Inaugurato il RomaEuropa Festival, giunto alla trentaduesima edizione, un attraversamento della città in 100 giorni attraverso 17 luoghi con la voglia di costruire reti, piattaforme comuni per raccontare lo spirito del tempo e realizzare un’idea di condivisione tra artisti, professionisti e pubblico in un clima di contaminazione tra le arti. Sasha Waltz, presentando il nuovo lavoro “Kreatur” in prima nazionale, che inaugurerà il festival, ne incarna simbolicamente l’essenza.

Trenta sono gli anni del Romaeuropa Festival che in questi giorni apre i battenti. Nella precarietà del panorama culturale attuale, Romaeuropa costituisce una certezza, un appuntamento ormai ineludibile che un pubblico sempre più numeroso attende con curiosità. Dal 23 settembre sino all'8 dicembre, 76 saranno i giorni di spettacolo, 48 gli appuntamenti in tutta Roma, oltre 300 gli artisti che si alterneranno nei 15 luoghi deputati a ospitare le diverse rappresentazioni artistiche. Undici le installazioni, affiancate da un programma di performance, presenti al Digitalife-Luminaria a cui il Macro Testaccio-la Pelanda, come ogni anno, aprirà i suoi spazi. Trentesima edizione, dunque, un compleanno ricco che avrà come punto cardine, intorno al quale ruoteranno tutti gli appuntamenti, la rielaborazione e la storicizzazione di un contemporaneo quanto mai complesso e chiuso a ogni paradigma interpretativo.

Teatro, danza, circo contemporaneo, arte e tecnologia, e soprattutto la musica attraverseranno i 50 appuntamenti del Romaeuropa Festival n. 30, RiCreazione, dal 23 settembre all’8 dicembre in 14 diversi spazi di Roma, in un programma sempre più ricco di incontri con gli artisti e progetti di formazione rivolti al pubblico più appassionato.

Per la prima volta al Piccolo Teatro Strehler di Milano arrivano due spettacoli cosiddetti storici realizzati da un artista belga, Jan Fabre, che decide di presentarsi a Milano all’interno di un tour mondiale per riproporre due suoi ‘cavalli di battaglia’, ovvero un paio di opere create e messe in scena negli anni Ottanta amalgamando ‘danza e musica con arti visive e movimento, recitazione e canto, filosofia e provocazioni’. Il 27 e 28 maggio sera si comincia con The power of theatrical madness, che debuttò nel 1984 alla Biennale di Venezia, una maratona di teatro e arte totale della durata di 4 ore e 20 minuti. Sabato 31 maggio e domenica 1 giugno viene invece proposto This is theatre like it was to be expected and foreseen, della durata di 8 ore senza intervallo, il tutto incastonato in una scenografia che è pure una installazione creata da Fabre stesso, autore del progetto, regista, nonchè artefice di luci, scenografia e coreografia. Io ho partecipato al primo evento.

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