”, il nuovo spettacolo teatrale di e con Marco Travaglio; per concludere, il primo settembre, Daniele Silvestri in concerto.

Il nuovo tour di Renzo Arbore e della sua Orchestra Italiana è una storia lunga una vita che celebra 28 anni di carriera dello showman dedicati alla valorizzazione e al rilancio della Canzone Napoletana Classica in Italia e all’estero. Insieme a Renzo Arbore l’appassionato canto di Gianni Conte, la voce seducente di Barbara Buonaiuto, quella ironica di Mariano Caiano e i virtuosismi vocali e ritmici di Giovanni Imparato; la direzione orchestrale e il pianoforte di Massimo Volpe, fisarmonica e piano di Gianluca Pica, le chitarre di Michele Montefusco, Paolo Termini e Nicola Cantatore, le percussioni di Peppe Sannino, la batteria di Roberto Ciscognetti, il basso di Massimo Cecchetti e, dulcis in fundo, i mandolini struggenti e festosi di Raffaele La Ragione, Salvatore Esposito, Salvatore della Vecchia.

La scena si apre con una serie di video che racconta momenti di concerti, interviste, incontri e soprattutto la televisione di Renzo Arbore, quell’elettrodomestico, come la definiva, che conteneva solo un tubo catodico, dunque un tubo - racconta con ironia - quando in frigorifero ci sono molte più cose; il viaggio prosegue fino al suo canale digitale gratuito, in linea 24 ore su 24, il tragitto che dà il senso dell’evoluzione, della capacità di adeguarsi al gusto del pubblico, dell’inventiva che non muore mai. Divertente per i ragazzi degli Anni Ottanta ripercorrere quel gusto sfarzoso e un po’ kitsch del piccolo schermo con i suoi costumi scintillanti e colorati. Lo spettacolo inizia con “Reginella”, un omaggio a Roberto Murolo, che è stato anche scelto come sigla dello spettacolo.

L’ammiccamento alla televisione non manca mai. Era il lontano 1991, l’anno in cui nasceva “L’Orchestra Italiana”, quindici “…all stars” come ama definirli lo showman, eccelsi solisti del proprio strumento (chitarre, mandolini, fisarmonica, pianoforte, tamburi, tamburelli e voci) e un grande repertorio da portare in tour per il mondo. Lo showman italiano ha difatti girato ininterrottamente con la sua Orchestra, da un’estremità all’altra del mondo, dagli Stati Uniti alla Cina, dal Messico al Canada con innumerevoli concerti acclamatissimi, ovunque in un clima da record facendo presa sul pubblico di qualsiasi latitudine, come al Montreux Jazz Festival (debutto del 1991), in cui Renzo Arbore fu battezzato da Quincy Jones come The new italian renaissance man della musica e dello spirito creativo italiano.

Rivolgendosi al pubblico introduce il suo viaggio cominciando dalla Versilia, che ha conosciuto adolescente durante una vacanza al Lido di Camaiore con i suoi genitori, allora il tempio della musica italiana, dal Caprice al Carillon, dalla Bussola alla Capannina dove i grandi venivano ad esibirsi. Da allora di tempo ne è passato e Arbore ha tenuto centinaia e centinaia di concerti nei principali teatri e piazze d’Italia e del mondo, con alcune tappe da ricordare come l’applaudita tournée negli Stati Uniti e in Canada nel 2008; la presenza su invito dell’Ambasciata d’Italia a Mosca, dove si esibisce nel prestigioso Teatro del Cremlino, per promuovere l’Expo 2015 e, lo stesso anno, la Giornata Mondiale della Gioventù a Cracovia dove ha tenuto un concerto per i papa-boys.

L’avvio vero e proprio è con un grande classico, “Maruzzella” di Renato Carosone e “O’ sarracino, che arrangia mescolando ritmi mediterranei che vengono dal sud e l’allusione è alla Tunisia. Poi è la volta di una canzone della memoria degli Anni Sessanta, su un tempo country e un po’ jazz, il timbro di Arbore, e suona il ritornello, “Che lallà, che lallà…”. Una pausa dalla musica è spesa per sfoderare il suo umorismo, quello che confessa di aver imparato da Luciano De Crescenzo e mostra il suo portafortuna, un cartello, memoria di un concerto al Teatro Bellini di Catania, con scritto “Arbore esaurito” e con ironia si guarda nello specchio dell’età, la terza o forse la quarta.

Lo spettacolo continua con un classico che in Francia è rimasto per 27 anni in vetta alle classifiche, proposto su un ritmo legato alla tradizione di New Orleans. Uno stacco è offerto dalla voce femminile del gruppo che cantaVoce ‘e notte”, una serenata di Edoardo Nicolardi, bravo autore spiantato, ci racconta - e i racconti sono gustose incursioni in una storia della musica che spesso non si conosce o è dimenticata - che alla fine accettò che la fidanzata si sposasse sistemandosi con un signore benestante, senza rinunciare alla serenata. Nel testo le si rivolge dicendole che quando sarà coricata con il marito sentirà sotto alla sua finestra una serenata e non dovrà affacciarsi perché certamente riconoscerà la sua voce. Il viaggio musicale prosegue in lingua portoghese in Brasile e poi fa tappa di nuovo a Napoli, lascia spazio ai mandolini e dedica uno splendido omaggio alla Versiliana con una versione “semi-lirica”, melodica, struggente di “Nessun dorma.

Si torna così sul ritmo scherzoso e ammiccante con la canzone “La mattonella” che richiama il ballo omonimo e l’atmosfera pudica dell’Italia degli Anni Cinquanta che si stava svegliando. La canzone è ispirata al commendatore futurista Rodolfo De Angelis che ha fondato la discoteca di Stato e creato le canzoni con le rime mozze. Non potevano mancare “Malafemmina” di Totò e qualche pezzo strumentale, per certi aspetti i migliori. La sorpresa arriva con la goliardia, qualche ‘allungamento’ di troppo, un altro simbolo di Arbore che ha ricevuto la prima laurea honoris causa da Umberto Eco per la canzone “Il clarinetto”; padrino nel 2017 della prima consulta europea della goliardia, ha inaugurato il Museo della Goliardia a Bologna. Non è però l’umorismo migliore del cantautore, forse quello più televisivo, che abbraccia il pubblico. Infine al piano con “Ciao bambina”, successo di Domenico Modugno, e il swing italiano, inno alla propria adolescenza, “Mamma mi piace il ritmo” di Natalino Otto.

 

Teatro La Versiliana - Via Enrico Morin 16, 55045 Forte dei Marmi - Pietrasanta (Lucca)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 0584/265757
Orario spettacolo: venerdì 30 agosto, ore 21.00

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Sul web: http://versilianafestival.it

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP