Frank London & The Glass House Orchestra in concerto @ Teatro Manzoni (Milano) - 24/01/2016

Scritto da  Domenica, 07 Febbraio 2016 

Il Teatro Manzoni celebra a suo modo la Giornata della Memoria invitando a uno degli “Aperitivi in concerto” uno straordinario gruppo musicale capeggiato dall’ apprezzatissimo vincitore di Grammy Awards Frank London, trombettista, compositore e tastierista. Da tempo London si esibisce con i Klezmatics e The Hasidic New Wave ma qui a Milano ha portato la sua Glass House Orchestra, otto elementi che hanno letteralmente rapito il folto pubblico che ha riempito, come sempre più spesso accade la domenica mattina, ogni poltrona sia in platea che nei palchi. Così il 24 gennaio, dopo una fermata nel foyer e al bar, tutti gli spettatori sono stati introdotti alla visione dai discorsi di due rappresentanti della Comunità Ebraica milanese: Davide Romano e Roberto Zadik.

 

FRANK LONDON & THE GLASS HOUSE ORCHESTRA
prima e unica data italiana
il celebre trombettista dei Klezmatics rende omaggio alla Giornata della Memoria
tromba, tastiere Frank London
sassofoni, flauto Béla Ágoston
violino, voce Edina Szirtes Mókus
violino Jake Shulman-Ment
chitarra Aram Bajakian
cimbalom Miklós Lukács
contrabbasso Pablo Aslan
batteria Yonadav Halevy

 

Ci hanno così raccontato chi è questo acclamato solista della tromba, Frank London, grande poeta della cultura musicale Yiddish e ci è stato spiegato cosa significa The Glass House Project. Un diplomatico svizzero, Carl Lutz, dopo essere stato nominato rappresentante all’ambasciata svizzera di Budapest in Ungheria, dal 1942 fino al 1945, offrì rifugio in piena guerra a migliaia di ebrei salvandone dalla deportazione verso i campi di concentramento nazisti circa 62.000. La Casa di Vetro era una ex fabbrica del vetro trasformata in casino, dove le prostitute della capitale ungherese non trovavano insopportabile l’idea di salvare migliaia di bambini, le loro madri e padri e tanti anziani nascondendoli dalle grinfie della Gestapo del Terzo Reich. Perciò, a ricordo di come spesso le figure meno onorevoli di una società si comportano in realtà nel migliore dei modi rispetto a tanti altri, London chiama The Glass House Project la composizione di un mosaico musicale fantastico creato con musiche appartenenti alla enorme tradizione ebraico-ungherese, per ricordare le vittime della Shoah e la storia dimenticata di Lutz, questo console svizzero che solo gli ebrei hanno premiato come ‘Giusto tra gli uomini’, mentre il governo svizzero si è sempre sentito imbarazzato dalle sue scelte "pericolose", che avrebbero potuto mettere in difficoltà la proverbiale neutralità del Paese transalpino.

Gli artisti che compongono questo progetto provengono da vari paesi: il chitarrista Aram Bajakian è nato a Boston da una famiglia di immigrati armeni e si è spostato a Brooklyn per emergere con la sua musica, che aveva iniziato a suonare dall’età di 12 anni. Ha lavorato con la leggenda del rock Lou Reed e i Velvet Underground come frontman, assieme poi ad altri grandi musicisti internazionali; è stato membro del gruppo Abraxas e dal 2014 suona con Frank London e in proprio. Il contrabbassista Pablo Aslan viene da Buenos Aires in Argentina, dove è stato nominato al Latin Grammy Award per il miglior album di tango e per il miglior album di latin jazz, ha studiato in California per poi finire a suonare nei club di New York. Béla Ágoston, ungherese, è lo straordinario sassofonista che talvolta suona un clarinetto alto e perfino una cornamusa! Compositore laureato in musica all’Università di Budapest con un Master, ha fondato la sua prima band di improvvisazioni free jazz nel 1990 e da allora ha fatto tanta strada creando negli ultimi anni prima un Trio poi un Quartetto.

Szirtes Edina Mókus è una delle artiste ungheresi più rispettate per il suo talento infinito sia nell’uso del violino sia in quello della voce. Laureata nel 2000 in Musica dopo il Conservatorio, ha guidato diversi gruppi musicali spaziando tra i generi, dal blues al jazz al folk. Ha vinti numerosi premi tra cui alcuni come miglior compositrice ungherese. Al suo fianco abbiamo avuto un secondo violino, suonato da Jake Shulman-Ment: specialista di musica klezmer, classica, romena, ungherese, zingara e greca, ha pure insegnato alla stimata Henry Street Settlement and the Yddish Folk Arts Program KezKamp di New York. Ha viaggiato molto sviluppando un po’ tutte le sue notevoli capacità. Ha spesso qui cantato assieme a Szirtes Edina Mókus, come hanno fatto altri del gruppo. Restano da citare il batterista Yonadav Halevy, nato e cresciuto a Haifa in Israele, leader del gruppo post-funk The Apples e membro del collettivo hip hop Spokinn Movement, e l’incredibile Miklós Lukács che ha portato sul palco uno strumento che io non vedevo dal vivo in concerto da forse trenta anni: un autentico cembalo che Lukács suona in modo meraviglioso e perfino commovente. Ha suonato tra gli altri coi grandissimi Charles Lloyd, Archie Shepp, Chris Potter, Steve Coleman, Herbie Mann, Uri Caine e Chico Freeman e ha vinto numerosi premi.

