In occasione della pubblicazione del nuovo album “Newrante” abbiamo avuto l’occasione di intervistare Guido Style, leader carismatico della band. Con la consueta ironia dissacrante e trascinante simpatia ci ha spiegato il messaggio della newranza, filosofia di vita proposta nel nuovo lavoro discografico, e come nasce lo stile musicale assolutamente originale e contagioso dei The Styles.
Ciao ragazzi, è davvero un piacere scambiare quattro chiacchiere con voi dopo aver ascoltato il vostro secondo album “Newrante”, pubblicato alla fine di settembre. Partiamo proprio da questo nuovo lavoro discografico, quali sono state le tappe più importanti della sua genesi? Sicuramente la decisione di passare all’italiano è stato lo spunto e l’incentivo per creare qualcosa di completamente nuovo. E sicuramente rimane più che vivo il gusto di andare a disturbare i cattivi. Non è vero che i buoni vincono sempre. Già dal titolo l’album si proclama fieramente come manifesto di una nuova filosofia di vita, quella della “newranza”. Come potreste descrivere questo modo di rapportarsi col mondo esterno e di affrontare la vita quotidiana? Tra gli intellettuali e le bestie c’è una zona d’ombra, di gente normale che ha ancora buon senso, ha una visione chiara della realtà e della grande truffa in atto. In questo senso l’armata dei newranti può fare la differenza, se non altro indicando le cause del tracollo economico e morale che sta vivendo il nostro impero. Una prima significativa novità rispetto al passato è stata la decisione di scrivere testi interamente in italiano. Per quale motivo avete maturato questa scelta? I testi del primo disco erano ancora più cazzuti e graffianti, ma il fatto che fossero in inglese ne ha limitato la risonanza (italiani ignoranti! Quand’è che impareremo l’inglese in massa? Quando i cinesi ci avranno colonizzato del tutto?!). Comunque il passaggio non è stato per niente traumatico, nè forzato. Forse la frequentazione stretta con Ax mi ha dato gli strumenti per creare un disco del genere che fosse del tutto in italiano. Nel periodo intercorso tra i due album c’è stato un cambiamento pressoché totale della line-up del gruppo, il cui unico membro originale rimane Guido Style. Come questo cambiamento ha influenzato le sonorità dei pezzi contenuti in questo secondo progetto discografico? Per niente. Io compongo, suono, arrangio, registro, produco, mixo in completa solitudine. Se fossi cretino mi definirei un genio. Sicuramente importanti per la vostra crescita musicale sono stati gli incontri con J-Ax (con lui avete realizzato il singolo “+ Stile” e Guido Style ha collaborato in veste di produttore ed autore ai suoi due recenti album “Rap’n’roll” e “Deca dance”) e con Bob Rifo (artista di riferimento sulla scena electro e punk’n’roll). Come questi artisti hanno arricchito il vostro percorso musicale? Ax mi ha insegnato molto, dall’educazione da palcoscenico al modo di approcciarsi a un testo. Gli devo quel poco di professionalità che posso dimostrare. Bob invece l’ho conosciuto prima dei Bloody Beetroots, e mi ha insegnato praticamente tutto quello che so di musica elettronica, mi ha passato il gusto per le produzioni estreme e l’idea che non serve più uno studio da milioni di euro per fare grande musica. E non dimentichiamo il vizio di mettere un compressore sul master! Netto e senza appello è il giudizio da voi espresso nei confronti dei media in brani come “Tv Star” o “Radio Star”; quali secondo voi gli aspetti maggiormente negativi del mondo della comunicazione che necessiterebbero di un cambiamento radicale nel nostro paese? Se non vai in tv, non esisti. E questo concetto si sta allargando a macchia d’olio anche ad altri campi ben più importanti della musica. Ma tornando a noi, vedo che l’idea che la musica e l’arte in generale siano passibili di giudizio prende piede, il che è terribile. L’arte deve molestare la normalità, deve scuotere la gente andando a solleticare i tabù più intimi… chi pensa che sia legittimo il ruolo di “giudice musicale”, è quasi sicuramente un completo ignorante. Pensate che se tutta la musica fosse stata filtrata da un giudice avremmo avuto i Rage against the machine, Bob Dylan, i Nirvana? Non vedi invece adesso una schiera di cantantucoli sfuggiti per un soffio alle otto ore? In Italia la più sofisticata virtù dei sedicenti rockettari è sicuramente il lamento, ma io preferisco utilizzare l’insulto, mai gratuito. Nell’originalissima e divertente “Radio Star” l’invettiva sembra rivolta verso un ben preciso obiettivo. Si tratta di un personaggio particolare oppure questo testo così diretto e incisivo è indirizzato semplicemente ad una categoria umana astratta? È rivolta a te. Un episodio che si distingue decisamente dal resto dei brani, sia per sonorità che per contenuti, è rappresentato dalla ballata “Amsterdam”: si tratta di un brano completamente autobiografico? E in che frangente lo avete composto? È l’unica beatle-ballad e si stacca molto dal resto dei pezzi. Non ho molto da dire, penso che parli da sé… te la faccio semplice. Mi piace fumare e mi piace essere l’amore di una splendida ragazza. Metti queste due cose in una sola città e bang! ecco Amsterdam. Molto divertente ed energico è anche il videoclip che accompagna il primo singolo “Newrante”, video attualmente in rotazione sulle principali emittenti musicali e che vede la partecipazione in veste di attori e sceneggiatori dei vj di Mtv Francesco ‘Nongio’ Mandelli e Fabrizio Bigio. Come è nata l’idea per questo videoclip? Ci potete raccontare qualche aneddoto particolare avvenuto durante le riprese? Il videoclip nasce come parodia di un film parodia, “Night at the Roxbury” genialata del team di Saturday Night Live. La presenza di Nongio e Biggio, con i quali sono amico da anni e dei quali sono grande fan, poi ha reso tutto magico ed estremamente professionale. Rassicurato da questi due giganti, per la prima volta su un set ho dormito come un sasso sul sedile posteriore dell’auto. Ok, ero anche un po’ fatto forse... E’ partito da poco il vostro nuovo tour di concerti che vi porterà in giro per l’Italia a presentare l’album: che tipo di live possiamo aspettarci? Ci potete dare qualche anticipazione? Se ti dicessi cosa facciamo sul palco, non mi crederesti. Tutte le date su www.thestyles.net vedere per credere. Anche “venire per credere” potrebbe essere un bello slogan, no? Magari per il Mi-sex... Avete qualche altro progetto in cantiere? Con chi vi piacerebbe collaborare nel prossimo futuro? Ho chiesto un featuring a Dave Grohl, ma la vedo nera!!! Per il resto sono molto felice del fatto che tanti big si stiano svegliando e abbandonino i vecchi produttori per lavorare con la nuova guardia. Le produzioni in cantiere sono tante, tutte top secret, ma ci diamo appuntamento tra qualche mese per gli aggiornamenti. Prima di salutarci volete aggiungere qualcosa oppure rivolgere un saluto ai lettori di SaltinAria? Un abbraccio ai fedelissimi di SaltinAria e ricordatevi che nella cabina elettorale Dio vi vede. E Stalin no. Intervista di: Andrea Cova Grazie a: Guido Style, Jessica Gaibotti - Ufficio Stampa Parole&Dintorni Sul web: www.thestyles.net – www.myspace.com/thestylessuck |