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Nicker Hill Orchestra, italianissimi, ci parlano di “All Different Deaths… And Rebirths” un Ep composto da cinque brani, sulla scia della storia di un genere, il post-rock, che ha dato tanto negli anni novanta allo sviluppo di buona parte dell’attuale musica indipendente.
Come vi siete conosciuti? Mattia: L’amicizia comincia nel periodo del liceo quando scopri in qualche modo quali sono i tuoi interessi, i tuoi gusti; Samuel ed io ci conosciamo da allora, Apo (Diego) lo conosciamo sempre da quel periodo… Enrico lo abbiamo conosciuto più avanti probabilmente tra la fine del liceo e l’ inizio di esperienze musicali che non fossero legate solo agli amici di scuola. Dopo tante formazioni potrei dire che questa è quella più stabile e proficua per ora… Dopo l’Ep “If? Or fades?” del 2006, autoprodotto, avete avuto l’occasione di far uscire il nuovo disco con la produzione della In the Bottle records: questo rappresenta la realizzazione di uno scopo ben preciso oppure è solo l’inizio di una nuova esperienza? Mattia: Credo che entrambe le risposte siano giuste… è la realizzazione dei nostri intenti , ma che si evolvono nel tempo e che prenderanno altre forme e altri mood… esperienza nuova ogni volta che segna una tappa. “All The Different Deaths… And Rebirths” è un album diretto, di azione, senza fronzoli: come è nato? Mattia: Non so se son d’accordo con l’affermazione “disco diretto, di azione”. E’ nato suonando, improvvisando, litigando, discutendo, cercando dentro noi nello strumento, nella musica stessa… il disco mi sembra un po’ in divenire perciò forse d’azione, ma elaborata, pensata, studiata per colpire al cuore, ma in modo profondo e cercando di scavalcare la superficialità… Enry: Principalmente chiudendoci per una sera alla settimana in sala prove, che funge anche da studio di registrazione, con la grande opportunità di registrare quello che abbiamo appena suonato mentre l'idea del pezzo è ancora fresca. I nostri pezzi nascono da idee che ognuno di noi propone oppure alcune volte sono nati dall'improvvisazione… in entrambe i casi le cose che nascono vengono poi "sottoposte ad analisi"… e lì che nasce il pezzo, provando lo stesso riff, lo stesso giro o l'intera battuta in modi diversi e ascoltando quale delle tante opzioni ci dà la sensazione giusta, quale delle tante rispecchia il nostro umore in quella serata, l'album per intero è nato così, principalmente dai nostri stati d'animo. Diego: Per me è stata un po’ una sintesi di tante cose… un periodo di vita, fatto di momenti molto densi, in cui non sono mancati alti e bassi. E' stato un po' come prendere tutte queste situazioni e riportarle senza filtro nella musica che abbiamo suonato insieme in questi ultimi anni. E'un disco per certi aspetti molto emotivo, vero, proprio perché la volontà principale, personalmente parlando, era quella di cristallizzare in quei 40 minuti scarsi più che una scaletta di canzoni, un feeling, un mood, un modo di sentire e di concepire la musica in base al nostro stato d'animo di quel periodo. E' stato anche un modo per chiudere un cerchio, credo. Se vogliamo parlare di influenze musicali, essendo 4 persone con idee e gusti spesso molto contrastanti, io personalmente sono molto attratto dalla dimensione psichedelica e ripetitiva del suono. Amo le ritmiche narcolettiche e asciutte dei Codeine, le sospensioni slintiane, le sonorità sfuggenti e malinconiche dei Labradford, i primi Pink Floyd, il pop psichedelico degli Slowdive, solo per dirne qualcuno. Tuttavia ho la fortuna di essere sempre stato molto aperto musicalmente, nel senso che non mi è mai fregato un c***o del genere. Se una cosa mi piace, mi piace e basta. La cosa che mi interessa in una canzone è come si fonde il tutto, il "sound", l'impasto generale che salta fuori. A volte potrei suonare anche solo su una nota… se è quella giusta! Le parti di batteria sono state costruite per fondersi nella musica e non per essere staccate o addirittura come sento spesso in molti gruppi, al di sopra. Ho cercato di lavorare per sottrazione e di trovare il suono giusto, perché in questo disco ho voluto cercare l'essenzialità. Capita spesso di sentire musicisti che fanno un sacco di note con il loro strumento, ma non