M.I.T. Meet in Town @ Auditorium Parco della Musica (Roma) - 11/04/2010

Scritto da  Martedì, 13 Aprile 2010 
meet in town

Dopo tre edizioni la rassegna M.I.T. - Meet in Town, dedicata all’elettronica e alle nuove frontiere della sperimentazione sonora, si è trasformata in uno straordinario festival che, in una delle prime domeniche di primavera, ha letteralmente invaso il romano Auditorium Parco della Musica con una line up che ha raccolto gli artisti più originali e all’avanguardia del panorama italiano ed internazionale. Un’esperienza davvero indimenticabile e travolgente.

 

 

 

Artisti partecipanti al Festival (Sala Sinopoli, Sala Petrassi, Teatro Studio, Spazio Risonanze, Foyer Santa Cecilia, Foyer Sinopoli, Foyer Petrassi)

Bugge Wesseltoft & Henrik Schwarz

Soap & Skin With Ensamble

Wild Beasts

Warp Resonance: Plaid, Tim Exile, Hudson Mohawke

Metro Area

The Very Best

Daniele Baldelli

Murcof

Junior Boys Dj Set

Dam Funk

Daedelus

Jimmy Edgar

Dorian Concept

Santasangre

Alessandra Celletti

Fulgeance

AD Bourke

Alan1

Sergio Ragalzi

Quiet Ensemble

 

A Life Along The Borderline - A Tribute To Nico (Sala Santa Cecilia)

l’omaggio di John Cale alla musa ed alla voce dei Velvet Underground

John Cale and Band

Mercury Rev

Lisa Gerrard (Dead Can Dance)

Mark Lanegan

Laetitia Sadier (Stereolab)

CocoRosie

My Brightest Diamond

Nick Franglen (Lemon Jelly)

Joan As Policewoman

 

Per il rapido scorcio temporale di una notte di primavera l’elegante tempio romano della musica classica e cantautorale più raffinata spalanca le sue preziose sale ad un’invasione sonora pacifica ma decisamente impetuosa, quella degli artisti più rappresentativi dei confini estremi della sperimentazione sonora e visiva, una notte di futuristica modernità nel cuore della città eterna. Il progetto M.I.T. – Meet in Town nasce grazie alla sinergia tra la Fondazione Musica per Roma e Snob Production e da ormai tre anni presenta al pubblico romano una vastissima ed eterogenea selezione di generi e tendenze musicali, il tutto con un’attitudine assolutamente internazionale e pronta a recepire le novità più interessanti provenienti da ogni angolo del pianeta. Per la prima volta quest’anno l’avveniristico appuntamento con l’elettronica più originale e dirompente si trasforma però in un festival, concentrando in un’unica notte gli innumerevoli concerti, dj-set, installazioni audiovisive, esposizioni di opere d’arte contemporanea ed esperimenti di contaminazione tra teatro, danza e musica che costituiscono il nucleo vitale di quello che di anno in anno si è confermato come uno degli eventi più attesi ed apprezzati della primavera capitolina. E questa è stata una scelta rivelatasi assolutamente azzeccata, visto che avere la possibilità di spaziare in un’unica serata tra stimoli sonori immensamente variegati ed essere letteralmente immersi nella creatività più libera e indipendente costituisce un’esperienza indimenticabile e totalizzante, capace di soddisfare i palati musicali più sofisticati e al contempo anche di far divertire coloro che semplicemente desiderano scatenarsi spensieratamente sui dancefloor al ritmo della musica dance più potente del momento.

Appena giunti all’Auditorium la nostra attenzione è immediatamente catturata dalle inquietanti sculture gonfiabili in pvc dell’installazione “Genetica 2093 di Sergio Ragalzi posizionate al centro del monumentale cortile della Cavea, oscure creature raffiguranti giganteschi embrioni, simbolo di un ancestrale punto di partenza e al contempo di un futuro ignoto, indubbiamente un’opera di superba imponenza e dal fascino misterioso. A questo punto ha inizio il viaggio attraverso i meandri del mondo dell’elettronica, tra atmosfere diametralmente diverse ed un’offerta tanto ricca di arte e musica da suscitare una sensazione di stordimento; sarà necessario qualche minuto per orientarsi con maggiore consapevolezza e decidere quale sarà il programma della lunga e avvincente notte che si prospetta dinanzi a noi. Tutte le sale dell’Auditorium difatti, dalla superba regina di questo complesso architettonico, la Sala Santa Cecilia, sino alla più intima e raccolta Sala Petrassi, passando per la fastosa Sala Sinopoli e l’accogliente Teatro Studio propongono ininterrottamente eventi, concerti ed esibizioni live, mentre nei foyer posizionati in prossimità di ciascuno di questi spazi trovano posto consolle sulle quali si alterneranno dj provenienti da tutta Europa, pronti ad investire con il loro ritmo incalzante e una potenza sonora di fortissimo impatto ogni singolo centimetro quadrato.

