Red Hot Chili Peppers in concerto @ Heineken Jammin’ Festival (Milano) - 05/07/2012

Scritto da  Mercoledì, 11 Luglio 2012 

Sono in migliaia gli accorsi all’edizione 2012 dell’Heineken Jammin’ Festival che quest’anno ha tenuto banco all’interno all’interno della gigantesca area espositiva scoperta della fiera di Rho-Pero. In una bolgia dantesca alimentata dall’afa e dalla ressa il compito di headliner della prima delle tre serate è spettato ai Red Hot Chili Peppers.

 

 

 

Sono in migliaia gli accorsi all’edizione 2012 dell’heineken Jammin’ Festival che quest’anno ha tenuto banco all’interno all’interno della gigantesca area espositiva scoperta della fiera di Rho-Pero. In una bolgia dantesca alimentata dall’afa e dalla ressa il compito di headliner della prima delle tre serate è spettato ai Red Hot Chili Peppers.

La band losangelina, oltre a presentare il nuovo album “I’m with you”, ha potuto far conoscere al pubblico milanese il neo chitarrista John Klinghoffer, sostituto di John Frusciante.

Andiamo, però con ordine.

Appena entrati nell’area concerti ci imbattiamo nello show dell’insopportabile rapper Pitbull. La gente balla e si diverte ma, al di là di qualsiasi giudizio musicale, l’impressione è che sia veramente fuori posto. Le orecchie di chi scrive, che detesta enormemente gli Oasis, sono di nuovo messe a dura prova quando, alle 19.50 spaccate come da programma, sale sul palco la Noel Gallagher’S High Flying Birds, nuovo progetto appunto del chitarrista della band inglese. Invece, stranamente, orfano della voce irritante del fratellino Liam, il signor Gallagher regala una sorpresa (almeno per il sottoscritto) guadagnandosi la pagnotta. Lo stile è sempre quello: ballate pop-rock, molto british e molto beatlesiane. Eppure tutto quadra a pennello, con arrangiamenti impeccabili, e si riesce a non annoiarsi persino risentendo per robe come “Don’t look back in anger”.

Poco prima delle 22 ecco arrivare i Red Hot Chili Peppers. Si capisce subito che sono in forma. Anthony Kiedis è il solito animale da palco: persino le sbavature nel canto sono ridotte al minimo. Flea e Chad Smith, a basso e batteria, sono quelle immancabili macchine da funky che tutti conosciamo. La bella sorpresa viene da Klinghoffer, con non fa rimpiangere né Frusciante né Dave Navarro.

Con un look dandy-alternativo, ha mostrato uno stile chitarristico ricco di groove, e perfetto sugli inserimenti ritmici con basso e batteria. Per fortuna sa anche essere “casinaro” quanto basta. A prevalere sono pezzi più recenti, ma il meglio i Red hot lo concedono sui pochi classici concessi: “Scar Tissue”, “Under The Bridge”, “Power of equality”, “Californication” fino alla conclusiva “Give it away”.

Certo ci sarebbe piaciuto sentire “Suck my kiss”, “Soul to squeeze” o “Higher ground”, ma è anche vero che gli artisti non possono sempre riproporre i “classici”. Il rischio sarebbe di stufarsi e cadere nella più bieca routine.

 

 

Articolo di: Stefano Vietta

Sul web: http://redhotchilipeppers.com/  

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