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Gli Elton Junk vengono da Siena, la loro miscela di Psichedelica e Wave rende i brani di “Loophole” densi e rarefatti, dissimili al primo ascolto ma con un unico motore conduttore che diventa uno stile inconfondibile.
New Wave, Elettronica e Psichedelia: da dove emerge questo modello Elton Junk? Elton Junk esiste dal lontano 2001. Crediamo di aver sviluppato un linguaggio musicale: un discorso che in questi anni ha preso una sua forma, adattandosi via via al palco, al teatro, alla danza, alla musica per il cinema, ai contesti elettrici, a quelli acustici e alla musica di strada… La necessità e la voglia di usare la musica in ogni possibile contesto ci ha portato a crescere e sviluppare un nostro modo di scrivere la musica. Le influenze di cui parli, orami fanno parte del nostro bagaglio. Trovo, e non sono certamente l’unico, “Loophole” un album importante per indicare le nuove scene che vanno delineandosi in Italia, proprio per la sua veste scomposta e piena di riferimenti. A chi parlate? Parliamo a tutti. Prediligiamo però chi ancora ha il coraggio di sognare, chi riesce ancora a entusiasmarsi e vuole essere stupito. La gente passionale, insomma. Vorremmo davvero che si smettesse di fare musica "compilativa" e che ci si lasciasse andare. In fin dei conti, se con la musica non si fanno più soldi, ci si può almeno liberare nell'espressione. Che aria si respira oggi, musicalmente parlando, in Italia? La musica indipendente italiana ha molto sofferto in quest'ultimo decennio. Non riusciamo a capire se la situazione stia migliorando o no. Certo è che molte buone realtà non sono sopravvissute agli anni “0”. Nel senese si vive come fuori dal tempo, le mode e le tendenze musicali che la fanno da padrone nel bolognese, qui, sono solo un eco lontano. A differenza dei vostri lavori precedenti, “Loophole” è un album difficile da catalogare: l’indecisione apparente di mettere a fuoco una strada diventa, secondo me, suo malgrado la forza del disco; il fatto di non volersi scoprire troppo, di non prediligere un genere e di utilizzare l’italiano e l’inglese è una critica paventata da molti ma che in tanti apprezzano. Se esiste una strada da percorrere, dove condurrà gli Elton Junk? C'è un pezzo nel disco: “All Along the Horizon”. In questa canzone si parla proprio di come noi intendiamo scegliere la nostra strada. L'inglese, l'italiano, il rock, il blues, la psichedelia… Sono loro a scegliere noi, noi non possiamo fare altro che dar voce, entrare in risonanza con quello che ci colpisce emotivamente. La strada degli Elton Junk conduce lungo tutto l'orizzonte. Capiamo chi sia spiazzato dal non avere dei punti fermi, chi vorrebbe una scelta a monte, ma così è. Questione di gusti… Come avete scelto gli ospiti che suonano in “Loophole”, c’è stata una selezione oppure sono amici di un progetto ben più ampio? Alcuni sono musicisti che conoscevamo già da prima, altri facevano parte del roster della nostra etichetta e altri infine sono stati cercati, laddove sentivamo il bisogno di inserire strumenti particolari. Tutti sono però riusciti a dare un’impronta personale ai contributi. Non c'erano parti "scritte", si è chiesta un'interpretazione più che un’esecuzione. Forears è l’etichetta fondata da Daniele Landi, ex Interno 17: quali sono le dinamiche al suo interno; siete soddisfatti del lavoro finale? Daniele è anche il produttore artistico del disco. Abbiamo lavorato e stiamo lavorando a stretto contatto. Siamo molto soddisfatti del disco, ma sappiamo che ci sono anche margini di miglioramento. Andrete sempre “A 180 all’ora”? Mataforicamente sì. Su strada abbiamo imparato a rispettare i limiti. ELTON JUNK sono: Andrea Tabacco: voce e chitarra Alessandro Pace: basso Giulio Pedani: batteria Intervista di: Bianco Recensioni correlate: ELTON JUNK - Loophole (Forears, 2010) Grazie a: Elton Junk, Barbara Santi (Ufficio Stampa) Sul web: www.eltonjunk.net – www.myspace.com/eltonjunk |