Una prima breve ma doverosa sosta la effettuiamo nella Sala Risonanze, la quale ospiterà per l’intera serata i più celebri artisti della storica etichetta britannica Warp che ha da poco celebrato il suo ventennale. Ci immergiamo così nel sound ipnotico dei duo londinese dei Plaid che con le loro robotiche distorsioni, l’energia vigorosa dei loro brani e gli elaborati e suggestivi artwork video che accompagnano la loro sofisticata esibizione, ci introducono fin da subito nel mood giusto per goderci ogni istante di questo festival.

alessandra cellettiDecidiamo poi di rallentare i battiti per qualche istante e scegliamo di farlo affidandoci alle note dolcissime e sognanti sprigionate dal magico pianoforte di Alessandra Celletti. La brillante musicista romana, durante il concerto di un’ora da lei tenuto nella Sala Sinopoli, ripercorre alcuni tra i brani più significativi del suo repertorio capace di coniugare classica, avanguardia, minimalismo ed improvvisazione dando vita a un organismo vibrante di pura e cristallina emozione. Alessandra dialoga delicatamente con il suo piano trasportando il pubblico in atmosfere oniriche ed avvolgenti, mentre sul maxischermo posto dietro di lei vengono proiettate immagini di arabeschi variopinti, perfetta trasposizione visiva della caleidoscopica dimensione della sua musica. Queste immagini in continuo movimento si fondono armoniosamente con le note insinuandosi nella psiche dello spettatore, i cui sensi immediatamente si abbandonano ad un viaggio di pace e serenità: le passioni sono presenti ed intense ma appaiono come rarefatte, in lontananza. Un’ora di pura e splendente gioia.

Ritornando nel foyer sottostante la Sala Sinopoli ci ritroviamo subitaneamente catapultati nelle futuristiche ed aggressive sonorità elettroniche del dj-set di Alan1, tra i più promettenti talenti della scena club italiana attuale. Grande energia, innegabile capacità di coinvolgere il pubblico e un impasto sonoro sicuramente originale, permeato di disco, electro e sperimentazione sono le armi vincenti di un talento di cui probabilmente presto sentiremo parlare.

Avvertiamo però l’esigenza di rifugiarci nuovamente nell’alveo protettivo di una delle accoglienti sale dell’Auditorium, visto che l’atmosfera diviene sempre più sovraccarica di adrenalina e la folla cresce di minuto in minuto. La nuova tappa del nostro itinerario sarà la Sala Petrassi, dove vedremo insantasangre scena lo straordinario “SEIGRADI_concerto per voce e musiche sintetiche” della compagnia dei Santasangre. Questa compagnia, tra le più acclamate della scena teatrale italiana di ricerca, propone un’inedita e personalissima fusione di danza, musica elettronica, arti visive ed estetica degli ambienti con una contaminazione di questi linguaggi artistici dal fascino realmente sublime, inebriante ed appassionato. Nello spettacolo proposto in occasione di Meet in Town un’unica danzatrice si muove convulsamente sul palcoscenico della Sala Petrassi, per l’occasione trasformato in una teca di vetro claustrofobica ed opprimente a causa della presenza di imponenti pannelli di vetro che si frappongono tra il pubblico e la scena. All’inizio bagliori scintillanti si irradiano dai sofisticati schermi posti sul fondale, quasi a voler suscitare il risveglio della creatura che sarà protagonista di un avveniristico viaggio spirituale; vedremo questo essere umano simbolico e primigenio trasformarsi in mitologici animali alati, essere circondato da un manto di stelle scintillanti ed infine venire avvolto ed arso da una fiamma impetuosa e violenta, un fuoco purificatore che lo aggredirà senza concedere scampo. Raramente accade di assistere a spettacoli di tale intensità e profondità, capaci di coniugare tecnologie avveniristiche e sorprendenti con una forza espressiva e metaforica tanto impetuosa; l’utilizzo delle elaborazioni video 3d, di giochi di luce estremamente raffinati e di affascinanti immagini olografiche non assumono la valenza di mero tecnicismo, di gioco futuristico finalizzato a catturare l’attenzione del pubblico, mal al contrario divengono efficace strumento per raccontare il viaggio iniziatico compiuto dalla eterea figura danzatrice ed, assieme a lei, da ogni singolo spettatore presente in sala.

