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Sergio Serradifalco: un’altra Sicilia è possibile Stampa E-mail
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Interviste musica
Scritto da Giuseppe Bianco   
Sabato 08 Maggio 2010 01:00

Sergio Serradifalco è un giovane discografico, cantautore e musicista siciliano. Fondatore dell’etichetta indipendente Malintenti Dischi, ci parla di questo suo nuovo progetto.

 

 

 

La Sicilia, come Napoli, è stata ed ancora lo è terra d’approdo ideale per una moltitudine di culture diverse che negli anni hanno generato un mix di generi musicali unici e irripetibili. Facendo qualche nome vengono in mente gli Uzeda (oggi Bellini), Cesare Basile, Gli Ultravixen, i giovani Il Pan Del Diavolo, la realtà della Snowdonia e la vostra Malintenti Dischi. Cosa ha la Sicilia che altre regioni non hanno?

Scuole guida sicule; Ebraismo; Nelle prime non ci insegnano l’educazione stradale, dunque ce ne freghiamo della segnaletica, e vagabondiamo per le strade. I gestori dei locali approfittano dei momenti di incertezza, ci piazzano intorno tavoli e sedie e fanno affari d’oro. Il secondo me lo ricorda quel vittimismo tutto siculo che echeggia tutt’oggi per i vicoli delle nostre città.

Perché è nata la Malintenti Dischi? L’idea che mi sono fatto è che oltre a pubblicare musica, il vostro intendo sia quello di proporre uno stile di vita, un’altra Sicilia possibile, un modo nuovo di guardare al passato!

Hai centrato il punto. Oggi è quasi anacronistico parlare di etichette discografiche, tanto è facile costituirle quanto è superfluo spesso il loro lavoro. Quindi noi cerchiamo di offrire ai nostri artisti, qualcosa in più rispetto al tradizionale lavoro da etichetta: creiamo nuove situazioni o progetti che li coinvolgano, li mettano in discussione e magari li facciano crescere, spesso facendoli interagire tra di loro. Ti invito a seguire le ns. rassegne Orchi Vs. Archi (i nostri cantautori accompagnati da un quartetto d’archi) e l’intramontabile Malintenti Orchestra Deluxe (tutti i musicisti Malintenti in forma d’orchestra)

Oggi in Italia si riesce a vivere di musica vendendo dischi e facendo concerti? Quale scenario si prospetta?

Beh, si, ma dipende da come vuoi vivere! Per quanto riguarda gli scenari futuri, no so bene cosa si prospètti, ma di certo dovremmo affrontare questo momento di crisi, approfittandone per reinvertarci, trovare delle soluzioni nuove, sulla circolazione, la diffusione e la presentazione dei lavori dei nostri artisti. Voglio dire, non esiste solo il disco per presentare dei brani nuovi. Noi Malintenti, ad esempio prossimamente ci affideremo all’arte contemporanea.

A parte Sergio Serradifalco, cosa hanno in comune gli Akkura e Donsettimo?

Nulla. Per intenderci, in Donsettimo ci dovrebbe essere tutto quello che gli Akkura non farebbero mai e viceversa. Quindi, nulla. 

Gli Akkura, a mio avviso, sono il tuo profilo pubblico mentre Donsettimo è la tua parte oscura, quella più intima: chi è in realtà Sergio Serradifalco?

È la stessa domanda che mi fecero in segreteria all’università qualche giorno dopo aver sostenuto Diritto Privato. Superato l’esame, firmai con orgoglio sul registro “Sergio Serradifalco”. Ma per l’anagrafe Sergio non esiste, esiste Settimo, Sergio è un secondo nome non registrato. Quindi, esame annullato e il segretario, mosso dal dubbio che avessi sostenuto l’esame per conto di qualche parente, che mi chiede: mi dica la verità, in realtà chi è Sergio Serradifalco?  

Fino ad ora, correggimi se sbaglio, la Malintenti Dischi ha pubblicato 7 lavori, tutti validi progetti con alle spalle l’esperienza giusta e nelle creatività un alto grado d’ironia e passione: quale sorprese ci riserva per il futuro?

In realtà ne abbiamo già pubblicato 11 e stiamo per pubblicare il 12°, il nuovo ed eclettico “Decapitalismo” degli Om. In lavorazione c’è pure un nuovo disco di Toti Poeta e il debutto di un altro enorme e giovanissimo autore, da pochissimo con noi: Nicolò Carnesi. Per entrambi ci sarà un’anticipazione a giugno. E poi, come ti dicevo prima: Orchi vs Archi, L’intramontabile Malintenti Orchestra Deluxe e il nuovo progetto d’arte contemporanea.

“E su queste sabbie mobili, noi resteremo immobili”: nessuna paura di affondare dunque?

Non c’era chiusura migliore di questa citazione degli Akkura. Comunque, si, noi resteremo  immobili, non ce ne andremo via, è su questa terra che stiamo provando a costruire qualcosa. E se ne stiamo a parlare, qualcosa vorrà dire già, no?

 

 

 

Intervista di: bianco

Grazie a: Sergio Serradifalco, Gabriele Lo Piccolo (Uff. Stampa Soda Elettrica)

Sul web: www.malintenti.it - www.myspace.com/malintentidischi

 

 

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