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Massimo Priviero: la musica vera non deve avere mai confini Stampa E-mail
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Interviste musica
Scritto da Simone Vairo   
Venerdì 19 Novembre 2010 00:00

Priviero MassimoMassimo Priviero concluderà sabato 20 novembre, il viaggio di “Rolling Live” con un concerto-evento nella cornice teatrale dell'Auditorium di Milano. Un recital rock fatto di energia, emozione e poesia. Abbiamo scambiato qualche domanda con lui.

 

 

 

 

Chi è oggi Massimo Priviero?

Un uomo che fa la sua musica e che difende i valori in cui crede. Con maggiore consapevolezza, forse, ma anche con lo stesso desiderio di umana resistenza che ha sempre timbrato il suo viaggio esistenziale.

Come andato quest’ultimo tour?

Bene, il rapporto con la gente ai concerti rimane la cosa più bella che un musicista può vivere. Lo scambio di energia e di emozione è la spinta più bella che può esistere.

Cosa è cambiato nel corso degli anni nella tua musica e nelle tue canzoni?

C’è sempre evoluzione, c’è sempre bisogno di cercare la strada migliore per tradurre quel che sei. Tuttavia, alcuni “modi” e alcune strade si sono affinate senza mai venir meno dal punto in cui erano partite. Sono stato e rimango un menestrello del rock in cerca di poesia… lo ero quand’ero ragazzo e lo sono tutt’ora.

Come mai concludere all’Auditorium di Milano questa fantastica esperienza dell’ultimo anno?

E’ una sfida, l’Auditorium di Milano è un tempio della musica classica. Ma è proprio questo che è speciale… e la musica vera non deve avere mai confini, di luoghi e di spazi. Questo ci spingerà a dare ancora di più tutto quel che abbiamo.

Ci saranno nuove brani oltre a quelli già proposti?

Certamente ci saranno anche delle cose nuove e alcune sorprese particolari. Per esempio ci sarà anche un coro di alpini, prova ad immaginarlo…e varie altre novità…

Come senti ancora il tuo pubblico?

La mia gente è l’energia più grande che mi spinge avanti, è l’emozione più bella che posso incontrare, è quanto di più dolce e forte allo stesso tempo un musicista di strada possa augurarsi.

Al giorno d’oggi cosa vedi nel rock italiano?

Non vedo il rock italiano. Vedo il rock d’autore senza confini. E quando questo rock cerca di fondersi con la necessità di poesia sento le cose più belle e più vicine a quel che sono anch’io. Alla mia stessa necessità, al mio stesso modo di scrivere e di vivere.

Verrà documentata anche questa esibizione come nel caso dell’ultimo dvd live?

Sì… anche se non so dirti cosa accadrà in termini di pubblicazione futura.

Progetti futuri?

Tirare qualche giorno il fiato, fare alcune date ancora previste a breve e rimettermi a scrivere in vista di un prossimo album di inediti.

Prima di terminare: “Vivere”,  Splenda il Sole” e “Lettera al Figlio”?

Hanno la stessa necessità di rock e di poesia. La Lettera, poi, è figlia diretta della celebre poesia di Kipling.  Il bisogno dei emozione e di vocalità forte, il bisogno di vivere fino in fondo e di difendere quello che si è e quello che si crede conti di più in un’esistenza. Quelle canzoni sono tutto questo.

 

 

Intervista di: Simone Vairo

Grazie a: Massimo Priviero, Marta Fais (Ufficio Stampa Parole & Dintorni)

Sul web: www.priviero.com - www.myspace.com/massimopriviero

 

 

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