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Italia, Liguria, Genova: nome della band Port-Royal, nome del disco “Dying In Time”. Attilio Bruzzone, chitarra della band, ci racconta tutto su questa band dal sapore internazionale.
Venite da Genova: mi incuriosisce il fatto (così come ho scritto nella recensione del vostro disco) che questa città, nota per la sua importante tradizione cantautoriale, sia in fermento elettronico. Come vanno le cose da quelle parti? Sicuramente c’è una grande tradizione cantautoriale a Genova, già De Andrè da solo basterebbe a metterla nell’olimpo delle città “cantautoriali”. Però non direi che Genova sia allo stesso tempo “in fermento elettronico”. Premetto che noi non viviamo più di tanto la “scena” cittadina, la quale pur ruotando intorno ad un’ottima organizzazione di eventi (gestita da gente ricca di passione e competenza, come il nostro caro Matteo Casari), alla fine è piuttosto frammentata e disomogenea (quindi poi, a ben vedere, non si tratta di una vera e propria scena). A Genova ci sono comunque delle buone individualità ma nulla di più. Il vostro sound è perfettamente internazionale e dotato di una perfezione che raramente si ritrova nei lavori discografici italiani. Sicuramente siete consapevoli del vostro percorso. Quale sarebbe la meta da voi sognata per il vostro percorso artistico? Grazie. Giusto, sin dall’inizio eravamo consapevoli di quello che volevamo, anche se poi le modalità di questo volere si sono sviluppate molto spontaneamente. Quale mèta? Domanda difficile. In un certo senso abbiamo già raggiunto mète che manco ci sognavamo di sognare all’inizio! Chi si aspettava tutto quello che è successo? All’inizio pensavamo, artisticamente, che un ottimo Ep e un eccellente LP fossero più che sufficienti per la carriera di un artista, specie oggigiorno in cui tutto si svolge così rapidamente e mode e tendenze invecchiano alla stessa velocità con cui si svolge la breve esistenza di una libellula… Poi però abbiamo dimostrato di avere il fiato lungo e siamo andati avanti e andremo sempre avanti finché non avremo la consapevolezza di non avere più nulla da esprimere con la nostra musica, quindi sicuramente opteremo per un “dying in time”! Comunque continueremo a fare musica, poi vedremo quali altre mète raggiungeremo. “Dying In Time” ha un suo aspetto sognante ed onirico che difficilmente si può ignorare. Tra l’altro avete anche prestato la vostra musica per dar vita alla colonna sonora di alcuni film… Sì, esatto. La nostra “Bahnhof Zoo” da “Afraid To Dance” (2007) è il main theme del film italiano “Finepenamai” con Claudio Santamaria, uscito in tutta Italia nel febbraio 2008. Inoltre, 3 nostre canzoni da “Flares (2005) e dall’“Honvéd” Ep sono state usate per un film americano (che sta anche ottenendo un buon successo) di un regista esordiente (Jon Mancinetti), uscito proprio lo scorso settembre. …quindi ci avete presto gusto? Ci farebbe piacere che queste collaborazioni musica-cinema andassero avanti, visto che l’idea ci piace! Proprio in questi giorni sulla webzine “Indie For Bunnies” c’è un contest con in palio una copia del nostro “Dying In Time” per chi sceglie un film del passato in cui sarebbe stata bene la nostra musica e motiva la sua scelta. Credo sia un onore per noi italiani avere gente che, come voi, riesce a dare alla luce un disco come “Dying in time” che può tranquillamente competere con quanto di meglio vi è attualmente nella scena europea. Vi sentite portatori di qualcosa di nuovo in Italia? Siete davvero “l’unica vera ed attendibile realtà elettronica made in Italy” così come recita il vostro press kit? Be’, grazie di nuovo per queste belle parole che ci lusingano! Onestamente pensiamo di aver portato, nel nostro piccolo, un respiro internazionale in Italia (per lo meno nella scena indietronica), infatti, dopo di noi, molte cose si stanno muovendo (gruppi che credono di più nelle loro potenzialità e nel fatto che possono farcela ad essere apprezzati all’estero, maggiore attenzione delle webzine estere ai gruppi italiani, ecc.). Mi spiace se qualcuno scambiasse il semplice palesare una verità di fatto con l’arroganza, cosa da cui siamo alieni come ben sanno tutte le persone con cui siamo entrati in contatto in tutti questi anni, ma la finta modestia ci sembra più ipocrita e più arrogante dello stesso poter essere scambiati per arroganti. Quali sono le maggiori influenze che danno vita ad un mondo così variegato e delicato? Quelle menzionate sulla nostra pagina MySpace. Sicuramente la vita con tutte le sue infinite sfaccettature e possibilità, la filosofia, la storia del XX secolo, l’Europa dell’Est e la Russia, la letteratura ecc. Se invece intendi musicali, citerò allora sempre i soliti 4 gruppi che contribuirono più di ogni altro a formare il nostro gusto: Labradford, Autechre (periodo 1993-1998), Mogwai (1996-1998) e Arab Strap (1996-1999). Il vostro sound ha nel suo DNA una classe inconfondibile: quella classe che si ritrova negli artisti affermati dopo anni ed anni. Avete bruciato le tappe quindi? Forse sì, ma sicuramente spontaneamente. Abbiamo creato e sviluppato esattamente quello che volevamo sin dall’inizio. Ora pensiamo si aver con “Dying In Time” concluso una trilogia iniziata con “Flares” e proseguita con “Afraid To Dance”. Vediamo come svilupperemo la nostra musica nel futuro, visto che come ora non lo sappiamo bene neppure noi… Per concludere: quali difficoltà trovate attualmente in Italia nel promuovere il vostro progetto? A dire il vero non abbiamo incontrato vere e proprie difficoltà (anzi, direi il contrario!), visto anche l’ottimo lavoro del nostro management (Ja.La). Dispiace solo per qualche episodio in cui più che recensire il nostro lavoro si è voluto a tutti i costi paragonarci ad artisti stranieri. Il paragone è anche utile se però viene usato in prima battuta per indirizzare l’ascoltatore e fargli capire più o meno di che prodotto si tratti, ma diventa pernicioso e fuorviante se fine a se stesso, come qualche volta purtroppo accade. PORT ROYAL sono: Attilio Bruzzone: guitar, synthesizer, programming, sometimes vocals Ettore Di Roberto: piano, synthesizer, programming, sometimes vocals Emilio Pozzolini: sampler, pozzolizer, programming Sieva Diamantakos: visuals, videos Intervista di: Giuseppe Gioia Recensioni correlate: Cd Dying In Time Grazie a: Attilio Bruzzone, Laura Beschi (Ja.La Media Activities) Sul web: www.myspace.com/uptheroyals - www.port-royal.it |