Ma chi ha riunito questi esemplari? Frank London, trombettista e compositore vincitore di un Grammy Award in ‘World Music contemporanea’ per "Wonder Wheel (lyrics by Woody Guthrie)". Ha composto musica per tanti film, per danza e teatro e ha creato una folk opera, oltre a una pièce per il celebre Pilobolus Dance Theatre assieme ai Klezmatics. La sua relazione stretta sia con l’avanguardia che con la musica etnica ed ebraica lo rende un personaggio artistico molto particolare e gli è stata data in premio la Medaglia Honoris Gratia dal sindaco polacco di Cracovia nel maggio 2015 per i suoi meriti artistici e sociali. Quando sale sul palco London, propone diversi brani tutti assieme senza interruzione perché, a suo dire, si era già parlato abbastanza. Ed è proprio vero che la musica parla da sola e che unisce dove i popoli soffrono, vittime anche di incomunicabilità. La memoria del bene vince il male e il primo strumento a risuonare nel Teatro Manzoni è il cimbalo, poi affiancato dai due violini, dalla batteria, dal sax, dalla chitarra e dalla tromba. La violinista esordisce come vocalist e la Glass House offre subito il meglio di sé.

Il contrabbassista tira fuori l’archetto, trasforma in violoncello il suo strumento e si percepisce il movimento musicale: sembra di guardare fuori dal finestrino di un treno e vedere un paese che si allontana. Nel cuore sgorga tutta l'energia di un passato che scompare e sembra impossibile che sia davvero solo la musica a fare tanto alle menti degli spettatori. Ma questa sì, crea immagini mentali, passioni e tremori, forse a volte può sembrare la colonna sonora di un film già visto… ma qui, dal vivo, sembra solo la capacità di raccontare storie con enorme maestria e con strumenti suonati in modo perfetto, tutti assieme come se guidati da una mente unica. Di colpo cambia tutto e il chitarrista segna un bel giro di rock, seguito però da musica da orchestra ungherese e klezmer. Anche il sassofonista canta con la vocalist ungherese e un brano usa gli assolo di cembalo, che trasforma i suoni emessi in battito d’ali di farfalle che volteggiano all’alba tra fiori pieni di rugiada. Poi i violini riprendono vigore con allegria e forza e la band, trascinata dalla voce di Szirtes Edina Mókus, tocca altre sfide fino al culmine di free jazz della tromba di Frank London, che riecheggia Sun Ra. Il pubblico risponde con un boato, totalmente sedotto.

Il chitarrista, che ricorda Lou Reed in tanti momenti, fa da contralto pop al cembalo, con momenti di assoluta armonia con il creato, fino alle grida free jazz superate dalla voce e dai violini, sostenuti dalla batteria sempre attenta ad accompagnare i ritmi di ciascuno che di colpo cambiano e possono diventare scorribande allegre e disordinate. Il genio creativo di Béla Ágoston ripropone in soli sette minuti l’operetta de ‘La principessa della Czarda’ con enorme talento e fantasia. Nel Giorno della Memoria si vorrebbero ricordare tante storie individuali ma basta riproporre l’opera scritta nel 1915, all’alba della prima guerra mondiale, per valutare tante cose, come ad esempio che fosse l’operetta preferita in assoluto da Adolf Hitler. “Ogni cosa ha una storia” ricorda London, “ma noi facciamo musica!”. La loro è semplicemente indimenticabile e stupenda, delicata e potente, capace di stupire quando salta fuori la zampogna per variare i temi musicali. Charles Lloyd, sassofonista tenore e contralto oltre che flautista con cui Béla Ágoston ha suonato in passato, gli ha consegnato la zampogna.

La preghiera più appropriata di oggi è quella che il Hazan canta ai funerali, dove per secoli si sono usate differenti versioni ma qui si adopera quella di Budapest, che si cantava fino a prima e poco dopo la guerra. A quei tempi molti morirono ad Auschwitz, in tanti tornarono e molti partirono per la Palestina, il nome che oggi si dice Israele. Titolo del brano: ‘Mercy and compassion’. Appena passato il momento dedicato alla storia tradizionale, tornano i nostri con allegrie e contaminazioni che stanno rendendo questo davvero un concerto straordinario: Aram Bajakian apre al rock, subito seguito dai violini, da violoncello, tromba e cembalo, mentre il batterista segue a passi leggeri ogni cambio di registro musicale e il continuo susseguirsi di strumenti e composizioni cantate, tutto così ben amalgamato come avevano convissuto in passato tanti differenti individui in una pace sublime. Mi appare alla mente l’immagine di otto alieni persi nello spazio che cadono sul medesimo pianeta per caso e scoprono di essere tutti fratelli divisi alla nascita e ora finalmente ritrovati. La loro gioia è immensa e passano giornate a rincorrersi e giocare. La gioia è trasmessa al pubblico che gode per il ricchissimo concerto, di musiche belle, da ballare o sognare, in una girandola infinita di suggestioni diverse che si alternano e si fondono. Una grande bellezza.


Teatro Manzoni - via Alessandro Manzoni 42, 20121 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 800914350, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacolo: domenica 24 gennaio, ore 11
Biglietti: intero € 12 + prevendita, ridotto €8 + €1 prevendita (giovani fino a 26 anni, Titolari Feltrinelli Carta Più, Soci Touring Club Italiano, Titolari Jazzit Card, A Teatro con Fidaty Card, Convenzione Teatro Franco Parenti)

Articolo di: Daniela Cohen
Grazie a: Viviana Allocchio, Ufficio Stampa Aperitivo in Concerto
Sul web: www.aperitivoinconcerto.com - www.teatromanzoni.it

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