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Giulia Ananìa: una vita in evoluzione continua tra poesia e musica Stampa E-mail
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Interviste musica
Scritto da Andrea Cova   
Giovedì 17 Settembre 2009 01:10
giulia anania

Poetessa e cantautrice. A soli venticinque anni Giulia Ananìa ha il raro e prezioso dono di saper infondere in ogni sua nota, in ogni suo verso, una sensibilità e una profondità veramente fuori dal comune ed affascinanti. In attesa del suo album di esordio, attualmente in fase di registrazione, vi presentiamo questo giovane talento, ricco di originalità, determinazione e forza espressiva.

 

 

 

 

Ciao Giulia e benvenuta sulle pagine di SaltinAria, è davvero un piacere avere l’opportunità di scambiare quattro chiacchiere con te per conoscerti meglio e presentarti ai nostri lettori! Nonostante la tua giovane età puoi già vantare un ricco bagaglio di esperienze artistiche, sia in veste di cantautrice che di poetessa. Tra musica e poesia qual è stata la prima musa a rapirti e come si sono sviluppate nel corso degli anni queste due grandi passioni accompagnando la tua crescita?

La prima a venirmi a trovare è stata la poesia. Nella casa dove vivevo si respirava poesia ed è stato piuttosto naturale scrivere i primi versi già a undici anni. A quattordici anni, sempre con estrema naturalezza, la musica ha raggiunto la poesia, hanno fatto conoscenza e si trovate bene insieme. E’ bastata una chitarraccia classica in regalo e un libricino che si chiamava “Chitarristi in 24 ore”. Una volta che poesia e musica si sono incontrate ho imparato a comunicare con il mondo osservando il mondo – in modo sincero.

Quattro anni fa hai pubblicato una prima antologia di versi, intitolata “Nessuno bussa”. Queste poesie fotografano con grande vividezza attimi della tua adolescenza, rileggendole quanto ritrovi della sensibilità e del modo di rapportarsi col mondo circostante della Giulia di oggi?

Sono sempre stata una persona piuttosto sensibile.

Spesso dimentico a casa l’armatura prima di uscire.

Sono attraversata da questo mondo, dal bello e dal brutto che contiene.

La poesia per me non è solo linguaggio ma un modo di osservare la realtà, anche la più frugale.

La si può scorgere ovunque – se si presta attenzione – tra le rovine urbane delle metropoli e gli andirivieni di tutti i giorni, tra i gesti quotidiani, tra i visi sconosciuti e quelli familiari.

Questo è il mio modo di rapportarmi con il mondo circostante.

L’ ho sempre vista così, non c’è molta differenza nel modo di vedere le cose dalla Giulia adolescente e quella d’oggi.

Anzi addirittura penso che non sono molto diversa dalla bambina che ero a tre anni.

Ero piuttosto poetica anche allora.

Questa raccolta ha vinto numerosi premi nazionali tra cui il “Premio letterario Camaiore” ed alcune delle poesie ad essa appartenenti sono state pubblicate anche in Spagna e Messico. Quali sono i momenti di quel periodo ricco di successi e soddisfazioni che ricordi con maggior piacere?

La parola successo mi fa un po’ sorridere in genere. La vita è un’evoluzione continua, un susseguirsi di avvenimenti, incontri, passioni. Quindi non è che abbia mai in mente un momento preciso in cui posso definire una gioia, soprattutto per un premio, anche perché non credo che questo chiuderà mai un percorso anche se che ne sò..un giorno diventassi Albano Carrisi. Diciamo che sono felice quando mi accorgo che la mia arte sta raggiungendo qualcuno, al di fuori dei riconoscimenti, questo può avvenire anche in un concerto davanti a poche persone.

Passando alla musica, hai definito il tuo stile cantautorale come una armoniosa fusione tra il gusto melodico tipicamente italiano e la tua passione per la scena indipendente americana. Se dovessi individuare alcuni artisti che abbiano influenzato maggiormente il tuo sound attuale, chi ti sentiresti di citare?

Sono onnivora, da quando ascolto musica, viaggio attraverso i generi.

Da adolescente ascoltavo il punk (Clash, Pistols, Minor Treat, e la scena punk melodica anni ’90). Questo genere, seppur lontano sul piano del sound, mi rappresenta per l’urgenza del dire e lo spirito libero e liberatorio che appartiene alle mie canzoni.

Amo la musica italiana di un tempo, così sentimentale: Gabriella Ferri, Reitano, Mina (una sorta di cantautrice della voce), Battisti, Ciampi, il De Andrè che cantava l’amore disilluso.

Mi trovo assolutamente in sintonia con il modo di fare musica di Filippo Gatti, Riccardo Sinigallia e Baustelle che rappresentano alla perfezione l’affascinante incontro tra la musica sentimentale di un tempo e il linguaggio poetico e al contempo un po’ decadente del cantautorato di oggi.

