Mario Biondi, "Best of Soul tour" @ Teatro degli Arcimboldi (Milano), 08/03/2017

Scritto da  Martedì, 14 Marzo 2017 

L'unicità della sua voce e la solidità della sua carriera musicale, profondamente legata al soul, senza mai scendere ai compromessi del mondo dello spettacolo, permettono a Mario Biondi di avere tutte le 2.346 poltroncine dell'Arcimboldi occupate, o quasi. Non c'è dubbio su quello che c'è da aspettarsi. Nel suo ultimo lavoro, "The Best of Soul", l'artista esplora lo stile musicale che più lo identifica attraverso ventidue tracce, quindici successi personali e sette inediti (tra cui "Do You Feel Like I Feel", cover dell'omonimo brano di Nicola Conte). Così, dalla prima all'ultima nota, il soul trionfa portandosi dietro un leggero profumo di jazz condito dal funky, che la band improvvisa quando l'artista esce un attimo di scena per una rinfrescata e un cambio giacca.

 

Mario Biondi in
BEST OF SOUL TOUR
con Serena Brancale e Serena Carman ai cori
Alessandro Lugli alla batteria
Federico Malaman al basso
Massimo Greco al piano e programmazione
David Florio alle chitarre
Moris Pradella alle chitarre, percussioni, tastiera e cori,
Marco Scipione al sax
Fabio Buonarota alla tromba


La profondità della voce, la presenza scenica, la barba più lunga al passo con i tempi, i movimenti eleganti e l'esperienza sul palcoscenico consentono a Mario Biondi di attirare l'attenzione su di sé e di spostarla al momento opportuno sui vari componenti della band con cui interagisce o duetta in alcune canzoni (due coriste, tromba, trombone, piano, basso, batteria e due polistrumentisti con percussioni, tastiere, flauto traverso e chitarre al seguito). Questo permette allo spettatore di apprezzare i singoli elementi e gioire dell'armonia che circonda il palco e invade inevitabilmente il teatro.

L'empatia che accompagna le canzoni è una prerogativa del soul che gli artisti ricreano in maniera eccellente. Accompagnati da uno spettacolo di luci e da una scenografia ben studiata, inscenano l'atmosfera suggerita da ogni brano, che sia la romantica "All I want is You" o la più ritmata "Love is a Temple". Nelle due ore e più di concerto Mario Biondi gioca con gli spettatori, invitandoli a interagire con la musica, stimolando sorrisi e salutandoli calorosamente, portando alla mente autori, musicisti, compagni di strada e di studio che lo hanno accompagnato nei suoi dieci anni (in realtà sono venti) di carriera. La scaletta, trenta canzoni circa, è un alternarsi di successi e di ritmi, dalle sonorità più calme con pochi strumenti a canzoni dai ritmi sostenuti e coinvolgenti per poi riabbassare i toni con sonorità più semplici e calde, grazie anche al coinvolgimento di tutta la band.

Il finale è un crescendo che conduce lo spettatore a "Gratitude" tra ringraziamenti e saluti. Quando il concerto finisce si prova un senso di soddisfacente sazietà, come quando si è mangiato tanto, non troppo, ma soprattutto bene.

Articolo di: Lorenzo Perrone

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