David Amram Quintet in concerto @ Teatro Manzoni (Milano) - 28/02/2016

Scritto da  Martedì, 01 Marzo 2016 

La magnifica rassegna intitolata “Aperitivo in concerto” che il Teatro Manzoni ha regalato ai suoi spettatori, sempre più numerosi, si è arricchita domenica 28 febbraio di una data unica e davvero emozionante con protagonista il Quintetto di David Amram, compositore e leggendario musicista che ha saputo affascinare ed esaltare una platea totalmente esaurita in ogni poltrona fin su, a tutti i palchi della galleria. La folla di ammiratori di ogni età ha avuto ben ragione ad accorrere a questo appuntamento: David Amram ha ormai 86 anni e l’ultima volta che aveva visitato Milano era stato 62 anni fa…

 

DAVID AMRAM QUINTET
pianoforte, flauti, corno francese, percussioni David Amram
sassofono contralto, flauto Jerry Dodgion
contrabbasso Rene Hart
batteria, glockenspiel Kevin Twigg
percussioni Adam Amram

 

Presentato con dovizia di particolari prima che salisse sul palco, l’ingresso di David Amram sbalordisce tutti quanti: arriva con una falcata da giovanotto, pantaloni neri attillati, camicia grigia e giacca leisure scura, al collo una quantità di collane in avorio, argento e turchesi che brillano fino agli occhi degli spettatori più lontani. E’ alto, smilzo, capelli bianchi e un bel viso illuminato da un sorriso aperto. Si porta al centro del palco per salutare gli amici che compongono la sua band e parla, usando un italiano stentato ma chiaro: “Sono benedetto dalla buona fortuna” inizia, “Sono felice di essere a Milano per partecipare a questo concerto. Mi piace la lingua italiana, amo la lingua di Dante ma parlo meglio, forse, in francese e inglese”. Prosegue enumerando i meriti dei suoi musicisti al seguito: Jerry Dodgion, che ha inciso dischi con Count Basie e Pete Seeger tra i tanti, qui al sassofono ma anche al sax contralto e al flauto. Il loro primo brano, con Amram che siede a uno splendido pianoforte a coda, è di Duke Ellington.

David presenta, parole sue, “un meraviglioso figlio alle percussioni” indicando Adam Amram, un giovane dai folti capelli ricci e castani, noto da anni nel panorama underground newyorkese come compositore oltre che ottimo strumentista, felice dell’esperienza coi compagni più maturi e classici frequentati dal padre, che ha sempre seguito fin da bambino. E’ poi la volta di “Rene Hart al meraviglioso contrabbasso” come dice David Amram, poi di Kevin Twigg alla batteria e che si esibirà più avanti con uno strumento simile allo xilofono ma che si chiama glockenspiel e infine, scemati gli applausi dedicati a tutti i componenti della band, ecco la canzone seguente, di Duke Ellington, del 1954. David si sofferma a raccontare che lui scrisse la musica per un film, diretto a Parigi da Luchino Visconti, tratto da un libro di Arthur Miller intitolato “After the fall”. Le scarpe nere di pelle sneakers rendono il passo del musicista felpato ed elegante; e continuerà ad alzarsi e muoversi per risedersi al piano per tutte le oltre due ore di spettacolo, parlando al microfono in piedi rivolto al pubblico oppure suonando altri strumenti.

Tornando alla musica composta per il famoso scrittore e commediografo aggiunge: “Realizzò una commedia” racconta, “e Arthur Miller voleva la musica che io ho composto. Per il teatro però la partitura fu compressa ma qui, per voi, ecco la versione completa e originale che ho fatto per il grande autore ed è la prima volta che suono questo in Italia”. Gli spettatori sono totalmente rapiti dalle note deliziose che emergono dall’insieme degli strumenti, di cui il pianoforte è certamente il piatto forte ma capace anche di lasciare spazio agli altri, in una continua ondata fluida di musica ammaliante, gradita al pubblico al punto che non si sente volare una mosca fino alla fine di ciascun pezzo, per lungo che sia. Qui si capisce come il jazz abbia fatto tanta strada, quando a suonarlo sono personaggi che hanno scritto capolavori musicali oltre che vissuto intrecciandosi alla storia e alla cultura di intere generazioni. Fa piacere osservare che un teatro come il Manzoni abbia scelto di annoverare un tale alto livello di grande musica moderna in un programma che osserva una scelta così precisa di grandi artisti molto amati.