colpiscono al cuore. Ecco, per me invece è stato fondamentale arrivare al cuore. Ecco dove è stata la ricerca per me: concentrarmi sulla musica per capire quando e come colpire. Suonare dal vivo è per molte band l’occasione di mettere a punto e proporre, con animo rinnovato, a volte più efficace, brani che in studio hanno avuto una gestazione difficile. Quanto peso ha un live per i Nicker Hill Orchestra? Mattia: Il disco non è altro che una mancata partitura… il live per me è una sorta di dialogo tra gli strumentisti; e poi tra il gruppo e il pubblico. Il disco offre la possibilità di ricamare un po’ più sull’ “orchestrazione” del risultato finale, cosa non sempre possibile dal vivo, noi abbiamo cercato di tenere il disco pulito e fedele al live solo per rendere l’ impressione del live… Diego: Dal vivo credo sia una specie di prova del nove. Nel senso che in base al concerto che fai cerchi di capire se quello per cui ti sei sbattuto,in cui hai messo tutte le tue energie, arriva alla gente che sta sotto il palco. Non ha senso secondo me suonare solo per se stessi, la musica per come la vivo io, deve essere un mezzo e non un fine… cioè deve cercare di portare da un'altra parte chi la vive e chi l'ascolta in una sorta di viaggio collettivo in cui c'è questo dialogo tra il musicista e il suo pubblico… altrimenti se non ci fosse questo dialogo, questa fusione univoca d'intento, la musica diventerebbe solo masturbazione personale e si sa, alla fine la depressione post coitum arriva sempre. Che importanza ha l’uso della voce nelle vostre canzoni? Mattia: Non abbiamo dato molta importanza alla voce perché le parole per me sono fragili e fraintendibili, forse troppo interpretabili; o forse anche per il contrario: il suono, non veicolato dalla parola, necessità di più cura, di più attenzione, nell’esecutore e nell‘ascoltatore. Credo però che la voce possa essere integrata al gruppo senza che la musica perda peso e forse è quello che accadrà in futuro nei Nicker Hill Orchestra… who knows?! Oggi la musica indipendente italiana è florida e vive una sana rinascita generazionale. Quali sono i musicisti ai quali vi sentite più affini? Mattia: Le affinità forse son molto poche o forse troppe… io non sento un legame con altri gruppi, ma sento una integrazione: Neo che al Tago Mago hanno davvero dato spettacolo e buona musica, i Lendormin, e molte altre realtà come ZU, Red Worms Farm(del passato)… Diego: Mi hanno colpito molto i Vanessa Van Basten di Genova, per esser riusciti a proporre un alternativa interessante nella scena del post-rock italiano ormai ingessato, trito e consumato, anche se non so quanto senso abbia ancora parlare di post rock, visto che siamo nel 2009. Sicuramente i Morkobot per la loro ecletticità, potenza e ampiezza di vedute anche se devo essere sincero, da disco non rendono quanto dal vivo. Stilisticamente parlando, forse i più vicini per sonorità e feeling direi Neil On Impression, di cui non possiedo niente, ma che ho avuto l'immenso piacere di vedermeli dal vivo circa un anno fa a Bologna, davvero bravi! Quali sono i vostri progetti per il futuro? Mattia: Meta non predestinata, suonare, vivere la musica, più di quanto non lo si abbia già fatto… sperare che assuma un valore maggiore all’ interno della società, cultura italiana e provare a espanderla… Diego: Assorbire nuove energie per poter comporre musica nuova. Questo primo disco, lo dico sinceramente senza vergogna, mi ha in un certo senso "svuotato", mi ha messo a dura prova… Questo perché non è un disco fatto per compiacere facilmente le orecchie di tutti… Ci siamo davvero messi a nudo, esorcizzando paure, difficoltà, momenti di gioia sfrenata, periodi di depressione nera… penso che tutto questo lo si senta ascoltando il disco e questo secondo me non è affatto un limite, anzi, lo rende estremamente vero, fuori da qualsiasi trend o moda del momento. Però, chiuso un cerchio se ne comincia un altro. Chissà, forse le nuove cose saranno più solari e meno lente, ci sarà più voce e meno suono saturo… il viaggio della lumaca è imprevedibile! Ascoltando “All The Different Deaths… And Rebirths” si ha la sensazione di straniamento, di un viaggio senza meta: lento, piano, con molta calma. A cosa pensate quando sentite la parola “lentezza”? Mattia: Lentezza in tutti i suoi aspetti, a volte relax, presa di coscienza, senza influenze dal mondo frenetico, a volte paralisi e incapacità di essere più diretti… forse contorto e fragile. Enry: Credo che lentezza, da non confondere con pigrizia, faccia parte del dna dei Nicker Hill. Abitiamo tutti e quattro in posti distanti fra di noi, ma facciamo il possibile per ritagliarci lo spazio necessario per trovarci assieme e suonare… non è facile ma ci impegniamo per farlo perché la voglia di farlo cresce. Anche le registrazioni nel nostro studio/sala prove si sono svolte con una certa calma, ci sono voluti diversi mesi, abbiamo suonato, parlato, ci siamo confrontati… a volte anche con toni accesi ma credo che faccia parte della costruzione di un disco… nel nostro caso abbiamo fuso insieme quattro pensieri che a volte corrono paralleli e nello stesso verso, a volte in senso completamente opposto. La prima volta che Diego ha parlato di "lentezza" mi sono trovato subito d’accordo, è stata una delle idee che la copertina vuole esprimere, è stato appunto il concetto di lentezza, prendere le cose senza la frenesia e la corsa a cui ormai ci stiamo abituando… trovare il tempo di coltivare i propri interessi e dargli forma. Forse è tutto lì il trucco. Sicuramente sentiamo la musica che suoniamo come se fosse un viaggio, perché ognuno di noi preso singolarmente ne sta percorrendo uno, come tutti al mondo… d'altra parte esprimere quattro idee e raggrupparle in un unico pensiero/viaggio a noi piace. La meta? Onestamente non mi sono prefissato una meta… tutte le volte che suoniamo ci sono sensazioni e idee diverse, al momento va bene così, l'importante è partire e farlo, poi dove si arriverà si vedrà. Diego: Lentezza oggi credo sia un modo per dire libertà. In un mondo dove si fa a gara a chi corre più forte, a chi guida più veloce, a chi rincorre l'ultima moda senza però aver digerito quella dell'anno precedente… E' un mondo congestionato quello in cui viviamo, abituato a consumare a masticare e a defecare senza metabolizzare nulla. Questi son tutti presupposti ideali per creare il vuoto, la confusione, il caos. E'interessante che questa cosa tu l'abbia notata e non può che non farci piacere, dimostra che un significato almeno siamo riusciti a comunicarlo, anche se chiaramente non è l'unico presente nel disco. La lentezza è vero che a volte in alcuni casi può essere snervante, tipo quando fai la fila alle poste, a un casello nell’ora di punta in autostrada, in tante situazioni… il vero segreto sta nella capacità di affrontarla con calma, come nessuno riesce più a fare, perché siamo tutti troppo nevrotici, tutti troppo stressati e sempre di corsa… e son cazzate come la lentezza che poi finiscono per mandarci in panico… la lentezza, la calma dovrebbero far parte della vita di tutti i giorni, ma non riusciamo più ad apprezzarla per quello che è perché il mondo ci ha fatto credere il contrario. Se vuoi essere considerato devi essere competitivo, devi dormire un'ora alla notte, lavorare di più, fare più soldi, visitare più posti, scopare di più… è una follia, ma è così che io vedo il mondo. La lumaca di per sé è un animale lento, non gliene fotte un c***o se sopra la sua testa volano jet sonici ai 4000 km\h. Ma anche andando piano, la sua scia, la sua bava se la lascia dietro la strada. Inoltre se le cose dovessero mettersi male ha il suo piccolo guscio, dove si può riparare quando arriva una bufera. Ecco, a grandi linee anche il significato del magnifico art-work realizzato da Sgnief. La lentezza quindi, per ribadire il concetto, la vedo come una delle poche libertà rimaste all'uomo moderno. Il suonare lento e cadenzato, un po' si rispecchia in questa visione delle cose, non è un limite perché non si è capaci di andare più veloce. Se volete la velocità e i motori su di giri andate a qualche concerto speed metal. NICKER HILL ORCHESTRA sono:
Diego Mantovani: batteria Enrico Baraldi: basso Mattia Bonafini: chitarra, voce Samuel Rosante: chitarra, voce Intervista di: Giuseppe Bianco Recensioni correlate: Ep All The Different Deaths… And Rebirths Grazie a: Nicker Hill Orchestra, Ufficio Stampa Barbara Santi Sul web: www.myspace.com/nickerhillorchestra |
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