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Desert Clouds: la psichedelia è un'indole innata Stampa E-mail
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Interviste musica
Scritto da Alberto Naldini   
Domenica 05 Ottobre 2008 01:00

I Desert Clouds hanno pubblicato l’Ep “Dharma Bums”: sei tracce sufficientemente eclettiche che toccano vari generi, dal rock, al folk, al desert, allo psichedelico. David of Alayza, voce e chitarra della band, ci parla del loro progetto.



 

Ciao Davide, descrivi i Desert Clouds… parlaci di voi.

Non siamo altro che un gruppo di amici masochisti. Perseveriamo nello sperare che i sentimenti con l'uomo siano facilmente condivisibili e che l'uomo non sia una discarica di cemento eretta come un muro... un muro che venera e uccide, che finge di amare e che usa questa condizione a proprio piacere... a propria convenienza. Non siamo altro che artisti che vorrebbero esser amati più che lodati e compresi più che capiti. Per adesso ci riesce molto difficile sia l'una che l'altra cosa... è difficile esprimersi dinnanzi a degli esseri umani... è raro trovarne uno vivo.

Il vostro Ep “Dharma Bums” è eclettico in quanto a sonorità, anche se la psichedelia tipica degli anni ‘60 la fa da padrone. Quali sono, nello specifico, le vostre influenze?

Le nostre influenze primarie sono la tristezza, la sofferenza, l'insoddisfazione e la rassegnazione, la solitudine e l'armonia... tutto avvolto in un alone di speranza. Per quanto riguarda quelle strettamente stilistiche siamo legati molto, come tu accennavi, alla scena anni '60, ma in realtà siamo cresciuti con band e artisti che vanno dal 700 al 1994... dopo di allora sono poche le band che noi abbiamo conosciuto degne di nota. Forse l'arte interessa sempre meno al mondo... pochi  artisti ce la fanno ad emergere e a dare ciò che hanno da dare. Personalmente sono molto legato a cantautori e artisti come Leonard Cohen, Chopin, Syd Barrett, Tim Buckley e Fabrizio De Andrè... ma adoro anche altri grandi artisti... Nick Cave, Nick Drake, The Doors, Led Zeppelin, Jefferson Airplane, The Who, Pink Floyd, Jethro Tull, Nirvana e Radiohead... ce ne sarebbero tanti altri ma non so a cosa servirebbe un elenco ancor più lungo di questo... lo renderebbe forse ancor più inutile di questo... scherzo! Spero di non essermi dimenticato nessuno.

Pur essendo molto legati ha questo tipo di suono, come cercate di reinventarvi per non cadere nello stereotipo di band retrò?

Credo che non faremo proprio nulla... chi ci denomina una band retrò potrebbe domani chiamarci anche una band che vuol fare troppo l'originale... rimpiangendo la musica dei vecchi tempi andati... chi usa etichettare piuttosto che "sentire" non ha peso. Noi proseguiamo per la nostra strada senza mai limitare o pensare a come rendere più gradevoli agli altri le nostre emozioni... le accettiamo così come sono perché è questo il senso del nostro progetto (come lo chiamano)... il nostro gruppo si basa sulla libera espressione... se sarà poco gradita e considerata retrò non possiamo farci nulla... l'importante è che sia vera. Non tutto ciò che è moderno è migliore... ci sono band che pur di essere originali si perdono in soluzioni cervellotiche più simili ad un problema di trigonometria che ad un tentativo d'amare.

Come nascono i vostri brani?

Come ti dicevo prima, i nostri brani si presentano a noi come bisogni quotidiani... Sono parti spontanei che vengono condivisi da tutto il gruppo... derivano da condizioni esistenziali che si ripercuotono sulle vite di chi le scrive... ferendole. Da questi squarci fuoriescono le nostre canzoni... potrei usare tante altre metafore per dirti come nascono ma l'unica cosa che riesco a dire è che nascono... non sono prodotti di laboratorio. Credo che l'arte sia un mezzo tra la realtà dello spirito e il mondo fittizio della mente... questo collegamento fa si che il cuore si avvicini più possibile agli altri cuori veicolando e condividendo messaggi ed emozioni che mai il cervello potrebbe comprendere. Quindi ogni piccola cosa nasca dal cuore di qualunque essere vivente è arte, il resto è biologia... spesso anche scadente e mal funzionante.

