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Ceanne McKee: la determinazione di un’artista Stampa E-mail
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Interviste musica
Scritto da Fabrizio Allegrini   
Martedì 07 Ottobre 2008 01:00

Chiara Ragnini, in arte Ceanne McKee risponde sincera. La musica come espressione di sé, come piacere condiviso. La giovane cantautrice genovese parla col cuore e lancia messaggi chiari e decisi a chi impara ad ascoltarla. Ci parla anche del suo ultimo disco “Wonderland”.

 

Il tuo primo ricordo musicale.

Che “domandona” a bruciapelo! I dischi dei Beatles. Mio padre ne aveva un sacco e me li faceva ascoltare in continuazione. Da “Help” a “Ticket to Ride”, conoscevo le loro canzoni sin da piccina. Un bel ricordo, senza dubbio.

Perchè lo pseudonimo “Ceanne McKee”?

È il nome che diedi anni fa alla mia prima chitarra acustica. Personalmente lo trovo molto musicale, orecchiabile. Scivola via facilmente. Inoltre, musicalmente parlando, non amo molto il mio nome (Chiara Ragnini ha troppe allitterazioni, troppe erre), pertanto sentivo l'esigenza, anche per il genere che suono, di trovare un nome un pochino più internazionale, diciamo così. Il cognome suona molto irlandese ed uno dei miei sogni è sempre stato quello di visitare in maniera più approfondita quei luoghi. Posso considerarlo un omaggio alla terra d'Irlanda e alla sua musica.

Da dove viene la tua musica? Ti svegli di notte o cosa? O assomiglia più a una luce che improvvisamente si accende?

È un processo strano, le idee arrivano quando meno me l'aspetto. Solitamente sento una forte voglia di suonare, un desiderio che nasce da dentro, come quando si ha voglia di una persona o di cioccolata: prendo la chitarra o mi siedo al piano ed inizio a suonare, a canticchiare, magari con testi finti, giusto per tirare fuori una prima idea e bozza di quello che poi sarà, nella maggior parte dei casi, un pezzo più completo e costruito in maniera più precisa. Le idee solitamente nascono di giorno, però, niente sogni premonitori o cose strane!

Ami in modo particolare i suoni acustici oppure la scelta di registrare riducendo al minimo l'impatto strumentale è dovuto più che altro ad esigenze pratiche?

Adoro i suoni acustici, minimali ed essenziali. La scelta di registrare, come dici tu, riducendo al minimo l'impatto strumentale è in parte voluta ed in parte dovuta al fatto che ho suonato ed arrangiato tutto da sola, pertanto ammetto che oltre un certo numero di idee non sono riuscita ad andare, anche a livello fisico (suono soltanto chitarra e piano, gli altri strumenti li suonicchio con molta ispirazione e poca tecnica, purtroppo).

Perchè autoprodursi?

Perchè è la via, per me attualmente, più semplice per mettere in concreto le mie idee, senza perderle e conservandole, anche se in uno stato più o meno embrionale. E perchè è il modo più rapido, se non si ha una produzione più o meno buona e professionale alle spalle, per avere un riscontro sulle proprie creazioni e composizioni.

Denominatore comune dei tuoi testi è questo continuo senso di abbandono e malinconia alternato a fasi di riscatto personale piuttosto risolute. C'è sicuramente una componente autobiografica in tutto questo oppure no?

C'è assolutamente una componente autobiografica. Tutti i brani racchiudono una parte di me, un periodo felice o meno felice della mia vita. Non è facile naturalmente parlare di sé in modo così personale e la musica è un mezzo intimo ed allo stesso tempo protettivo per raccontarmi e, in un certo senso, sfogarmi. Lo vivo come una sorta di auto-psicanalisi – ma non prendetemi per pazza! Qualcuno, in una recente recensione della mia demo, ha affermato che i miei testi parlano tutti di “cuore, amore, etc”. Colgo l'occasione per affermare, invece, che non è affatto così: le canzoni “d'amore” in senso stretto sono soltanto tre (“All my pleasure”, “Estate”, “La nostra canzone”), mentre tutte le altre raffigurano scorci del mio passato raccontati spesso in terza persona. Sono piccole storie, come giustamente hai colto, di abbandoni, malinconia, riscatti, di amicizia e gioia (come, ad esempio, “Good Morning Everybody”, che racconta di una ragazza finalmente in pace con se stessa, decisa a seguire i suoi istinti ed alimentare le proprie idee, a discapito di tutte le persone che non credono in lei e che non l'hanno mai capita né supportata). Che di tutto parlano, insomma, tranne che di amore.

Qual'è il brano a cui ti senti più legata?

Il brano cui mi sento più legata, a livello affettivo, è quello che chiude la demo e si intitola “She”: è un brano scritto moltissimi anni fa, portato per le prime volte sui palchi genovesi con la mia prima formazione, i Nemesys. Un periodo splendido, di cui mi porto dietro un bellissimo ricordo. Parla di una ragazza che decide di scappare di casa per conoscere il mondo ma che in realtà sta soltanto scappando da se stessa (She, daughter of the world, She, feeling all alone). Si ritrova così da sola, per scoprire, poi, che la vera felicità non si raggiunge fuggendo dai problemi e dalle difficoltà, bensì affrontandole e superandole.

Se posso farti un complimento, o almeno spero che lo sia, hai una voce molto radiofonica, “commerciale” se vogliamo essere brutali. Per te è un limite o effettivamente può rappresentare una risorsa in più?

Ti ringrazio molto, lo prendo sì come un complimento! Diciamo che sì, credo possa essere un punto a mio favore, in un certo senso.

Possibile che tu non abbia ancora destato l’ interesse di qualche produttore?

In realtà ho lavorato con una produzione genovese per tre anni, dal 2003 al 2006. Un'esperienza che mi ha formato positivamente, facendomi crescere musicalmente ed artisticamente, conclusasi poi per incompatibilità di idee, diciamo così. Le persone con cui ho lavorato mi hanno dato molto e mi sono trovata davvero bene, soprattutto dal punto di vista umano. Purtroppo, però, il “prodotto” che volevano creare esulava da ciò che volevo essere come cantautrice.

Hai mai pensato di cercarti un'etichetta?

Mi ricollego alla domanda precedente: dopo l'esperienza di due anni fa, attualmente sono un tantino disillusa nei confronti della discografia italiana, è un ambiente che non mi piace particolarmente. Quello del musicista è un mestiere difficile e attualmente in Italia vi sono talmente tanti “artisti” che emergere sul serio è davvero complesso, a meno di adattarsi a certe politiche di mercato e discografiche che personalmente non condivido. Se fino a qualche anno fa sarei anche stata disposta a rinunciare alla mia vera identità musicale pur di diventare “famosa”, ho col tempo capito che invece è un dono al quale nessuno deve mai rinunciare, nemmeno in cambio di una visibilità che, in ogni caso, è destinata ad estinguersi nel giro di qualche tempo. La mia idea è che chi scrive musica debba continuare a farlo il più possibile, non importa se si emergerà o meno: la propria creatività va alimentata e coltivata, indipendentemente da tutto e da tutti. E poi l'importante è divertirsi ed essere felici. E questo mi basta.

Quali sono i tuoi riferimenti musicali più importanti?

Artiste come Alanis Morrissette, Joan Osborne, Tori Amos, Joni Mitchell hanno influenzato molto il mio modo di comporre. In generale, mi sento molto vicina ad un cantautorato pop acustico anglosassone e d'oltremanica, che apprezzo da anni e che ammetto possa risultare, alle orecchie di molti, non poco commerciale. Negli ultimi anni i miei riferimenti si sono in parte spostati verso certe sonorità latine e jazzate: fra gli artisti di riferimento, mi sono sentita, e sento tuttora, piacevolmente attratta da musicisti quali Antonio Carlos Jobim e Cesaria Evora.

E tu come ti reputi come musicista?

Pessima! No, scherzo. Avrei potuto approfondire maggiormente la materia, a livello di tecnica e teoria, in passato. Certo, non è mai troppo tardi.. Sono molto critica nei miei confronti, da questo punto di vista: non mi ritengo né scarsa né un genio, diciamo così.

Se potessi scegliere, con chi ti sarebbe piaciuto o ti piacerebbe suonare?

I miei sogni nel cassetto? Aprire un concerto di Vinicio Capossela e avere l'onore di condividere una serata insieme a lui. E non so cosa darei per suonare, anche solo per pochi minuti, su un palco assieme agli Elio e Le Storie Tese, fra i miei artisti preferiti nonché grandissimi musicisti e compositori. Sarebbe davvero un onore.

Cosa pensi della musica italiana di oggi?

Che dovrebbe essere più musica e meno prodotto da vendere.

Sei cosciente del fatto che nel nostro paese, a differenza di altri, dischi come i tuoi autoprodotti (come di altri con etichetta) non hanno effettivamente mercato? A chi o a cosa pensi che sia dovuto tutto questo?

Al fatto che la discografia italiana non vuole investire in un ricambio generazionale ed artistico che si distacchi dai prodotti di maggior impatto economico sul mercato. In parole povere, è rischioso investire dei soldi in musica che non sia commerciale e commerciabile, in quanto essa non garantisce per forza un riscontro monetario adeguato a coprire le spese che una promozione massiccia e continua (come quella che viene fatta su prodotti considerati più o meno a colpo sicuro, vedi la ragazza di X-Factor, Giusy Ferreri) comporta. E' più facile invece proporre un prodotto similare ad uno che ha già “venduto” o che si è sicuri vada a coprire un target di fruitori massiccio (la cosa di per sé non sarebbe male, in fondo la musica pop – popolare – è quella che dovrebbe arrivare ai più, a tutti): male che vada, un guadagno ci sarà comunque.

Mi piacerebbe sapere come vivi la tua esperienza sul palco?

Con grande emozione e gioia. È splendido riuscire a creare un legame con il pubblico che ti ascolta e quando questo accade lascia una sensazione molto difficile da descrivere, di appagamento e soddisfazione. È bello riuscire a trasmettere le mie sensazioni al pubblico, lasciarmi conoscere, anche solo per poco.

Canti più per il pubblico o per te stessa?

Per me stessa e per chi abbia voglia di scoprirmi.

Quanto punta in alto Ceanne?

Non in altissimo, lo ammetto. Come dicevo prima, sono consapevole di quanto sia difficile fare della musica un mestiere. Punto a non lasciarmi mai prosciugare della mia creatività e a continuare ad alimentarla.

E se qualcuno ti dicesse che non ce la farai mai?

Risponderei che riuscire a trasmettere la gioia che provo suonando e componendo, attraverso le mie canzoni, lo considero il traguardo più importante di tutti. Questo, per me, significa farcela e mi sembra, più o meno, di esserci riuscita.

Un consiglio a chi come te sta cercando di emergere.

Studiare tanto e non smettere mai di credere in se stessi. E se non si emergerà, continuare a suonare e a comporre in ogni caso. Fa bene al cuore, lo garantisco!

È stato un vero piacere scambiare quattro chiacchiere. Ti auguro di migliorarti sempre di più perchè lo meriti, e anche perchè "Wonderland" l'ho letteralmente consumato a forza di ascoltarlo, quindi, come il più accanito dei fans non mi resta che aspettare con ansia l'uscita del tuo prossimo lavoro.

Grazie a te, il piacere è stato mio!

 

Video “La nostra canzone”

 

Intervista di: Fabrizio Allegrini

Recensioni correlate: Cd Wonderland

Grazie a: Chiara Ragnini

Sul Web: MySpace

 

 

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