soap&skinCon l’animo turbato dalla rara preziosità dell’esperienza sensoriale appena vissuta, ci avviamo alla volta di un concerto che attendiamo con particolare curiosità, quello della cantautrice austriaca Anja Franziska Plaschg, in arte Soap&Skin. A nemmeno vent’anni ha saputo imporre all’attenzione del pubblico e della critica un talento assolutamente viscerale, intimista e graffiante che si traduce in composizioni oblique, oscure, tra le cui pieghe è difficile insinuarsi se non dopo ripetuti ascolti effettuati con attenzione e spirito ricettivo. Le sue canzoni presentano come cifre distintive la naturale ed emozionante fusione tra pianoforte e laptop e la potenza disarmante e dolorosa della sua voce, espressione di un profondo ed autentico tormento interiore. Per Anja sono stati scomodati paragoni a dir poco vertiginosi, con icone della storia del rock del calibro di Bjork e Kate Bush, ma il suo universo espressivo ci appare decisamente più oscuro, malinconico, nebuloso ed appassionato rispetto a quello di questi due illustrissimi punti di riferimento. Sul palco della Sala Sinopoli la giovanissima artista presenta i brani estratti dal suo acclamato album di esordio “Lovetune for Vacuum” con un ensemble di sei musicisti (due violini, violoncello, contrabbasso, tromba e diamonica), ovviamente suonando – anche se a tratti sarebbe più opportuno utilizzare il termine “aggredendo” – il suo pianoforte. Dimentichiamo la rasserenante e gioiosa pace regalata dalle note della Celletti e non facciamoci neppure illudere dal nome d’arte apparentemente piuttosto solare di questa femme fatale in erba, in questo live set non vi è spazio per la leggerezza o il calore di sentimenti confortanti. Vestiti in abiti neri con arcaici simboli viola Anja e i suoi orchestrali descrivono in musica i fantasmi dell’inconscio, l’angoscia e la ricerca di salvezza in brani di eccezionale pathos emotivo come “Spiracle”, “Fall Foliage” e “Marche funèbre”. Il concerto ed in particolare la performance di Anja hanno un’impostazione decisamente teatrale e trascinante, visto che la talentuosa artista sembra rivivere sulla propria pelle con incredibile tormento ogni verso delle sue canzoni; nella parte conclusiva del concerto in alcuni frangenti sembra addirittura essere preda di una possessione demoniaca: picchia selvaggiamente sui tasti del pianoforte, sorretta da un tappeto di archi impazziti, il suo corpo pare agitato da violente convulsioni fin quando non si getta a terra esanime. Poi si riprende, siede tranquillamente al pianoforte e, con il palco completamente al buio e luce piena in sala (effetto fortemente straniante), intona un’altra solenne melodia durante la quale esplode in laceranti grida di dolore, dando voce ad una richiesta insistita ed angosciante di aiuto. Siamo letteralmente rapiti dal talento straordinario di Soap&Skin e siamo a questo punto sicuri che questa ragazza poco più che adolescente è probabilmente destinata a lasciare un proprio personalissimo segno nello storia della musica.

La serata si conclude infine con l’evento più atteso, un progetto ricercato ed ambizioso quello che prende corpo nella cornice della sontuosa Sala Santa Cecilia: il musicista, compositore e produttore britannico John Cale, fondatore dei Velvet Underground assieme a Lou Reed, rende omaggio alla figura iconica di Christa Päffgen, in arte Nico, affascinante modella tedesca e voce del gruppo, scomparsa nel 1988, con l’evento live “A Life Along the Borderline: A Tribute to Nico”, concepito per le grandi sale da concerto e presentato i anteprima alla Royal Festival Hall di Londra due anni fa. Sul palco romano, accanto a John Cale, quattro tra le voci femminili più preziose ed entusiasmanti dell’attuale panorama indie internazionale, Lisa Gerrard, Joan As Police Woman, Laetitia Sadier e My Brightest Diamond ed altri ospiti d’eccezione come Mark Lanegan, i Mercury Rev, CocoRosie e Nick Franglen. Eccezionale chiusura di sipario per una giornata realmente indimenticabile.

Roma per una notte è diventata l’indiscussa capitale europea dell’arte elettronica e delle tendenze sonore del futuro, regalando ricordi indimenticabili alle migliaia di persone di ogni età accorse all’Auditorium e continuando a tracciare un percorso di modernità e sperimentazione iniziato con la rassegna Meet in Town tre anni fa, un percorso che ci auguriamo continui a crescere e a brillare sempre di più nelle edizioni del festival dei prossimi anni.

 

Articolo di: Andrea Cova

Grazie a: Massimo Pasquini, Ufficio Stampa Fondazione Musica per Roma

Sul web: www.meetintown.com - www.auditorium.com

TOP