L’emozione provocata dal grande Amram appoggiato con garbo al pianoforte a coda, dal suono cristallino, è potente e ci vuole poco a capire perché la sua band sia così longeva: ogni suono è messo in primo piano, gli assolo di ciascun musicista della band si fondono lentamente senza che ci sia mai alcuna prevaricazione e David, se non suona, si alza e batte le mani a ritmo degli altri musicisti oppure prende una tavoletta o un flauto o altri strumenti curiosi, poggiati su un basso tavolinetto sul palco, accompagnandosi agli altri. Arriva un altro racconto autobiografico che parla di Elia Kazan e di un film musicato dal nostro compositore, con Nathalie Wood, “Splendor in the West”, che vinse un Oscar e dove Warren Beatty debuttava. “Io ho avuto l’onore” prosegue David Amram, “di comporre per Elia Kazan ispirato da Puccini e da Billie Holliday, io volevo sia il classico sia il soul nel suo film”. Ci dice che a breve usciranno per la prima volta in cofanetto tutte le colonne sonore scritte nel corso della sua vita e mai pubblicate. “Chi sa aspettare è felice” aggiunge, “perché avrà il meglio!”.

Intanto siamo noi ad avere il meglio di tutto poiché ci viene offerto dal magnifico quintetto; David canta mentre suona e la sua voce è melodiosa e gradevole come tutto quello che ci ha donato finora. La voce del sax si fonde col sound del pianoforte, sottolineato dal contrabbasso e dalle leggere spazzole del batterista, assieme ai ritmi delle percussioni. Un piacere notevole per tutto il pubblico, che apprezza i racconti. “Quando mi sono accorto che tornavo a Milano dopo 62 anni, ho pensato -Wow!- devo portare qualcosa che non hanno sentito mai… Ecco perché il prossimo brano potrà sembrarvi un po’ retrò ma val la pena ascoltarlo per la prima volta in Europa!” dice provocando applausi incontenibili da spettatori consapevoli di non restare delusi. Ed è davvero così, il talento e l’estro di questo personaggio sono arte pura e sembra anche gioire degli assolo del figlio, che si coccola con lo sguardo, condividendo sempre i propri pensieri col pubblico.

Nel 1962 sono stato scelto per fare le musiche di un film girato da Frank Sinatra in cui ho voluto Louis Armstrong alla tromba ma composizioni di Puccini, Rossini e altra musica italiana. Sinatra volle fare un film totalmente pazzo e c’era un artista che lavorava con Andy Warhol alla Factory, a quei tempi, e sapeva che io potevo comporre sia musica sinfonica sia pop e jazz” racconta Amram stregando tutti quanti, invidiosi di un mondo scomparso ma sempre affascinante. “E avevo un interprete come Frank Sinatra, con tale voce e capacità che fece tutto da solo. Dedico questo brano a Gerry Mulligan che ha scritto pure lui della musica con me e spesso abbiamo suonato assieme. Domani chiamerò Franca, la moglie di Gerry per raccontarle che ho suonato a Milano una sua composizione. Il vero swing dei grandi signori della musica, dal vivo, ho l’onore…” e ci suona un pezzo da far crollare il teatro per la reazione del pubblico alla fine.

Non è finita, anche se non so come smettere, sto scrivendo troppo, però David ha raccontato anche questo: “Jack Kerouac mi confidò: ‘Scrivo in inglese ma sogno in francese…’. Un suo amico ancora vivente di 96 anni ha parlato con me di quanto Jack amasse Dante, anche se la sua non era una lingua che si parla tutti i giorni, ma ne amava la cadenza. Così un concerto suona con la stessa spontaneità del jazz e così scrivevo con i colori sonori nel 1957, con Neil Cassidy e Allan Ginsberg, con parole di Jack, mie e di Allan. E’ dedicata alla gioia di celebrare la gioia di vivere, ‘All my days’ è il titolo”. Si siede al piano e recita un rap declamando con tono sincero un inno al suo essere a Milano, vicino alla Scala, a suonare con amici così bravi e ricordando tempi lontani “come questa canzone che voi, se volete, potreste prendere a spunto per scriverne una ancora più bella!”. Parla in rap, seduto, facendo schioccare le dita, dando un ritmo al discorso-canzone, voce pacata e felice e si tuffa in una session al piano. Poi si alza e suona perfettamente un corno francese.

Soft music, sentimenti, talento, conoscenza, sapienza, arte e amore per il prossimo, questo è quanto abbiamo ricevuto da David Amram e mi dispiace per chi se lo è perso perché è stato uno spettacolo indimenticabile e stupendo.

 

Teatro Manzoni - via Alessandro Manzoni 42, 20121 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 800914350, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacolo: domenica 28 febbraio, ore 11
Biglietti: intero € 12 + prevendita, ridotto €8 + €1 prevendita (giovani fino a 26 anni, Titolari Feltrinelli Carta Più, Soci Touring Club Italiano, Titolari Jazzit Card, A Teatro con Fidaty Card, Convenzione Teatro Franco Parenti)

Articolo di: Daniela Cohen
Grazie a: Viviana Allocchio, Ufficio Stampa Aperitivo in Concerto
Sul web: www.aperitivoinconcerto.com - www.teatromanzoni.it

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