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Riccardo Maffoni: grazie di cuore al Festival di Sanremo! Stampa E-mail
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Interviste musica
Scritto da Laura Gorini   
Martedì 09 Febbraio 2010 01:00

Riccardo MaffoniDeve molto al Festival di Sanremo e non lo nega il cantautore bresciano Riccardo Maffoni. Vincitore nella sezione “Nuove Proposte” nel 2006 ha poi pubblicato il suo secondo Cd ( “Ho preso uno spavento”) e dato vita a numerosi concerti. Ma come ha vissuto questa esperienza? E soprattutto che cosa spinge secondo lui un artista a parteciparvi? Lo abbiamo chiesto direttamente a lui…

 

 

Allora Riccardo Maffoni… Manca  poco  dall'inizio dell'edizione 2010 del Festival di Sanremo, la nota kermesse musicale che ti ha visto trionfare nel 2006 nella Categoria Nuove Proposte con il pezzo “Sole negli occhi”. Sono passati quindi quattro anni… Quanto è cambiata la tua vita da allora?

E’ cambiata molto per motivi professionali ed anche personali. In questi quattro anni sono infatti  successe veramente un mucchio di cose che mi hanno fatto crescere sotto ogni profilo.

Vuoi raccontarcele anche a noi?

Molto volentieri! Andiamo per ordine. Durante  l’estate del 2006 ho cominciato a lavorare col mio attuale manager, Raffaele Checchia, già con Francesco Renga e Omar Pedrini e questo ha contribuito enormemente alla crescita di cui ti ho parlato. Grazie alla sua grande professionalità e passionalità si è subito instaurato un rapporto stupendo e questo ha influenzato molto il mio modo di lavorare. La prima cosa che abbiamo fatto è stato preparare il mio secondo disco, ovvero il mio ritorno alle “scene” dopo il Festival.  E’  stato un lavoro certosino in quanto questo mio secondo cd era un passo molto decisivo della mia carriera, e lo è stato. Il 30 maggio è stato pubblicato “Ho preso uno spavento” il mio secondo album, per l'appunto. Subito dopo ho intrapreso come gruppo spalla il tour estivo di Francesco Renga, bresciano doc come il sottoscritto. È stata un' esperienza molto  emozionante per me che ho sempre visto Francesco come uno dei più grandi cantanti della musica Italiana e che mi ha di fatto dimostrato di essere una persona molto umile e disponibile nonostante la indiscussa popolarità. Ma per continuare nella mia narrazione… Dalla pubblicazione ad oggi dal mio secondo disco  ho tenuto più di sessanta concerti in giro per l’Italia, in ogni tipo di occasione. Dai club dove si fa musica d’autore alle feste di piazza che nel nostro paese spopolano ovunque.  Sai, suonare dal vivo è un momento speciale per me, e spero anche per chi mi ascolta. Diciamo che se mi guardo indietro vedo tanta musica, tante strade, tanti viaggi e tante canzoni!

Beh di cose ne hai fatte, Ricky! Ma dimmi ora… Sinceramente quanto ti è servita questa esperienza per la tua carriera musicale?

Moltissimo. Mi ha veramente fatto capire aspetti che fino ad allora non ero riuscito a comprendere appieno. Sanremo è la città dove durante  la settimana del Festival l’Italia del mondo dello spettacolo e non si ritrova per celebrare questo importante avvenimento, dalla sua prima edizione ad oggi. La cosa fondamentale è cercare di imparare e trarre il meglio da ogni situazione, ed anche, soprattutto, cercare di dare  sempre il meglio di sé.

Pensi che avrebbe potuto assumere un'altra direzione senza questa vittoria?

Ci ho pensato molte volte ma non credo che abbia importanza. Io credo che tutto quello che ci succede per un motivo ben preciso. Niente è per caso. Credo anche che quello che viviamo:  la nostra vita è sempre frutto delle nostre azioni, volontarie o no, ma i meriti o le colpe sono nostri, parte sempre tutto da noi e dalle nostre scelte.

L'anno seguente però sei stato escluso clamorosamente al Festival… Che cosa hai provato quando ti hanno comunicato la notizia?

Mi è spiaciuto perché ci tenevo molto a  ritornare su quel palco e riproporre un mio brano, ma ho anche accettato la scelta di chi gestiva il Festival.  In Italia l’influenza del Festival su tutto il mondo musicale è sicuramente enorme, ma esistono anche altre realtà che, anche se non così di massa, rispecchiano un certo modo di fare musica che a volte passa inosservato dai grandi canali, ma non per questo meno importante. Ritengo il Festival di Sanremo il palco migliore e più difficile che un musicista italiano possa calcare, ma il fatto di essere non tra i concorrenti non deve essere motivo di rinuncia ai propri sogni ed alle proprie idee.  Insomma: vogliamo tutti salire su quel palco, ma i posti sono pochi!

E  quest'anno ci hai riprovato con un altro pezzo… Di che brano si tratta?

“La Bicicletta” è  una canzone che riflette  il nostro momento storico. O ancora è una metafora  sul tornare alle cose semplici, alle piccole fatiche di tutti i giorni. Le piccole conquiste che sono più grandi di quanto si possa credere. Con l’automobile basta spingere il pedale e dare gas, mentre con la bicicletta devi pedalare perché nessuno ti spinge. Come nella vita.  nessuno ti spinge dove vuoi arrivare!

Ma oggi Sanremo che cosa rappresenta per te? Che cosa spinge secondo te un giovane cantante a parteciparvi?

Sicuramente la notorietà che porta il Festival. Essere in prima serata su Rai Uno non è cosa tutti i giorni, per chiunque, sia emergente sia già famoso. E’ un momento molto particolare per la nostra società, stanno cambiando tante cose che sono andate avanti nello stesso modo per decenni se non di più e tutto questo porta una mancanza di punti di riferimento per chi cerca di intraprendere una nuova strada sapendo che troverà molti rischi davanti a sé. Forse il Festival di Saremo, per quanto riguarda il mondo dello spettacolo italiano è rimasto comunque il programma più seguito e chiacchierato di sempre.  Ci sono passati tutti i più grandi, e non credo che in Italia, esista qualcuno che rinuncerebbe a cantare su quel palco, soprattutto se parliamo di artisti che stanno cominciando la loro carriera.

Senti Ricky, tu se molto attivo dal punto di vista “live”. Ma come ti prepari per affrontare un tuo concerto?

Cerco di entrare in serata, di staccarmi per un attimo dalla realtà e prepararmi al palco. Detta così sempre una specie di ipnosi ma non è niente di così strano. Forse sarebbe meglio se dicessi che cerco di concentrarmi! (ride) Di solito strimpello e canticchio qualcosa nella mezz’ora prima, per scaldare la voce e le mani e per gestire l’emozione che è sempre fortissima. Poi una volta salito sul palco tutto diventa magico e mi lascio andare e mi sento a casa!

Ti esibisci sia con la band sia da solo in versione acustica. Attualmente qual' è la tipologia che preferisci?

Salire sul palco è per me vitale! Ultimamente ho avuto la splendida occasione di essere ospite di due importanti eventi. Il 26 dicembre al Palabrescia e l’ultimo dell’anno a Sanremo. Al Palabrescia ho cantato “Sole negli occhi” e “Ora che ho bisogno di te” in duetto con Luisa Corna, una cantante eccezionale che non ha bisogno di presentazioni, all’interno dello spettacolo  “Musiche da Film” con la Omnia Orchestra diretta dal Maestro Bruno Santori. L’ultimo dell’anno, all’interno del Teatro dell’Opera del Gran Casinò di Sanremo, con l’orchestra di Sanremo diretta anche in questo caso dal Maestro Bruno Santori ho cantato ancora il mio pezzo vincitore nel 2006, “Sole negli occhi “ e “Destinazione Paradiso”  di Gianluca Grignani in un concerto dedicato ai Sessantanni  del Festival. Il tutto in diretta su Rtl e Rai Uno. Due  situazioni molto diverse rispetto ai miei concerti che mi hanno fatto vivere dei momenti di totale emozione! Ti dico questo per spiegarti che sia che mi trovi con la mia band, o solo con la chitarra o con un’orchestra di settanta elementi riesco sempre a sentirmi a mio agio. Cerco sempre di capire la situazione e rilassarmi per lasciarmi andare alla musica. Penso sia una cosa che si acquisisce anche con gli anni. La prima volta che mi sono esibito in un locale avevo quindici anni. Se ci fossi andato per bermi una birra forse non mi avrebbero fatto entrare, ci pensi? (ride)  Comunque sono un musicista e questo è quello che devo fare!

Tanti concerti ma a quando un tuo nuovo cd?

Diciamo che siamo a buon punto e le canzoni ci sono. Non posso dirti niente di più in quanto siamo in piena lavorazione e i tempi di produzione potrebbero subire dei cambiamenti. L’unica cosa che mi sento di dirti è che sarà l’evoluzione o la continuazione dei miei primi due album e che ci metterò ancora di più tutto me stesso, e dato non di poco conto è che ho qualche anno di esperienza in più rispetto al mio secondo disco “Ho preso uno spavento” e questo non fa mai male. Anzi! Prima di finire, vorrei ricordarti che quando parlo al plurale è per indicare che per fare questo lavoro è importante farlo con le persone giuste. Nel mio caso il noi è sempre riferito ai miei più stretti collaboratori quali  il mio Manager Raffaele Checchia e la sua assistente Sunshine Pegoiani. Persone splendide  che mi danno stimoli e forza in ogni situazione. Poi naturalmente si crea anche un team di lavoro ogni volta che si intraprende un nuovo progetto come un album o un tour. In poche parole si deve creare un giusto equilibrio e cercare le energie giuste perché questa è una professione che richiede molta attenzione, e non si può fare tutto con una testa sola! Si rischia solo di diventare pazzi! E poi, cara Laura, ti aspetto al mio prossimo live!

 

 

Intervista di: Laura Gorini

Grazie a : Riccardo Maffoni, Raffaele Checchia, Sunshine Pegoiani per la disponibilità

Sito web ufficiale di Riccardo Maffoni:  www.riccardomaffoni.it

 

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