"Hendrix Project", Roma Termini Orchestra in concerto @ Teatro Quirinetta (Roma) - 22/01/2016

Scritto da  Giovedì, 04 Febbraio 2016 

A 50 anni dalla svolta, l’omaggio a Jimi Hendrix della Roma Termini Orchestra diretta da Enrico Blatti, con voce recitante di Silvia Siravo. Cinquanta anni fa, era il 1966, Jimi Hendrix entrava a pieno titolo nel mondo discografico grazie a Linda Keith e Chas Chandler. La rivoluzione del rock e della chitarra elettrica, una meteora lunga meno di trent’anni, folgorante e folgorata: una creatività esplosiva e distruttiva, proposta in versione orchestrale. Una serata raffinata in un ambiente di grande suggestione, dove sono le parole a fare da colonna sonora alla scena. Perché nel rock più che in altri generi musicali è il suono che conta. E Jimi Hendrix aveva un orecchio assoluto, che non aveva bisogno di leggere la musica, come ebbe a dire Miles Davis, un’altra pietra miliare del secolo scorso.

 

HENDRIX PROJECT - Tribute to Jimi Hendrix
direzione e arrangiamenti Enrico Blatti
voce recitante Silvia Siravo
Roma Termini Orchestra: Sax alto, Roberto Bottalico e Alessio Bernardi; Sax tenore/soprano, Pierfrancesco Cacace; Sax tenore, Igor Marino; Sax baritono Luca Padellaro; Tromba Gianluca Urbano; Tromba Davide Richichi; Corno in Fa Luca Risoli; Trombone Nicola Chesti; Tuba Agostino Marzoli; Chitarra Giacomo Ronconi; Piano Fabrizio Boffi; Basso Nicola Ronconi; Batteria Max Baldassarre; Vibrafono Gianluca Manfredonia

 

A distanza di 50 anni da quel passaggio storico che ha segnato il sound del Novecento, il Quirinetta Caffè Concerto dedica un’intera serata a Jimi Hendrix: “il più grande chitarrista di tutti i tempi”.

In collaborazione con l'Associazione Musicale Controtempo, la Roma Termini Orchestra e i suoi 15 elementi diretti da Enrico Blatti, insieme alla voce recitante di Silvia Siravo, hanno regalato al pubblico due ore di “puro” Jimi Hendrix con Hendrix Project”: un viaggio unico attraverso la vita, la storia e le note dell’artista prematuramente scomparso nel settembre del 1970, prima di aver compiuto 28 anni.

Il lavoro dell’orchestra parte dal nome Termini, come una grande stazione, punto di incontro e di contaminazioni. Il contagio è negli arrangiamenti della musica di una stella assoluta che rivive e anche in quell’apertura che Hendrix dimostrò sempre. Un progetto nato con la volontà di far coesistere più generi musicali e più discipline artistiche in un unico spettacolo, coinvolgendo musicisti di punta della scena romana, insieme a un volto del teatro italiano.

L’omaggio al genio di Seattle è con un “concept live” a trecentosessanta gradi in cui la fusione tra musica e parole interpreta il pensiero innovatore di quello che la rivista Rolling Stone ha recentemente definito “il più grande chitarrista di tutti i tempi”, tra l’altro mancino.

In un ambiente decisamente suggestivo, un’atmosfera familiare che riesce a tenere insieme l’idea del teatro e del locale musicale, il racconto tra suoni e parole di un ciclone che ha rivoluzionato la storia del rock. Nato il 27 novembre 1942, a undici anni comincia a suonare la chitarra, alla morte della madre alla quale dedica uno dei suoi pezzi più struggenti; a sedici anni abbandona gli studi e comincia a fare esperienze musicali di rilievo, finché, nel 1965, costituisce il primo gruppo musicale e firma un contratto nel Greenwich Village. Cambia così la storia della chitarra elettrica con la quale infiammerà l’Europa, anche grazie a quel personaggio mefistofelico che il suo entourage gli crea ad hoc. Nel 1967 è di nuovo nel Regno Unito, dopo anni nei quali nella sua terra ha anche delle esperienze deludenti. E’ in questo anno che costituisce la Jimi Hendrix Experience, uno dei gruppi rock più importanti di quel periodo. Jimi è diventato la più potente icona del rock anche per i suoi gesti estremi come dar fuoco alla propria chitarra sul palco. Nel maggio del 1968 è già un personaggio mitologico ed è in Italia per una serie di concerti, a Milano, Bologna e due a Roma al Teatro Brancaccio. Mai prima d’allora in Italia si era sentita un’amplificazione di tale potenza in un concerto. Il pubblico romano non crede ai propri occhi; nondimeno si sta chiedendo che cosa sia la musica che sta ascoltando e rumoreggia, infastidendo l’astro del rock. E’ però anche il momento nel quale comincia il declino fisico, morale e artistico di Hendrix, dedito più ad atteggiamenti provocatori che alla musica stessa. Il palcoscenico certo sarà ancora il suo regno anche se si parla di lui sempre più per i suoi eccessi, l’arresto in Svezia ad esempio dove sfascia una camera d’albergo.

Sta finendo un’epoca, per gli Stati Uniti che entrano in una fase della Guerra del Vietnam sempre più difficile e si sta aprendo un altro capitolo nella politica come nella musica. Hendrix è anche un testimone della propria epoca come quando arrangia l’inno americano rendendolo simile ad un bombardamento, lui antimilitarista, dalla parte dei deboli, degli oppressi, degli afro-americani. Tra l’altro per essere stato fermato dalla polizia a bordo di un’auto rubata che naturalmente non dichiarerà tale, pensando di non passare guai, alla domanda “dove stai andando?”, risponde “ad arruolarmi” e così finisce, scortato dalla polizia nella 101a divisione, un’élite militare che nel suo caso suona come un paradosso e uno scherzo del destino.

Un momento interessante dello spettacolo il racconto con Miles Davis, per me la stella del jazz, un avvicinamento che diede origine ad uno scambio reciproco che lo stesso Miles sottolineò dicendo che questo è il modo di fare musica e che dal dialogo e dalla contaminazione nasce la grande musica. In effetti anche l’orchestra vira la propria scelta e le suggestioni cambiano.

Si avvia verso la conclusione la sua vita che negli ultimi mesi brucia con una smania incontrollata: registra fiumi di musica magari solo abbozzata o grezza, sentendo la fine che si avvicinava e temendo di non arrivare ai ventotto anni, come in effetti fu. Pensando alla propria morte Hendrix espresse il desiderio di avere molto blues e Miles Davis, “sempre che abbia voglia di passare” ma certo per una simile presenza sarebbe valso la pena morire. L’ultimo pensiero fu alla memoria e alla speranza che la gente avrebbe continuato a mettere su i suoi dischi; questa espressione per chi non è nato nell'era del digitale, evoca l’immagine oggi tenera del gesto di mettere il disco di vinile sul giradischi e con delicatezza e precisione spostare la puntina, facendo attenzione. Il rock allora aveva un lato domestico.

Continua così, con progetti per portare nel cuore di Roma la programmazione musicale, il lavoro svolto da ViteCulture nell’ex Teatro Quirinetta, recuperato e restituito alla cultura e all’intrattenimento grazie a Mamo Giovento, Giulio Amorosetti e Daniele Martelli.

 


Quirinetta Caffè Concerto - via Marco Minghetti 5, 00187 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/69925616, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacolo: 22 gennaio 2016, ore 22.00
Biglietti: 10,00€ (più diritti di prevendita)

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Marta Volterra e Marika Polidori, Ufficio Stampa HF4
Sul web: www.quirinetta.com

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