Letizia Fuochi, "Inchiostro in concerto" @ Teatro Puccini (Firenze), 25/10/2017

Scritto da  Giovedì, 26 Ottobre 2017 

“Inchiostro”, un nome che appare inattuale nel mondo del digitale che racconta bene l’intimità con la parola: indelebile, graffiante eppure delicato come la voce di Letizia Fuochi. Suoi i testi e musiche, composte con Francesco Cusumano; chitarre classiche, acustiche, elettriche, basso, arrangiamenti; Daniele Bao, programmazioni, archi, trombone, arrangiamenti; Claudia Duranti, arpa in “Dolceamaro”; Michele Staino, contrabbasso; Pablo Cancialli, percussioni; Oretta Giunti, batteria; Rio Mezzanino, arrangiamenti in “Indelebile”.

Dopo otto anni, Letizia Fuochi, da interprete e autrice di teatro canzone, torna con un lavoro discografico pubblicato da Materiali Sonori. “Inchiostro” si presenta come uno sguardo nuovo, più consapevole, autoironico, appassionato, autobiografico nello sforzo – perfettamente riuscito – di raccontare in modo universale attraverso il proprio sentire. Un lavoro meditato a lungo che sgorga fluido, con l’entusiasmo travolgente di questa ragazza sottile, con un’energia incredibile, senza voglie da mattatrice ma seduttrice di profondità. Un ventaglio di proposte, dagli amori struggenti, le canzoni impegnate sociale, fino al divertissement di filastrocche e sciogli-lingua tratti dalla tradizione popolare.

“Inchiostro: indelebile come la voce del bosco e la carezza del sole nel mare, come l'odore della nepitella dopo un acquazzone in agosto, come la mia infanzia in estate. Indelebile come le ferite, come ogni voragine, vertigine e risalita”: il titolo, racconta dal palco del Teatro Puccini, che lo scorso anno ha festeggiato i suoi 25 anni che i lettori di Saltinaria forse ricorderanno che abbiamo partecipato alle iniziative. L’album è stata una lunga gestazione ma alla fine è arrivato convincendo appieno Letizia e, a quanto pare, anche il pubblico. D’altronde questa cantautrice non si piega alle regole del mercato, dell’iperproduzione, amando soffermarsi sui particolari e curare soprattutto i testi. Le sue canzoni sono nutrite da letture meditate, soprattutto poesie, tra cui Garcia Lorca è una grande ispirazione anche per questo album, e arrivano dritte allo stomaco senza aggressività, rabbia o sarcasmo; piuttosto con l’ironia, più spesso con l’autoironia come in “Il mio psicanalista ha scosso la testa”. Sono testi d’amore, intimi ma anche con un forte richiamo sociale, di denuncia, come già lo era stato "Donna nigra", canzone manifesto che racconta le mutilazioni genitali femminili, adottata da Amesty International e regalata al pubblico nel bis. L’album, terzo della sua produzione, uscito ad ottobre 2017 è ormai maturo e racconta un percorso lungo e tortuoso che come un narratore, tipicità di quest’autrice, passa senza soluzione di continuità dalla prosa alla musica, dagli struggimenti d’amore giovanili, alla consapevolezza ironica che l’amore può far male – molto male – che è fatto non solo di sogni e passioni ma anche di quotidianità meschine; fino alla stagione dell’impegno sociale, soprattutto rispetto al mondo femminile, per poi finalmente raccontare di sé, mettendosi comunque da un lato per essere voce universale, del dolore certamente, non senza gioia e la voglia sempre di rialzarsi. Letizia si confessa per la prima volta dal palco, citando la violenza subita, prima psicologicamente e poi nel corpo, che l’ha provata duramente, con una canzone che non è un grido né un lamento ma una narrazione corale che avvolge, discretamente. Si muove sul palco, come danzando, tra passi rock e recitazione, sprigionando dalla sua figura sottile, ormai impalpabile che sembra consumata – e forse un po’ lo è – da mesi di duro lavoro, senza sosta con un album registrato a tempo record, da marzo a luglio, sprigionando una grande energia.

La musica e la sua voce, inconfondibile per il ritmo, per la capacità di piegarla alle parole, alterna emozioni e argomenti estremamente variegati con una versatilità incredibile, a partire dai suoi tre maestri che cita sul palco e ai quali attribuisce una paternità di ispirazione puntuale, Giorgio Gaber, Fabrizio De André e Ivan Graziani, al quale è vicina con “L’antro della fata”. Al suo fianco il chitarrista Francesco Frank Cusumano, con cui Letizia collabora dal 2011, autore degli arrangiamenti del progetto. Si sente l’affiatamento di un lavoro quotidiano, anche con gli altri musicisti del gruppo, non solo perché Letizia lo racconta e chiama in causa di volta in volta i vari interpreti ma perché anche visivamente il quadro compositivo sul palco è un mosaico nel quale ognuno è una tessera insostituibile. Testi e musica sono estremamente vari anche all’interno di una stessa canzone perché, sebbene risultino da una meditazione lenta e metabolizzata. Risentono del flusso della vita che sale e scende e cambia direzione ad ogni momento. Letizia ci restituisce l’effetto spiazzante del vivere accostando nella successioni temi e motivi completamente diversi, irrompendo ad esempio dopo la canzone sulla violenza subita, con uno scioglilingua che diventa “Mordilingua”, appena irriverente eppure impeccabile sotto il profilo formale dei testi, con una scansione poetica che si potrebbe impiegare per parlare di un soggetto sublime.

Letizia Fuochi è cresciuta con le canzoni dei cantautori italiani, cominciando all’età di 9 anni a cantare e suonare la chitarra. Musica e spettacolo sono elementi ricorrenti in famiglia: è nipote di Tina Allori, una delle cantanti più note della RAI degli anni Cinquanta e la madre, che ha ringraziato durante il concerto, è la persona che più l’ha incentivata e che le è sempre stata al fianco. L’incontro che le cambierà vita e la dimensione interiore sarà però quello con Fabrizio de André nel luglio del 1998. Oltre alla musica si dedica alla recitazione: trova così, nella forza comunicativa, espressiva ed emozionale del Teatro canzone, la sua principale attività e ispirazione. Sulla scena dal 1999, ha pubblicato Finito e infinito (2002), Come l’acqua alla terra (2009), e un singolo Donna Nigra (2010) che abbiamo ricordato. E’ impegnata anche come regista, attrice e autrice, con numerosi recital e varie collaborazioni artistiche con attori e musicisti: Il Coraggio negli occhi di Lucia; Non insegnate ai bambini; L'altra me; Tra Gaber e Faber; Riflessi d'Autore; Lo sguardo della musa; L'incanto della Poesia; Noche Negra. Storia di Gerda Taro, Blanca Mariposa, reporter di guerra; e Tina Allori. Dall’agosto 2011 ad aprile 2016 è stata la voce ufficiale dei Mediterranea, band tributo di Fabrizio de André e nel Settembre 2014 ha aperto il concerto di Mauro Pagani presso la Cavea del Nuovo Teatro dell’Opera di Firenze. Nel Dicembre 2014 è stata ospite di Anna Bischi Graziani a Teramo, con Le Pazze sul Fiume, al Festival Pigro intitolato ad Ivan Graziani. Nel Maggio 2015 è poi in scena al fianco di Enzo Decaro per uno spettacolo dedicato a Ivan Graziani. Da gennaio 2016 collabora con Catalyst - centro di ricerca, produzione e scuola di teatro – per lo spettacolo L'Albero della Memoria con la regia di Riccardo Rombi.


Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Teatro Puccini, Materiali Sonori, Artelive, Goodfellas

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