James Morrison in concerto @ Auditorium Parco della Musica (Roma) - 24/07/2012

Scritto da  Domenica, 29 Luglio 2012 
James Morrison

Non le avverse condizioni metereologiche, né il conseguente spostamento di location e consistente ritardo, sono riusciti a smorzare minimamente lo straripante entusiasmo del pubblico romano di fronte al soul romantico, graffiante ed appassionato di James Morrison. Nessun divismo o atteggiamento sopra le righe per il giovane cantautore di Rugby nello Warwickshire, che al contrario si conferma interprete e musicista di razza, senza dubbio tra i più promettenti della nuova generazione, nonché estremamente disponibile, solare e generoso nei confronti dei numerosissimi fans giunti per ascoltare i brani del suo ultimo lavoro discografico “The Awakening” e i più celebri successi estratti dai due album precedenti, “Undiscovered” e “Songs For You, Truths For Me”.

 

James MorrisonOriginariamente previsto nella cavea dell’Auditorium Parco della Musica, consueta cornice della rassegna Luglio Suona Bene, a causa dell’incombere di un torrenziale acquazzone estivo, il concerto è stato repentinamente spostato nella sontuosa Sala Santa Cecilia. L’orario di inizio previsto è stato quindi necessariamente procrastinato, soprattutto dal momento che nella medesima sala erano in corso le prove per l’imminente concerto del maestro Ennio Morricone; certamente non deve essere stata un’impresa particolarmente agevole quella di rimuovere la strumentazione di duecento orchestrali ed allestire il palco per un live di matrice rock-soul. Il risultato è stato però assolutamente convincente e certosinamente curato: qualità del suono cristallina, uno sfarzoso tendaggio brillante a fare da sfondo alla performance del talentuoso ed inesauribilmente energico James, e ad accompagnarlo una band di ottimi musicisti che hanno instaurato con lui una sintonia palpabile, frutto di mesi trascorsi con passione on the road.

Impegnato ormai da febbraio nel tour mondiale di presentazione del suo terzo album di studio “The Awakening”, Morrison sembra essere giunto ad un punto nodale del suo percorso artistico: dopo l’esordio fulminante con le hit mondiali “You give me something” e “Wonderful world” e la parziale deviazione di rotta segnata dal secondo progetto discografico con episodi più decisamente all’insegna del pop e del rock melodico come “You make it real” e la struggente “Broken Strings”, interpretata in duetto con Nelly Furtado, l’artista sembra aver individuato un sound maturo e personale, perfettamente sostenuto da brani ispirati ed accattivanti. Brani in cui si fondono inestricabilmente la sofferenza per la morte del padre alcolista e la gioia viscerale del seguire la crescita della piccola ed amatissima figlia Elsie, l’urgenza di dare espressione al proprio mondo interiore attraverso la scrittura musicale ed una cifra interpretativa inconfondibile regalata da quel graffio soul che, scaturito da un violento attacco di tosse convulsa che lo avevo quasi ucciso quando aveva appena poche settimane di vita, si è tramutato in un dono inestimabile. Una timbrica soul-blues ed un attitudine vocale che riportano alla memoria la morbidezza di Otis Redding, il fraseggio di Stevie Wonder, la grinta da rockeur di Lenny Kravitz, coniugate con il romanticismo delicato di James Blunt ed il groove trascinante di Gavin de Graw. Miscela decisamente inconsueta e per questo sostanzialmente irresistibile.

James MorrisonIl suo indiscutibile punto di forza – vedere per credere – risiede però nella vulcanica energia e nella potenza e precisione interpretativa che James è capace di sprigionare dal vivo. Un rarissimo carisma e una soprendente luminosità che forse, tra gli artisti più giovani attualmente in circolazione, abbiamo ritrovato in egual misura solo nella straordinaria Joss Stone (a quando un duetto? ne scaturirebbe sicuramente qualcosa di memorabile). Giacchetto di pelle nera, jeans neri aderenti, t-shirt bianca, catenina d’argento e la sua inseparabile chitarra acustica. Così James si presenta al pubblico romano, che lo accoglie festosamente in una Sala Santa Cecilia gremita e calorosissima. Al suo fianco le due seducenti e talentuose coriste Bev Brown e Sara Jane Skeet, il chitarrista Matt White, il percussionista Neal Wilkinson, il bassista Matt Round e Richard Cardwell alle tastiere.

Una scaletta serrata ed armonicamente studiata per dare espressione con vividezza alle molteplici anime musicali di James. Tra i momenti più emozionanti indubbiamente il brano apripista “Beautiful life”, la struggente ballata “I won’t let you go” dedicata al ricordo del padre da tenere indissolubilmente legato all’anima, la versione acustica piano-chitarra-voce di “Broken strings”, la dirompente scarica di adrenalina innescata dall’ultimo singolo radiofonico “Slave to the music” idealmente composto in memoria di Michael Jackson e da “Nothing ever hurt like you” nello stile del più ruvido e vigoroso Marvin Gaye. Una sola cover presente nella setlist, si tratta di “I’m a man” dello Spencer Davis Group, per un ritorno alle radici del sound Mowtown con un rhythm&blues che sembra essere perfettamente nelle poliedriche corde di Morrison. Abituato a performare abbracciato dall’entusiasmo del suo pubblico, ci esorta ad alzarci in piedi dalle comode poltrone vermiglie dell’Auditorium e a raggiungerlo sotto il palco per festeggiare assieme. Non c’è bisogno di ripetere l’esortazione più di un paio di volte, tutta la platea – stasera tutt’altro che compassata – della Sala Santa Cecilia accorre in prossimità delle prime file: quale modo migliore per vivere appieno la passione che James infonde negli ultimi brani del concerto, l’attesissima “You give me something”, la titletrack dell’ultimo album “The awakening” e l’immancabile “Wonderful world” che suggella alla perfezione un concerto di ottimo soul-rock animato da genuino trasporto e slancio emotivo.

James Morrison si conferma un artista brillante, lontano dalle logiche del mercato discografico, animato da sincera ispirazione e desideroso di raccontarsi in musica per condividere sentimenti, emozioni, gioie e sofferenze; il suo talento e la spontaneità, naturalezza e semplicità nel rapportarsi col pubblico, rappresenteranno senza dubbio le carte vincenti di un percorso artistico in continua ascesa, da seguire con attenzione e sicuramente foriero di piacevoli sorprese.

 

SCALETTA

   1. Beautiful life

   2. This boy

   3. In my dreams

   4. Say something now

   5. I won’t let you go

   6. Up

   7. Broken strings (acoustic)

   8. All around the world

   9. Slave to the music

  10. Nothing ever hurt like you

  11. I’m a man

  12. Once when I was little

  13. Precious love

  14. You give me something

ENCORE

  15. The awakening

  16. Wonderful world

 

Articolo di: Andrea Cova

Grazie a: Massimo Pasquini, Ufficio stampa Fondazione Musica per Roma

Sul web: www.jamesmorrisonmusic.comwww.auditorium.com

 

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