Cristina Donà, "Tregua 1997-2017 Stelle Buone tour" @ ViteCulture Festival, Ex Dogana (Roma), 10/07/2017

Scritto da  Mercoledì, 12 Luglio 2017 

La timida e rivoluzionaria ragazza milanese che portò all'esordio il cantautorato rock femminile in Italia, vent'anni dopo, ha lasciato il posto a una donna dotata di eleganza e classe, carismatica benché insolitamente silenziosa

Cristina Donà in
TREGUA 1997-2017 STELLE BUONE - TOUR
con Cristina Donà: voce e chitarra
Cristiano Calcagnile: batteria e percussioni
Lorenzo Corti: chitarre elettriche e tastiere
Danilo Gallo: basso
Gabriele Mitelli: tromba


Completo giacca e pantaloni nero e camicia bianca. I capelli che svolazzano al vento di questa mite serata d'estate romana, e lei che svolazza sospinta dalle sue stesse note, ebbra di quell'atmosfera intensa che è lei stessa a creare. È proprio grazie a questo suo spirito perennemente in sospensione che Cristina riesce a coniugare, nella voce e nella presenza scenica, il suo imprinting cantautorale e i nuovi arrangiamenti che non rinunciano a una vena sperimentale. Un folletto in tailleur, in pratica.

Vent'anni dopo, Cristina Donà riporta sul palco il suo fulminante album di debutto, l'indimenticabile "Tregua" (che verrà ristampato in versione rinnovata a settembre), nel tour che l'ha portata anche nella capitale. Qualche inconveniente logistico ha costretto l'organizzazione del ViteCulture Festival allo spostamento della sede da Villa Ada all'Ex Dogana, ma variando la location il risultato non cambia. Il senso della serata resta sempre quello: un disco che ha fatto la piccola storia della musica italiana degli anni '90, riprodotto fedelmente nella sua scaletta eppure riveduto e corretto alla luce di un set inedito che prevede incursioni degli ottoni, del rhodes e perfino dell'elettronica (peccato solo per una batteria un po' troppo fallosa).

Una Cristina che torna alle origini e si rinnova, dunque, quasi irriconoscibile rispetto a quella delicatamente pop che avevamo imparato a conoscere nei suoi lavori più recenti. Ovvero, quella che rispunta nella seconda parte del concerto, esibendosi in un'antologia di alcune delle melodie più emozionanti della sua carriera ("Nido", "Goccia", "Dove sei tu", "Terapie" e specialmente l'ineffabile "Universo", proposta in un'intima veste acustica chitarra-voce). E riacquistando perfino il dono della parola, tanto da arrivare a citare nel suo folle caleidoscopio perfino due geni scomparsi come Paolo Villaggio (proprio all'ombra della tangenziale che ospitò la leggendaria scena dell'autobus preso al volo nel primo "Fantozzi") e Lucio Dalla (con una cover finale di "Com'è profondo il mare" da pelle d'oca). E chissà se la sua anima più autentica è questa nuova o quella vecchia. Oppure, più probabilmente, entrambe, come sembrerebbe suggerire questa sua eterna bipolarità artistica.


SCALETTA:
1. Ho sempre me
2. L'aridita' dell'aria
3. Stelle Buone
4. Labirinto
5. Raso e chiome bionde
6. Le solite cose
7. Piccola faccia
8. Senza disturbare
9. Ogni sera
10. Risalendo
11. Tregua

Encore
12. Nido
13. Goccia
14. Dove sei tu
15. Com'è profondo il mare
16. Universo     


Articolo di: Fabrizio Corgnati
Grazie a: Big time

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP