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Viti di Titanio: una genuina resistenza alla corrosione Stampa E-mail
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Interviste musica
Scritto da Giuseppe Bianco   
Giovedì 28 Ottobre 2010 00:00

Viti di Titanio sono tre ragazzi di Napoli che fanno Rock, un Rock malinconico e dannato; con il loro secondo EP, “Il giro di vite”, sono stati consacrati come una delle più interessanti novità Indie sulla scena italiana; ad un anno di distanza facciamo il punto della situazione.

 

 

 

 

 

Qual è stato il fattore propulsore che vi ha avvicinato alla musica, ma soprattutto, perché “Viti di Titanio”?

Marcello. L’incontro con la musica affonda ormai le radici in un passato remoto: abbiamo imbracciato gli strumenti tutti e tre in età pre-adolescenziale incoraggiati da un ambiente familiare in cui l’ascolto della musica è sempre stato centrale. Le Viti di Titanio sono il frutto di ascolti più maturi che ci hanno segnato negli ultimi 10 anni. Nell’allitterazione del nome c’è la volontà di rendere l’idea della natura dei nostri testi che sono a tratti ostici. Ci piaceva poi il riferimento al titanio per le sue proprietà di biocompatibilità e di resistenza alla corrosione. La vite invece è quella de “Il Giro di Vite” di Henry James, romanzo la cui lettura ci da ha sempre stimolato molto fino a ispirarci un intero EP.  

Fare Rock a Napoli non è mai stato semplice: cosa è cambiato, se è cambiato, negli ultimi anni, e come ci si trova a confrontarsi con una scena consolidata come quella Elettronica?

Marcello. Di fatto poco è cambiato. Le interessanti proposte rock spesso rimangono impantanate nella palude culturale della nostra città e non riescono a prendere il volo verso un consenso nazionale. I club sono pochi, di piccole dimensioni e con mille difficoltà da affrontare. Le etichette subiscono la crisi globale. Quello che è cambiato (purtroppo in negativo) è che anche la scena ‘elettronica’ sembra lontana dai vecchi fasti: delle decine di centri sociali presenti a Napoli negli anni Novanta ne sono sopravvissuti in pochi, vittime della repressione istituzionale ma anche di divisioni politiche interne ed è così venuto a mancare il nido culturale dove gruppi come 99 Posse e Almamegretta avevano potuto muovere i loro primi passi. La situazione per i loro figli più o meno legittimi è quindi più complessa. Difficoltà ancora più rimarcata per gruppi come il nostro che portano avanti una proposta differente e molto meno radicata in un contesto come quello napoletano.

Recensendo il vostro secondo Ep “Il giro di vite”, circa un anno fa, su queste pagine, si era accennato al miracolo, una ventata di aria fresca nella palude ‘Indie’ italica; dopo l’entusiasmo iniziale vi sentite effettivamente soddisfatti delle reazioni positive arrivate da più parti?

Maurizio. Direi di si. Pubblico ed addetti ai lavori ci hanno inondati di lodi offrendo nuova benzina al motore della nostra creatività. Nell’ultimo anno siamo riusciti a portare la nostra musica in luoghi quali teatri dove il rapporto con l’uditorio è molto più intimo e senza veli e la cura del dettaglio trova il riconoscimento che abbiamo sempre cercato. Abbiamo sottoposto il nostro lavoro a figure quali James Johnston (Gallon Drunk e Bad Seeds) a cui ci lega un’amicizia genuina, Rob Ellis (produttore e batterista storico di PJ Harvey) e Jim Sclavunos (Bad Seeds e Grinderman) e da questi confronti è nata in noi la consapevolezza che nonostante il cantato in italiano  il nostro suono ci può permettere di allargare il nostro seguito ben al di là dei confini nazionali. Insomma è stato un anno pieno di stimoli.

Le Viti di Titanio sono un band a tre che si avvale di varie collaborazione: qual è la scintilla che vi fa scegliere un musicista esterno?

Marcello. La scelta assume quasi sempre le forme di un incontro che porta a scambi vicendevoli e alla conseguente collaborazione. E’ stato così con Giovanni Imparato, percussionista di fama mondiale a cui abbiamo sottoposto i nostri provini per dei consigli che poi sono sfociati in una feconda collaborazione studio e live. Nella fattispecie di Imparato ci ha sempre impressionato il forte carisma musicale che rende di fatto unico e fortemente personale e interessante tutto quello che suona. Stessa cosa si può dire dell’incontro artistico con l’attrice Elena Cepollaro che ha preso parte ai nostri show: malgrado una lunga amicizia soltanto la condivisione del palco ci ha fatto veramente capire quanto fossero vicine le nostre sensibilità artistiche.

Gli spunti creativi arrivano da ogni parte, anche prendere il titolo di un libro famoso e renderlo il perno portante dell’intero disco; in fase di costruzione, come nasce la vostra musica?

Maurizio. Tutto parte da una fascinazione che può essere prodotta da una lettura, l’ascolto di un disco, la scoperta di un nuova città  che crea il solco dove lasciamo scorrere le nostre capacità musicali. La canzone nasce nuda, chitarra e voce, e viene rivestita dei suoni che possono rendere ancora più espressivo ed incisivo il messaggio del testo e la sensazione che vogliamo trasmettere all’ascoltatore.

State finalmente lavorando ad un intero album? Dopo “Il giro di vite” avete avuto contatti da parte di etichette?

Maurizio. Stiamo continuando a comporre e registrare prima ancora che per un disco intero per una nostra urgenza creativa che per fortuna ad oggi non ha mai smesso di tormentarci. Le proposte di etichette erano già arrivate prima dell’uscita de’ ‘Il giro di vite’ e sono continuate ad arrivare: purtroppo molte sono paragonabili alle offerte che propongono i venditori porta a porta della ‘Folletto’. Ma anche chi dimostra un maggiore rispetto per il nostro lavoro musicale spesso non è in grado - complice in alcuni casi la crisi in altri una certa propensione tipicamente italica a non osare - di proporci condizioni che potrebbero permetterci un salto di qualità manageriale. Viviamo per fortuna in un’epoca in cui anche con l’autoproduzione è possibile raggiungere buone fette di consenso: con il nostro EP siamo riusciti a ottenere attenzioni dalla stampa specialistica e numero di vendite pari ed in alcuni casi superiore a molti nostri colleghi/amici che hanno pubblicato per etichette che probabilmente non sono riuscite a promuoverne le capacità come avrebbero meritato. Aspettiamo quindi con serenità la proposta più adatta al nostro tipo di offerta artistica.

Napoli, come diceva Carmelo Bene, è ancora “Ingovernabile”?

Marcello. Secondo Bene l’ingovernabilità di Napoli era dovuta alla sua anticiviltà e non alla sua inciviltà. Sotto questo punto di vista in un’epoca di globalizzazione e omogeneizzazione Napoli risulta ancora riottosa ad alcune forme che assume la modernità: la pizza ha stravinto senza fatica la guerra commerciale con i Mc Donald’s, il più carismatico leader politico degli ultimi anni resta il più grande giocatore di calcio della storia (che è anche un’icona terzomondista), il sacro e il profano continuano a convivere come è sempre stato nella storia della città e le più nobili espressioni di creatività continuano la loro personale battaglia contro le più volgari forme di degrado. Anche questo è non lasciarsi governare.

 

 

VITI DI TITANIO sono:

Marcello Vitale: voce, chitarre

Maurizio Vitale: batteria

Francesco Fico: chitarre

Massimo Nappi: basso

Carlo Contocalakis: flauto

 

Intervista di: Giuseppe Bianco

Recensioni correlate: VITI DI TITANIO - Il giro di vite EP

Grazie a: Viti di Titanio, Adele Zara Booking | Promotion Titanium Sound Factory

Sul web: www.vitidititanio.com - www.myspace.com/vitidititanio

 

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