Pietrasanta in concerto – Chiostro di Sant’Agostino (Pietrasanta)

Scritto da  Martedì, 01 Agosto 2017 

Esordio siberiano per l’undicesima edizione della rassegna Pietrasanta in Concerto, dedicata nel 2017 al violino con un viaggio dal Settecento al Novecento attraverso sonorità e personalità diverse: grande compostezza ed eleganza di esecuzione che nel Novecento trova anche l’emozione.

È giunta all’XI° edizione la manifestazione di Michael Guttman, direttore e anima del “Pietrasanta in concerto”, in programma con 9 concerti (dal 21 al 30 luglio: il finale con Salvatore Accardo) nella cittadina toscana nota come il paese degli artisti, alle spalle della Versilia in provincia di Lucca, scelta come residenza da artisti noti come Fernando Botero e Igor Mitoraj. Il 2017 è dedicato al violino che nel concerto di Maxim Vengerov, violino e direzione, del 21 luglio scorso, ha compiuto un viaggio nel tempo dal Settecento, fino al Novecento, con un programma piuttosto impegnativo, nel chiostro suggestivo di Sant’Agostino che ospita al primo piano un museo originale dedicato ai bozzetti d’autore della scultura. Questo violinista siberiano, nato a Novosibirsk il 20 agosto 1974 e naturalizzato israeliano, uno dei più grandi interpreti dello strumento al momento su scala mondiale, ci ha raccontato lo spirito settecentesco con il “Concerto n. 4 in Re Maggiore” di Wolfgang Amadeus Mozart – in tre movimenti, Allegro aperto, Adagio, Allegro aperto; Adagio: e Rondeau, tempo di Minuetto. L’anima di questo secolo si avverte subito in quel motivo di danza implicito, nel vezzo dal sapore cortigiano che l’affiatamento degli archi dei Solisti dell’Accademia Menuhin – orchestra residente della Rosey Concert Hall - ha reso sapientemente per la compostezza stilistica e il virtuosismo, anche se forse la parte emozionale è rimasta in secondo piano.

L’Ottocento è stato nel segno di Johannes Brahms con il “Sestetto n. 1 in Si bemolle Maggiore, Op. 10” in quattro movimenti – Allegro ma non troppo; Andante ma moderato; Scherzo: allegro molto; Rondo: poco allegretto e grazioso – che ricalca perfettamente a mio parere quello spirito tipico del compositore che sa unire l’elemento arcaico ad una insospettabile modernità, sprigionando il senso della gioia. Il brano è stato eseguito da Oleg Kaskiv e Patrick Rafter al violino; Riccardo Gaspar e Dor Sperber alla violina e Daniel Mitnitsky e Ludovica Rana al violoncello.

Il Novecento è stato disegnato attraverso due autori, rispettivamente, Sergueï Prokofiev (compositore e pianista ucraino, nato nel 1891 e morto a Mosca nel 1953) con “Sonata per due violini in Do Maggiore Opera 56” e Bela Bartok (compositore e pianista ungherese, nato il 25 marzo 1881 in Austria-Ungheria e morto nel 1945 a New York) con il “Divertimento per Archi”. Il primo brano – in quattro movimenti, Andante cantabile Allegro, Commodo quasi Allegretto, Allegro con brio – è stato interpretato dallo stesso Maxim Vengerov, Vassyl Zatsikha e Yuna Shinohara; il secondo in tre movimenti – Allegro ma non troppo, Molto Adagio e Allegro assai – è stato eseguito da i Solisti dell’Accademia Menuhin con Oleg Kaskiv, Primo violino. Quest’ultima certamente l’esecuzione più emozionante con le sue note nostalgiche rivolte dal Nuovo Mondo alla Vecchia Europa, che già si colorano della timbrica jazz. L’iniziativa – per la prima volta senza sponsor – è organizzata dall’Associazione Musica viva in collaborazione con il Comune e il supporto organizzativo della Fondazione Versiliana, fa parte del progetto S.T.Art grandi eventi. Interessante in quest’edizione il fatto che per la prima volta i protagonisti dei concerti facciano anche lezione realizzando una Masterclass.

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