Niccolò Fabi, “Diventi Inventi Tour” @ Palalottomatica (Roma), 26/11/2017

Scritto da  Mercoledì, 27 Dicembre 2017 

E' entrato nel buio e nella quasi distrazione del pubblico, puntuale e discreto, per raggiungere il microfono al centro del palco e godersi l'applauso scrosciante. Poi, quasi tre ore dopo, da quel pubblico carico ed entusiasta si è ritirato con altrettanta misura: è rimasto fermo sul palco, braccia conserte, sguardo commosso, a riempirsi il cuore di ciò che aveva davanti. Ecco. L'inizio e la fine di un concerto prezioso. E in mezzo c'è tutto il resto, per citare la sua poesia forse più famosa. Questo è Niccolò Fabi, riguardoso e schivo anche nel concerto conclusivo e celebrativo del suo tour per i vent'anni di carriera, anche nella sua città che per l'intera serata lo ha applaudito, coccolato, accompagnato. Lui, il padrone della festa.

 

E' solo un uomo ma lo voglio raccontare (una cronaca molto emotiva e poco tecnica).

Quella che si è svolta il 26 novembre a Roma in un Palalottomatica gremito lo è stata davvero una festa. Non un semplice concerto, non un commiato, non un best of della carriera ma un festeggiamento, un grazie dall'artista a chi lo ha seguito in questi anni, un abbraccio prima di una partenza, come l'ultimo bicchiere, l'inchino e poi il sipario. Così, prima di mettere un punto e andare a capo, prima di staccare la spina e riprendere fiato e tempo, prima di cercare nuove ispirazioni altrove, dove l'ignoto ha il suo profumo, Niccolò Fabi, circondato da artisti-amici di una vita, ha voluto accompagnare il suo pubblico a vivere un incanto in un viaggio nel cuore della sua musica.

Una fitta scaletta costruita emotivamente più che cronologicamente che, partendo dalla fine (ha aperto il concerto "Una somma di piccole cose", canzone-manifesto dell'ultimo album e della filosofia fabesca) ricompone i tasselli fondamentali del percorso artistico e personale del cantautore romano. Tra le 25 canzoni scelte hanno trovato spazio classici come "Il negozio di antiquariato" e "E' non è", il brano più vecchio scritto nel 1993 "Ostinatamente", chicche come "Evaporare" e pezzi più recenti come "Filosofia agricola" e "Il primo della lista". Brani vestiti di nuovo, con nuovi arrangiamenti ma la stessa anima.

Elegante in giacca scura, bello, sorridente, Fabi ha parlato poco, vuoi per l'emozione dell'occasione o perché a farlo c'erano già le sue canzoni. Un inevitabile accenno al suo "addio", la speranza che le fanciulle presenti non avessero esagerato con il mascara e avessero fazzoletti a portata di mano, brevi introduzioni ai brani e poco altro. Per il resto, solo musica. E mentre sui grandi schermi scorrevano figure astratte, vecchi video, immagini di concerti e tour passati, di Parole di Lulù e di impegno in Africa, sul palco arrivavano ospiti a sorpresa. C'era Fiorella Mannoia, c'era Daniele Sinigallia che con Fabi suonò "Lasciarsi un giorno a Roma" a Sanremo, c'erano naturalmente, attesissimi e acclamati, Max Gazzè e Daniele Silvestri (e rivedere il trio ricomposto sul palco ha riportato in un attimo alla familiare energia del loro tour tra scherzi e note con l'informalità e l'intesa di sempre). Con l'intenzione di rendere il concerto una vera festa, Fabi ha chiamato a raccolta una squadra di amici ricostruendo le band che lo hanno accompagnato fin qui. Hanno suonato con lui Danilo Pao, Lorenzo Feliciati, Aidan Zammit, Massimo Cusato, Agostino Marangolo, poi gli Gnu Quartet, poi la band più recente con Alberto Bianco, Filippo Cornaglia, Damir Nefat, Matteo Giai, e gli storici Bob Angelini, Pier Cortese, Andrea Di Cesare, Fabio Rondanini, Daniele Rossi, Gabriele Lazzarotti.

Niccolò Fabi è il cantautore delle sfumature, delle piccole cose, della gentilezza e della poesia, del posto della meraviglia che è solo un po' più nascosto. Poetico e intimista, capace di ritrarre in minuziosi e puliti affreschi un quotidiano di temi sociali e sentimenti privati. Elementare come un bacio in una favola. Sempre attento nella scelta di un linguaggio raffinato eppur semplice, sia nel cantare che nel parlare, Niccolò Fabi riempie la sua musica di sentimento e dolore e ironia e dolcezza e rabbia. Ascoltarlo cantare diventa un viaggio nelle emozioni, una chiave per aprirsi dall'interno, un percorso quasi catartico. E per lui che non è mai stato cantante da palazzetti ma piuttosto da locali più piccoli e raccolti (non di molti né pochi ma solo di alcuni) il Palaeur in quella gelida serata romana trasudava affetto e calore. Facciamo finta che io sono un re.

