Eleanor Friedberger, la metà femminile dei Fiery Furnaces @ Quirinetta (Roma), 10/11/2016

Scritto da  Martedì, 15 Novembre 2016 

No-Stop dal 5 al 10 novembre con i protagonisti della scena sperimentale internazionale dal jazz, all’elettronica, al modern classical con la direzione artistica di Viteculture. L'attenzione al suono, al suo scorrere e alle tante forme che le 7 note possono assumere, in una settimana di no-stop al Quirinetta di Roma dove dal 5 al 10 novembre sul palco si sono esibiti alcuni dei maggiori protagonisti della scena sperimentale internazionale contemporanea.

 

Il 5 novembre, il jazz riottoso e improvvisato dei canadesi BadBadNotGood per la prima volta in Italia (unica data italiana); il 6 novembre, le visioni sonore di Dorian Gray And Blaine (ex Tuxedomoon): l'elettronica mischiata alla psichedelia vintage; il 7 novembre, lo sperimentatore del ritmo Makaya McCraven; l’8 novembre, il piano continuo di Lubomyr Melnyk, pianista dalla storia avvincente; il 9 novembre, la fusione di elettronica e musica organica di Koop Oscar Orchestra; e il 10 novembre, l’indie newyorchese di Eleanor Friedberger, la metà femminile dei Fiery Furnaces.
"Per questo novembre abbiamo deciso di mettere l'ascolto alla base di tutto" ha dichiarato il direttore artistico Mamo Giovenco, "per fermarsi e farsi rapire dal suono e trovarsi come fuoco di una prospettiva fatta di onde sonore e di intimità. La tecnica, la perfezione e l'imperfezione vengono sezionate e messe a nudo per essere così come sono, senza pozioni digitali".

Un tuffo negli anni Settanta con l’ultima data, il 10 novembre, dedicata alla newyorkese Eleanor Friedberger, la metà femminile dei Fiery Furnaces che torna in Italia per suonare dal vivo il nuovo album “New View”.
Appare quasi timida questa cantautrice statunitense nata a Oak Park, nell’Illinois, classe 1976. Si scherma con una vena di ironia, sottile, fragile e molto vintage nell’aspetto e nello stile. Musica rock con uno spirito country, un’aria nomade on the road da ritmi americani, non così metropolitani e frenetici come suggerirebbe la provenienza.
Lo stile è un’icona del passato ma più composta, addolcita dal tempo, senza la frenesia dirompente e anche l’energia dissacrante di quegli anni.
Le canzoni sono state arrangiate con la sua band, gli Icewater, e il risultato è un album che sembra un classico fin dal primo ascolto. La critica lo ritiene il miglior album solista di Eleanor Friedberger ad oggi. Per questo lavoro Eleanor Friedberger prende ispirazione da molti dei suoi eroi musicali: da Van Morrison a Neil Young e George Harrison, fino a Yoko Ono. Storie personali che si distendono con l’ambizione di diventare melodie e narrazioni universali. Non è nell’esecuzione che Eleanor si distingue quanto nella voce, bella, decisa, con sonorità calde e un’avvolgenza piena che sembra perfino contrastare con l’esile figura, che si muove poco al centro del palcoscenico, in abiti che paiono tirati fuori dall’armadio della mamma. Anche la sua aria innocente, fresca sul palco, non lascia immaginare il suono deciso in crescendo nel corso dell’esibizione.
Dopo l’incerto canzoniere di “Last Summer”, Eleanor Friedberger, ci ha riprovato con “Personal Record” dove la voce emerge quale nota distintiva di quest’artista anche se alcuni hanno notato la verbosità dei testi. Più maturo certamente “New view”, sebbene l’eco di tanto cantautorato americano riecheggia nei testi e nella musicalità di quel ritmo da ballata che accompagna lunghi viaggi, ritmi vivaci ma tempi lenti. New York è ancora una meta.

Viaggio a tappe
Canadesi di Toronto ed esponenti di primo piano della scena crossover jazz locale, i BadBadNotGood in soli sei anni hanno ridefinito le regole dell’abstract hip hop, conquistando negli anni un pubblico sempre più numeroso e appassionato di black music, colonne sonore e library music. Cinque album e tante collaborazioni, da Tyler The Creator a Earl Sweatshirt, da Ghostface Killah a Danny Brown, da MF Doom a Frank Ocean, per il quale nel 2012 si esibiscono come backing band al Coachella Festival, sino alla partecipazione alla colonna sonora di ‘The Man with the Iron Fists’, un film dello stesso anno diretto da RZA con Russel Crowe e Lucy Liu. Quest’anno il trio ha pubblicato il quarto album ‘IV’ (Innovative Leisure/Goodfellas), la quintessenza del loro eclettismo sonoro.
Dopo l'esplosione dei BadBadNotGood, il 6 novembre, è stata la volta di Dorian Gray and Blaine con "Sound and Vision", ovvero lo stato libero dell'immaginazione. Con l'uscita del nuovo album dei Dorian Gray, "Moonage Mantra", prevista per il prossimo dicembre, ritorna sui palchi la performance di musica e disegni dal vivo che coinvolge di volta in volta, insieme alla band cagliaritana, alcuni fra i più importanti illustratori e fumettisti. "Sound and Vision" fa tappa al Quirinetta trovando nelle immagini in tempo reale del disegnatore modenese Marino Neri, autore della graphic novel Cosmo e illustratore di Le Monde, il complemento visuale alla musica dei Dorian Gray. Impreziosisce ulteriormente la performance un ospite speciale del calibro di Blaine L. Reininger.
Al grido di “future-is-now drumming”, il 7 novembre Makaya McCraven ha portato nel locale di Via Marco Minghetti la sua capacità unica di spaziare tra generi e stili con una semplicità disarmante mantenendo forti radici nella world music, ma soprattutto nel jazz, vizio di famiglia fin dai tempi del padre Stephen, dietro alla batteria del grande Archie Shepp. Ricercate (de)strutturazioni, sperimentazioni e improvvisazioni, accompagnato da musicisti straordinari come Jeff Parker (Tortoise), Marquis Hill, Junius Paul, Josh Abrams (Joan Of Arc) e De’Sean Jones.
L’8 novembre, è statoLubomyr Melnyk, autentico innovatore nel panorama modern classical contemporaneo, a occupare il suggestivo palco del Quirinetta. Negli ormai quasi quarant’anni della sua carriera ha sviluppato un linguaggio pianistico unico e personale, la continuous piano music: onde di note velocissime che danno vita ad un flusso perpetuo e magico, ai confini tra percezione melodica e viaggio immaginativo, un incanto sonoro la cui natura ultima rimane misteriosa. Basandosi sul principio di una corrente di suono costante e continua, senza interruzioni, crea pattern di note rapidi, complessi e virtuosi, che gli sono valsi anche il titolo di uno dei pianisti più veloci al mondo.
Il 9 novembre, Oscar Simonsson, già fondatore del raffinato duo elettro jazz svedese Koop, ha infine presentato il suo nuovo progetto Koop Oscar Orchestra: rivisitazioni modern jazz tipiche di Koopper un viaggio musicale sperimentale attraverso la musica classica, l’elettronica, il jazz e lo swing, in continuo movimento tra inediti e pezzi che hanno segnato la fama di Koop. Il duo è arrivato laddove ogni musicista a fatica riesce: al cuore della gente, grazie alla capacità di combinare un suono unico e inedito con il songwriting classico. Un successo dopo l’altro con Koop Island Blues al numero 1 nella classifica di elettronica della Billboard.

Articolo di Ilaria Guidantoni

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