Dialektos, Maria Pia De Vito in concerto @ Théâtre Muncipal (Tunisi) - 15/11/2014

Scritto da  Martedì, 18 Novembre 2014 

Un’italiana, anzi una napoletana a Tunisi, nel cuore dell’italianità. Un’ora di parole e musica: melodia, improvvisazione, arrangiamento e grande virtuosismo. Ricerca e sperimentazione, voglia di contaminazione sono gli ingredienti dello spettacolo emblematico nel titolo che traduce l’ispirazione musicale inglese di Huw Warren, la danza e i classici brasiliani, in napoletano, facendo risuonare le note mediterranee.

Maria Pia De Vito (voce, live electronics), Huw Warren (piano)
Tunisi, Théâtre Municipal de Tunis - sabato 15 novembre 2014

 

Nel cuore di Tunisi, sull’Avenue Bourguiba, già Avenue de France, al Théâtre Muncipal - realizzato in stile liberty da architetti italiani ai primi del Novecento (e recentemente restaurato) - l’Istituto di Cultura Italiano ha organizzato uno spettacolo, «Dialektos» con il duo Maria Pia De Vito (vocalista e musicista) e Huw Warren (pianista e compositore), nato dal loro incontro musicale. Se-il pianista unisce l’accademia alla ricerca, talora irriverente anche nel modo di suonare il piano, in piedi, appoggiandosi in posizioni provocatorie, o ancora pizzicandone le corde, con un tono qualche volta spassoso; la vocalista rivela una tecnica grandiosa e un lungo studio, offerto al pubblico con leggerezza e perfino ironia, sulla voce usata come strumento, rappresentazione, vorrei dire perfino mimica. Potrebbe essere protagonista di uno spettacolo per sola voce, senza parole. E invece Maria Pia ci offre anche la parola sull’onda dell’arrangiamento musicale e della traduzione che, in questo caso, non è tradimento, quanto un viaggio in noi stessi e nelle possibilità del pensiero e del sentire che si dilatano cambiandone le parole. Perché nulla resta immutabile.

Lo spettacolo è frutto di una collaborazione tra i due artisti, personalità affermate, desiderose di intraprendere nuove esperienze musicali. Quest’incontro ha permesso loro, reciprocamente, di unire una creatività vocale a innovazioni sorprendenti a livello pianistico.

L’esordio è con “And the kitchen sink”, composizione di Warren sul quale la De Vito gioca con il virtuosismo della voce, sorprendendo in una varietà ed estensione di toni, graffiature e modulazioni incredibile; sempre su una composizione del pianista, Maria Pia in “Allirallena”, dà vita ad una canzone d’amore (cambiandone il titolo originario) in napoletano. Sempre di ispirazione napoletana “Strummolo a tiriteppola”, frutto della collaborazione con Warren, che in dialetto è la trottola spuntata, metafora di Napoli meravigliosa quanto accidentata. Il testo di De Curtis (Totò) diventa “Si fosse n'auciello” o un cardellino, è una poesia d’amore, che ricorda i componimenti semplici e perfino ingenui di una volta, con metafore che sono ormai nel nostro immaginario collettivo. E’ poi il momento del Brasile con “Frevo em maceió” di Pascoal, un grande amore per la vocalista napoletana che con la sua danza e i grandi classici offre molti spunti a chi ha percorso le vie del jazz. In effetti il chitarrista brasiliano, Guinca, ci ha raccontato Maria Pia, ha studiato il jazz e attinto al contempo alla tradizione mediterranea, così che la sua musica è diventata un laboratorio di sperimentazione. “Beatriz” di Edu lobo e Chico Buarque è un grande classico brasiliano con il testo in napoletano che, la De Vito ci tiene a precisare, è stato approvato da Chico con il quale ha lavorato a stretto contatto.

Si torna a casa con “G continuo” di Rita Marcotulli, amata dalla De Vito soprattutto per il ritmo. Resta il napoletano l’espressione principale di Maria Pia che in “Curre Maria”, frutto della collaborazione con Buarque, De Moraes, Jobim, fa sentire la vibrazione profonda che questa lingua – riconosciuta dall’Unesco – eccheggia in lei.

Maria Pia De Vito è sempre stata attirata dal potenziale immenso della voce e si è dedicata al canto lirico e contemporaneo. Nell’esecuzione eccheggia certamente l’uso lirico come un graffio jazzistico e ancora la provocazione di memoria futurista. E ancora, si è concentrata sullo studio di diversi tipi di strumento dalle percussioni alla chitarra. Ha approfondito le sue conoscenze musicali entrando a far parte di gruppi musicali di ricerca etnica e, in particolare, è legata al patrimonio mediterraneo, balcanico, così come brasiliano. Si è affermata nel mondo del jazz, dividendosi la scena con musicisti del calibro di John Taylor, Ralph Towner, Rita Marcotulli, Paolo Fresu o, ancora, Norma Winstone. Altro filone, che lei stessa ha ricordato, tra un brano e l’altro, l’interesse per l’improvvisazione e il ritmo, che li ha permesso di collaborare con Carlos Santana, Cesaria Evora e Joni Mitchell.

Huw Warren, pianista e compositore, è vincitore dell’ultima edizione del BBC Jazz Award for Innovation e si è affermato sulla scena internazionale in quanto direttore musicale e pianista della diva folk contemporanea June Tabor, con la quale collabora da una decina d’anni. Ha condiviso la scena con personalità quali Herbet et Feldman e ha fatto parte del quartetto Perfect Houseplants.

Programma

And the kitchen sink (Warren)
Allirallena (Warren - De Vito)
Strummolo a tiriteppola (Warren - De Vito )
Si fosse n'auciello (De Vito - De Curtis)
G continuo (Marcotulli)
Beatriz (Edu lobo / Chico Buarque)
Frevo em maceió (Pascoal)
Curre Maria ( De Vito - Buarque - De Moraes - Jobim)
Um a zero (Pixhinguinha)
Whistling Rufus (Warren)

 

Articolo di Ilaria Guidantoni

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