Simile chiama simile e il suo pubblico è come lui: capace di emozioni e sentimenti, attento e partecipe. Un pubblico che nei momenti giusti lo ascoltava in silenzio quasi sacrale e faceva partire un applauso immediato e incalzante in chiusura di "Facciamo Finta", abbraccio di sostegno per uno dei brani più sofferti. Un pubblico che conosce la sua storia e la genealogia di ogni canzone. Che automaticamente, in un rito ormai consolidato, batteva il tempo di "Offeso". Che attendeva con ansia, carica e un po' di tristezza "Lasciarsi un giorno a Roma", consueta chiusura. Che al momento giusto alzava migliaia di GRAZIE colorati in una coreografia così d'effetto e d'affetto da strappare all'artista uno spontaneo "Voi siete pazzi!". Un pubblico fedele che il cantautore, con la cura del tempo, ha saputo conquistare passo dopo passo.

E allora davanti a questo pubblico diventa semplice esibirsi. E se 7000 persone potrebbero incutere tremore, Fabi ha spiegato come invece questo concerto fosse per lui ben naturale e fluido, il difficile era stato semmai cantare in locali piccoli per poca gente disinteressata. Ma sono ormai lontani i tempi dell'esordio da ventottenne, occhio blu e riccioli biondi, con il singolo "Dica". Oggi lo sguardo è più consapevole ma i capelli, ugualmente scompigliati e ormai argentati, restano il suo segno distintivo, nella sua sagoma in controluce mentre suona il pianoforte, nel disegno stilizzato sulla maglietta che indossa, quando li stropiccia mentre parla o quando li canta nel pezzo che lo ha portato al primo successo.

Nella sua carriera ventennale tra pop raffinato e canzoni d'autore mai pretenziose Niccolò Fabi ha silenziosamente costruito, e vissuto un'evoluzione graduale e determinante. Adesso la sua musica davvero lo racconta; adesso, come canta in "Diventi Inventi", unico inedito dell'ultimo album, è riuscito a far assomigliare la sua vita ai desideri. Condividendo emozioni, sempre delicatamente defilato, elaborando in note la gioia come il dolore, è ormai un artista completo, maturo, da assaporare con calma ascolto dopo ascolto. E' il disegno che compare unendo i punti. Così l'intero concerto, ora lieve ora doloroso, passando da versi sussurrati a un grido che fa male, è stato pervaso da un'atmosfera incantata, sferzata da momenti più ritmati e energici.

100 canzoni, 2 Targhe Tenco come Miglior Album (Ecco e Una somma di piccole cose), 8 dischi di inediti e 2 raccolte (Il giardiniere, Niccolò Fabi, Sereno ad Ovest, La cura del tempo, Novo Mesto, Solo un uomo, Ecco, Una somma di piccole cose, Dischi volanti 1996-2006, DiventiInventi 1997-2017), 1 progetto insieme a Silvestri e Gazzè con disco e tour trionfale (Il padrone della festa), prestigiose collaborazioni (Fiorella Mannoia, Frankie HI-NRG, Mina, Gnu Quartet, Jarabe de Palo, Edoardo Bennato, Bianco, Riccardo Sinigallia, Zibba, Roberto Angelini, Federico Zampaglione), 2 partecipazioni a Sanremo (Capelli - Premio della Critica nella sezione Nuove Proposte - e Lasciarsi un giorno a Roma), 2 colonne sonore (Come Dio comanda e Pulce non c'è), 2 raccolte in spagnolo, progetti speciali a testimonianza dell'impegno sociale (Musica Sostenibile con Mario Tozzi e il progetto Violenza124), documentari (Live in Sudan e Parole che fanno bene con l'ONG Medici con l'Africa CUAMM), 1 grande evento benefico, la festa-concerto Parole di Lulù il 30 agosto 2010 a Casale sul Treja con 50 artisti e 20.000 persone. Questo il percorso artistico di Niccolò Fabi in qualche numero e poche righe. In realtà il cantautore romano è molto altro. Un universo a forma di persona.

E ora che c'è 'all'orizzonte un nuovo viaggio', 'stringiamo i pugni e non ce ne andiamo da qui' perché 'certo non ti lasceremo mai andare'.
Mille grazie, Nicc. Ci vediamo più in là.

 

SCALETTA CONCERTO
- Una somma di piccole cose
- Filosofia agricola
- Evaporare
- Facciamo finta
- Ostinatamene
- E' non è
- Il negozio di antiquariato
- Ecco
- Le chiavi di casa
- Una mano sugli occhi
- Una buona idea
- Rosso
- La promessa
- Solo un uomo
- Attesa e inaspettata
- Sangue del mio sangue
- Costruire
- Offeso
- Lasciarsi un giorno a Roma Sinigallia
- Il primo della lista
- Alzo le mani
- L'amore non esiste
- Vento d'estate
- Capelli
- Lontano da me

 

Articolo di: Michela Staderini
Sul web: www.niccolofabi.it

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP