Carmen Consoli live @ Auditorium Parco della Musica (Roma) - 16/07/2010

Scritto da  Lunedì, 19 Luglio 2010 
carmen consoli

In una serata torrida di metà estate tutto il calore e la passione della Sicilia rivivono sul palco della cavea dell’Auditorium Parco della Musica trovando voce e straordinario vigore espressivo grazie all’universo artistico ed immaginativo della “cantantessa” per eccellenza: Carmen Consoli trascina il pubblico intero con i brani più pregiati estratti dall’ultimo lavoro discografico “Elettra” e ripercorrendo le tappe più significative della sua, ormai più che ventennale, carriera. Due ore di galvanizzanti emozioni in musica che la confermano ancora una volta come una delle cantautrici più eleganti, intense, vibranti e carismatiche del panorama italiano, nonché tra le voci più coraggiose, oneste ed indipendenti della nostra generazione.

 

 

Non si tratta certamente del primo concerto con cui l’artista siciliana incanta l’esigente platea romana dell’Auditorium ma mi sentirei di azzardare che quello tenuto nell’ambito della rassegna Luglio Suona Bene 2010 (una delle edizioni a mio avviso più ricche di prestigiosi artisti sia italiani che internazionali, variegate per proposta musicale ed estremamente acute nell’individuare i talenti più promettenti da presentare al pubblico capitolino) è stato probabilmente il più memorabile, raffinato ed al contempo impetuoso, una notte dall’atmosfera magica e preziosa. Arte che si tramuta in musica ed emozione e che si cristallizza in ricordi scolpiti nella memoria di ciascuno dei presenti, in virtù della rara e sublime sintonia che Carmen Consoli, grazie alla potenza espressiva delle sue canzoni, ad una naturale simpatia e a uno spessore umano di singolare profondità, riesce ad instaurare con i suoi musicisti e con l’animo di ogni singolo spettatore. Un concerto che, sin dalle premesse, si preannunciava assolutamente da non perdere: si trattava difatti del primo di tre appuntamenti speciali al di fuori del tour estivo (gli altri due si svolgeranno alla Villa Reale di Monza martedì 20 luglio e al Teatro Antico di Taormina sabato 4 settembre) in cui l’artista sarà accompagnata oltre che dalla sua consueta e collaudatissima band di musicisti anche da un quintetto d’archi.

L’apertura è affidata alla struggente delicatezza della ballata “Col nome giusto”, acquerello a tinte tenui e sussurrate di una passione ormai sopita e del desiderio di superare i conflitti e la confusione, ricercando una confortante e pacificante serenità. Carmen sale sul palco indossando un mini-abito grigio, pantaloni aderenti neri e scarpe dal tacco vertiginoso, l’unica vezzosa concessione alla vanità femminile è rappresentata da un diadema dalla luminosa brillantezza incastonato tra i suoi morbidi capelli castani ricci. Il solito perfetto equilibrio tra semplicità, eleganza e gusto personale nel vestire che nel corso degli anni abbiamo imparato ad apprezzare in lei.

Un rapido saluto al pubblico e subito il ritmo si intensifica con uno dei classici del repertorio consoliano, l’ironica e travolgente “Fiori d’arancio”, storia di una donna sedotta ed amaramente abbandonata sui gradini dell’altare tra i pettegolezzi e le maldicenze della più profonda e beceramente ottusa provincia siciliana. Il ruvido graffio rockeggiante della cantantessa ci colpisce in maniera viscerale e diretta con “Mio zio”, brano estratto dall’ultimo lavoro discografico che descrive con tagliente e virulenta crudezza il dramma degli abusi sessuali in famiglia (il testo intriso di doloroso sarcasmo e disarmante sincerità è valso al brano la vittoria del Premio Amnesty 2010 e dell’Italian Music Festival). Carmen ci racconta poi, con spassosa ironia e delizioso “gusto documentario”, di come, l’anno scorso, sul paese alle pendici dell’Etna nel quale vive (per i più curiosi, si tratta di Puntalazzo) si sia abbattuto un periodo di violente piogge che, in maniera assolutamente inclemente, avevano messo a repentaglio le amatissime rose da lei coltivate con infinita devozione; un suo vicino di casa, il pragmatico contadino Calogero, le aveva però suggerito di pazientare poiché la natura avrebbe comunque fatto il suo corso ed in effetti questo era immancabilmente accaduto poiché le rose, non appena trovarono le condizioni propizie, fiorirono rigogliose. Da questo simpatico aneddoto è sorta l’ispirazione per la gemma più preziosa custodita in “Elettra”, ovvero l’intensa ed emozionante ballata “Perturbazione atlantica” che dal vivo acquisisce ancora maggior fascino ed espressività. Poco dopo in questa magica nottata romana riceviamo in dono un altro brano estratto dall’ultimo album, il secondo singolo affidato all’etere radiofonico, ovvero “Mandaci una cartolina”, commovente ricordo dedicato al padre della cantante recentemente scomparso: con poche delicate parole Carmen ci racconta suo padre, musicista di grande talento, come un uomo fantasticamente autoironico che non amava prendersi eccessivamente sul serio; ad esempio al bar della Regggione (rigorosamente con tre “g”, come dialetto catanese impone) era solito affermare che “appoi quando moro ve mando una bella cartolina”); proprio da questo toccante frammento del passato scaturisce l’omaggio profondamente intimo e poetico che l’artista dedica con commozione al padre, concedendo sfogo ad un dolore tramutatosi in rassegnata serenità, nella consapevolezza che il padre ha finalmente raggiunto la pace, tanto che lo immagina abbracciato da un avvolgente tramonto in riva ad una spiaggia, “con la solita camicia bianca ed il giornale aperto sulla pagina sportiva”.

La scaletta prevede poi un viaggio affascinante lungo il sentiero artistico costellato dai sette album di studio sinora realizzati da Carmen: si va dal sapore etnico mediterraneo di “Il pendio dell’abbandono” (frutto della collaborazione col compositore bosniaco Goran Bregovic) al grido di esasperata, aggressiva e totalizzante devozione innalzato da “Geisha”, dal ritmo meditativo e rasserenante di “Pioggia d’aprile” al romanticismo soffuso e malinconico di “Parole di burro” e “L’ultimo bacio”. Il segmento più suggestivo e sorprendente dell’intero concerto è però senza ombra di dubbio quello che vede in successione tre brani estratti da uno degli album più amati della cantantessa, “Mediamente isterica”, reinterpretati in una veste meno ruvida e graffiante dell’originale, con ampi intermezzi strumentali e l’elegante ed armonioso intervento del quintetto d’archi ad impreziosirne la partitura. Questa porzione dello spettacolo si apre sulle note di un cristallino assolo regalatoci da  Andrea Pesce e dal suo pianoforte a coda, un magico interludio che prepara l’ascoltatore ad una struggente versione piano-voce di “Autunno dolciastro” che, spogliata dalla carica di sofferta disperazione dell’originale, si riduce a nudo ed indifeso scheletro di pura melodia, ineffabile ed appassionante nella sua estrema semplicità. Il punto più alto e denso di emozione dell’intero concerto viene però raggiunto in “Eco di sirene”, brano che riascoltiamo con vivido piacere dopo un periodo piuttosto lungo di assenza dalle scalette delle esibizioni live della Consoli e che non manca per l’ennesima volta di regalarci brividi a profusione: le strofe scarnificate sino al minimalistico connubio tra piano e voce si elevano in un crescendo emotivo che esplode nei ritornelli in cui si innesta un tripudio di archi e un sottile tappeto percussivo. Arte esaltante e preziosa, semplicemente memorabile. Questo trittico veramente galvanizzante si chiude con la coinvolgente novella in musica che ci racconta l’instancabile lotta combattuta dalla “Contessa miseria” contro l’inesorabile incombere della vecchiaia, uno dei ritratti più riusciti della folta galleria di personaggi della recente produzione di Carmen.

La prima parte del concerto si chiude con un immancabile tributo alle radici siciliane della cantautrice: la raggiunge difatti sul palco Alfio Antico, talentuoso percussionista tra i più abili interpreti europei della tammorra (grosso tamburo con piccoli cembali di latta saldati lungo la circonferenza), con il quale intona un travolgente canto tipico della tradizione catanese; questa inedita coppia ci propone poi una versione decisamente impetuosa e scatenata di “A finestra”, brano in dialetto presente nell’ultimo album, di cui costituisce uno degli episodi maggiormente solari ed accattivanti.

Solamente pochi minuti di attesa ed ecco Carmen e la sua band ritornare in scena per una corposissima sezione di encore che si apre con un’imprevedibile ed emozionante collaborazione: accompagnata dalla sapiente tromba di Paolo Fresu, Carmen duetta infatti con Gino Paoli in “Una lunga storia d’amore”; l’iniziale rispettoso timore, che potremmo quasi definire reverenziale, della cantautrice nei confronti del grande maestro si schiude ben presto in uno sposalizio di straordinarie sensibilità artistiche, capace di lasciare tutto il pubblico romano letteralmente senza fiato. Ha inizio poi un singolare viaggio di Carmen, accompagnata dai suoi musicisti storici (i chitarristi Massimo Roccaforte e Santi Pulvirenti), lungo la storia delle sue quattro partecipazioni al Festival di SanRemo che, ad inizio carriera, hanno decretato il lancio del suo astro nell’empireo cantautorale italiano. Si parte con “Quello che sento” presentata a SanRemo Giovani nel 1995, che le valse l’accesso alla categoria degli Artisti nell’edizione successiva, in cui propose al pubblico “Amore di plastica”, brano che sancì la sua definitiva consacrazione. La chiusura è poi affidata a “Confusa e felice”, presentata nel 1997 ma eliminata al primo turno (a confermare il “buon gusto” e l’ “avvedutezza” delle giurie sanremesi), e con “Bianco e nero”, pezzo di grande intensità dedicato al conflittuale ma sanguigno e profondamente viscerale rapporto con la madre.

Lasciamo la cavea dell’Auditorium con il sorriso sulle labbra e il cuore gonfio di sensazioni, ricolmo di quella ricchezza, di quella pienezza che solamente la musica più pregiata, coraggiosa e ricca di sentimento riesce a regalare in dosi tanto massicce. Un grazie di cuore a Carmen, speranzosi di rincontrarla al più presto dal vivo, la dimensione in cui la sua arte si esprime con maggiore incisività e brillantezza.

 

SCALETTA

1.    Col nome giusto

2.    Fiori d’arancio

3.    Mio zio

4.    Perturbazione atlantica

5.    Geisha

6.    Il pendio dell’abbandono

7.    Mandaci una cartolina

8.    Pioggia d’aprile

9.    Autunno dolciastro

10. Eco di sirene

11. Contessa miseria

12. Parole di burro

13. L’ultimo bacio

14. Canzone con Alfio Antico

15. A finestra

Encore

16. Una lunga storia d’amore (con Gino Paoli e Paolo Fresu)

17. Quello che sento

18. Amore di plastica

19. Confusa e felice

20. Bianco e nero

 

Rivivi il concerto in streaming:

http://telecomitalia.webcasting.it/lugliosuonabene2010

 

La band sul palco della Cavea dell’Auditorium Parco della Musica:

    Carmen Consoli – voce, chitarra

    Santi Pulvirenti – chitarra, cori

    Massimo Roccaforte – chitarra, mandolino, cori

    Marco Maniscalco – basso

Puccio Panettieri - batteria

Andrea Pesce – pianoforte, tastiere

    Andrea Di Cesare – violino

    Marcello Leanza - flauto

    Ermanno Vallini – violoncello

    Daniela Terranova – violino

    Mauro Businelli - violoncello

    Gloria Ferdinandi – violino

    Laura Manachesi - violino

    Gianluca Vaccaro – fonico di sala

    Simone Di Pasquale – fonico di palco

 

Articolo di: Andrea Cova

Grazie a: Massimo Pasquini, Ufficio Stampa Fondazione Musica per Roma

Sul web: www.auditorium.comwww.carmenconsoli.it

 

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