Cosa cercate di esprimere e chi desiderate raggiungere con la vostra musica?

Cerchiamo di esprimere speranza... Cerchiamo di esprimere amore... Cerchiamo di esprimere odio e sofferenza... speriamo di alleviare le nostre vite e quelle di tutta la gente sensibile e viva... cerchiamo di non sentirci così soli facendoci compagnia a vicenda con chi vorrà esserci... cerchiamo di dare questi messaggi a tutta quella massa di individui omologati, storpi e deboli che ha scelto, per forza di cose, una morte anticipata al posto di una morte cruda e lenta come la nostra. Il discorso va sempre a finire lì... vorremmo dare qualcosa agli altri... ricevere non è una nostra pretesa... ma qualche volta farebbe piacere, ci darebbe lo stimolo per continuare a cercare di dare e di vivere per questo.

La psichedelia trovava un notevole sfogo compositivo, sia in studio, quanto nelle improvvisazioni live. Dove vi sentite più a vostro agio e in grado di esprimere il meglio di voi?

In studio si sta più caldi d'inverno e più freschi d'estate... ma è nel live che si può trovare tutto ciò che è ho detto prima... in versione integrale. Dallo studio fuoriescono le medesime cose ma è come cercare di far l'amore con il preservativo... c'è sempre qualcosa che non è in contatto diretto. In concerto invece fare l'amore è più bello. La psichedelia è un'indole innata nel nostro gruppo... ci siamo formati otto anni fa improvvisando e abbiamo vinto e partecipato a dei festival continuando a farlo. Speriamo che nessuno se ne accorga (ride!). E' più forte di noi, ci troviamo spesso a rompere quelli che sono gli schemi di un nostro brano. Ognuno di noi suona sempre in base al suo stato d'animo momentaneo... quindi le canzoni alcune volte vengono cambiate, o addirittura stravolte, per colpa di un singolo componente... il bello si crea quando tutti riescono a condividere ciò che è nell'aria... quella è per noi la psichedelia... cosa che facciamo anche in studio... il Cd però è come un'istantanea... difficilmente sarai identico a quel momento, quindi perché sforzarsi di esserlo in un live? Non è più semplice riprodurre ciò che è presente?

Per chi volesse gustarvi dal vivo?

Peccato, abbiamo passato uno splendido giugno-luglio in giro per l'Italia tra festival e serate. Adesso l'unica data certa è quella della nostra partecipazione alla finale del festival Roma Live che si terrà a sorpresa a Roma, ad Ottobre... appena sapremo la data e il luogo precisi potrete trovarlo sul nostro Space. Faremo lo stesso per i futuri concerti. Purtroppo in Italia c'è poco spazio... se qualcuno fosse interessato ad ascoltarci dal vivo e trovasse 5 metri quadrati agibili ce lo dica pure... cercheremo di fare il possibile... dipende solo dalla volontà dei ragni di lasciarci qualcosa nei nostri portafogli.

Speranze e desideri per il futuro?

Credo di aver detto già tutto a parte il fatto che ci farebbe piacere evadere da questa prigione per artisti chiamata Italia. Speriamo solo che, una volta abbandonata la dolce avariata terra natia, troveremo qualcosa di meglio... speriamo.

Vuoi aggiungere qualcosa?  

Si. Volevo soltanto ringraziare te per l'intervista e le belle parole spese nella recensione, chi avrà voglia di leggerle e assicurarti del fatto che a parte qualche battutina ironica, tutto quello che ho detto appartiene a tutti i Desert Clouds ed è il nostro unico motivo d'esistere... quello di essere felici amando ed essendo amati.

 

 

 

DESERT CLOUDS sono:

David Of Alayza: chitarra e voce

Ryan L. Wallace: chitarra

Guidot: piano

Angel McGuinnes: batteria

Joe E. Esposito: basso

 

 

  

Intervista di: Alberto Naldini

Recensioni correlate: EP Dharma Bums

Grazie a: David dei Desert Clouds e Laura della Kick Promotion Agency

Sul web: www.desertclouds.net - MySpace

 

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