Adoro Ani Di Franco, non solo per la sua musica ma per la sua storia di riot girl indipendente che a diciotto anni scappò di casa, cominciò a incidere da sola e a girare il mondo fino a fondare la “Righthouse babe” etichetta discografica indipendente potentissima in America.

Mi commuove lo stile minimale di Nick Drake e Elliott Smith e la chitarra onirica di Kaki King.

 Anche sul fronte musicale il tuo talento è stato immediatamente riconosciuto sia dagli addetti ai lavori che dal pubblico; a testimonianza di questo l’intensissima attività live degli ultimi anni e i riconoscimenti ricevuti. Crescono ora l’attesa e la curiosità per il tuo vero e proprio esordio discografico solista a cui starebbero collaborando musicisti di rilievo come Daniele Sinigallia e Filippo Gatti: ci puoi dare qualche indiscrezione su come procede la registrazione dei brani e la genesi di questo progetto?

No! Scherzo...c’è ancora un bel po’ di lavoro davanti ma credo che il risultato finale sarà apprezzato, soprattutto grazie a Filippo e Daniele, due musicisti che vedono la musica come un mezzo puro e raffinato oltre il business. Il sound è caldo, analogico, ci sono solo strumenti suonati. Puntiamo a un risultato emozionale, a un sound riconoscibile e a una musica poetica e sincera.

Secondo te quali sono le motivazioni per cui una giovane cantautrice indubbiamente promettente e di talento come te, con un ricco bagaglio di esperienza live e stimata da critica e musicisti, in Italia sia costretta ad affrontare difficoltà e attendere a lungo prima di coronare il proprio percorso musicale con la pubblicazione di un disco? Quali gli ostacoli che andrebbero rimossi? Le dinamiche che andrebbero modificate?

Sono molti gli artisti che puoi trovare nei club o per strada che ti lasciano stesi a terra e che però non trovi in radio o in tv. Non mi sento vittima di questa situazione, anzi questa sorta di guerra contro “il nemico invisibile” mi affascina.

Fondamentalmente in Italia, da un po’ di tempo a questa parte, credo più o meno da quando un certo tipo di televisione ha iniziato a dominare il gusto delle persone, si ha profonda paura di ciò che può emozionare.

Può bastare anche una semplice canzone d’amore - secondo me - a risvegliare le coscienze, a vestire di nuova sensibilità il cuore delle persone. L’emozione non è un prodotto, non è detto che ti faccia fare soldi.

La canzone di oggi, quella che gira in radio,è sempre più lontana dall’emozione. I discografici (major e indipendenti) secondo me, travolti dalla crisi, stanno prendendo decisioni affrettate, spendendo male i soldi (con video costosissimi e investimenti folli), puntando tutto sulla televisione. Ma secondo me, piano piano, si renderanno conto che proprio per il business questo porta a pochi frutti. La gente compra i dischi di un artista a cui si affeziona artisticamente e umanamente, che sente sincero come un amico.

Significativa anche la tua partecipazione l’anno scorso alla rassegna “Generazione X”, organizzata all’Auditorium Parco della Musica di Roma per porre in evidenza le giovani promesse della musica d’autore italiana. Come ricordi questa prestigiosa esperienza?

E’ una bella iniziativa, è bello che diano l’opportunità a giovani artisti di confrontarsi con un palco di tale importanza e di così alto livello professionale.

Pochi mesi fa ecco scritta una nuova tappa del tuo instancabile percorso artistico: hai prestato difatti la tua voce, in modo originale e carismatico, al progetto SuperiO (a cui hanno partecipato anche il duo dei Goodphellas e la violinista elettrica H.e.r.) per il brano “Lucky era gay”, in risposta alla canzone – di un bigottismo mortificante – presentata da Povia allo scorso festival di SanRemo. Come è nato questo progetto e quale è stato il riscontro che avete ricevuto? Porterete avanti in altre occasioni questa collaborazione, magari c’è già qualcosa in cantiere?

E’ stata  H.e.r a coinvolgermi, un’artista di cui ho profonda stima, e ne sono stata onorata.

Lei aveva scritto questo brano,  per contrastare il messaggio di Povia in modo semplice, diretto e ironico. La cosa più pericolosa del pezzo di Povia, che per fortuna non ha avuto chissà quale successo, era il messaggio subdolo e pericoloso “se sei gay è perché tuo padre picchiava tua madre” quindi se sei gay sei infelice fino a che magari un giorno non cambi idea.

Mi dispiace che un artista come lui, che ha la fortuna di potersi esprimere attraverso grandi canali comunicativi, non si senta addosso la responsabilità di osservare a fondo la realtà che lo circonda prima di scrivere un testo. Il mondo è cambiato e da un pezzo.

Per la maggior parte delle persone essere gay non è un problema. Anzi io abolirei la parola gay perché sottolinea una diversità che non esiste. Ci sono gay felici e famiglie etero perfette dove si consumano drammi. Come la mettiamo?

Pensi che la musica possa aiutare, per quanto concerne queste tematiche, a sensibilizzare e magari “civilizzare” la sensibilità comune, in risposta al clima di violenza omofoba e retrivo oscurantismo che si respira in quest’ultimo periodo in Italia e in special modo nella nostra Roma?

Questo clima, un po’ preoccupante, io credo non dipenda da un ideologia bensì dalla profonda ignoranza di pochi, quindi spero si estinguerà presto.

La musica può aiutare certo, ma quello che può aiutare ancora di più sono i mezzi di comunicazione che dovrebbero passare quella musica. E’ uscito ultimamente il videoclip degli Assalti Frontali “Il rap di Enea”. Video e brano parlano con forza e ironia della scuola pubblica italiana e delle riforma Gelmini. Spero di vedere questo video su All Music e Mtv, diffondetelo!

Colpisce anche, vista la tua giovane età, la forza con cui porti fieramente avanti le tue idee e principi. Un paio di settimane fa hai partecipato a un concerto, presso il Parco Shuster di Roma, in memoria di Renato Biaggetti (giovanissima vittima tre anni fa ad Ostia di un’aggressione mortale da parte di due malviventi di ispirazione fascista), dividendo il palco con artisti come Ascanio Celestini e Filippo Gatti. Raccontaci come è andata la serata, è stato forte il calore ed il sostegno tributatovi dal pubblico?

E’ stata una bella serata ed è stato un regalo per me contribuire con la mia musica a ricordare Renato. Ho imparato molto ascoltando le parole degli amici di Renato, leggendo le parole della madre. Ogni contributo artistico è stato particolarmente emozionante, perché coinvolto in un’emozione fortissima: la rabbia e il dolore misti alla gioia di ricordare un ragazzo come tanti, amato da tanti. E’ una storia che appartiene a tutti noi, una storia che si ripete da troppi anni, con nomi e registi sempre diversi. Le brutte vicende politiche e storiche possono essere uno stimolo per ri-alzarsi, per unirsi e lottare, per abbracciarci.

Numerose sono state anche le tue esperienze dal vivo all’estero, soprattutto in Francia in locali prestigiosi a Parigi e nelle più importanti località della Borgogna. Che impressione ti sei fatta durante queste tourneè della realtà musicale d’oltralpe e del loro modo di accostarsi a giovani cantautori emergenti, magari provenienti dal di fuori dei confini nazionali come nel tuo caso?

Sto tornando il 2 e il 3 Ottobre in Francia per due concerti a Dijon e a Beaune (dove c’è dell’ottimo vino!!). E’ sempre bellissimo suonarci, mi accorgo che oltre i limiti della lingua, le persone ascoltano incantate lasciandosi rapire.

Sia in Francia che in Spagna ho riscontrato un grande rispetto per la musica, i concerti sono seguiti da persone di ogni età,  non importa se chi canta è famoso o emergente. Credo che sia un esperienza che tutti gli artisti , emergenti e non, dovrebbero provare a fare. Bisogna suonare il più possibile fuori dalla propria città, ogni luogo ha bisogno della nostra musica.

Nel corso di quest’estate hai anche realizzato un mini-tour italiano assieme a Marta Venturini dei Rumore Bianco, due chitarre, due voci. Qual è stato il risultato del connubio dei vostri universi musicali?

I Rumore Bianco sono uno di quei tesori nascosti della musica italiana.

Li ho scoperti un paio di anni fa suonando in giro per locali e, secondo me, sono una delle realtà pop-rock più interessanti nel panorama underground.

Con Marta è stato emozionante condividere il palco. Abbiamo scelto di fare tre pezzi a testa, scambiandoci ogni volta il microfono, non solo facendo incontrare e fondere stili musicali diversi, ma anche un po’ sfidandoci, facendo si che ad ogni canzone il concerto si facesse - in un crescendo - sempre più magico. Credo che le persone che hanno assistito non si dimenticheranno di noi.

Nel prossimo futuro hai in programma altre interessanti collaborazioni? Con quali artisti, noti o emergenti, ti piacerebbe scrivere musica oppure intraprendere nuove stimolanti avventure live?

Ultimamente ciò che offre il mercato discografico mi emoziona poco, mi affeziono ad artisti meno conosciuti ma secondo me incredibili che si trovano in giro nei locali e che secondo me meriterebbero molta più attenzione. Adoro Valentina Lupi, cantautrice di Velletri, mi piacerebbe molto scrivere un pezzo con lei, mi sento vicina al suo modo di scrivere.

Mi piacerebbe anche farmi arrangiare un pezzo dai Bud Spencer Blues Explosion, duo rock blues furioso, per tirare fuori la mia verve rock selvaggia..

Poi sarebbe un onore per me scrivere un pezzo con Filippo Gatti e Francesco di Bella dei 24 Grana.

Prima di concludere vuoi aggiungere qualcosa oppure rivolgere un saluto particolare ai lettori di SaltinAria?

VE AMO!!

 

Articolo di: Andrea Cova

Foto di: Martina Giammaria

Grazie a: Giulia Ananìa

Sul web: www.myspace.com/giulianania

 

 

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