Il cantautore Alberto Donatelli ci parla del suo nuovo e terzo disco “Non calpestare il mio giardino”, un lavoro intriso di cantautorato rock e di tanta passione. Alberto ci racconta di se e del suo rapporto con l’amore… e con l’odio.
Ciao Alberto, come stai? Sinceramente in questi giorni… mi sento un po’ triste per ragioni personali/familiari. Però io sto bene, in forma, molto rock-eggiante! Spero la tristezza passi in fretta allora. Hai commentato la mia recensione di “Non calpestare il mio giardino” con queste parole: “…pare mi conosci più di chi mi dovrebbe conoscere sul serio!”. Spiegati meglio… Intendevo dire che io scrivo le mie canzoni senza nemmeno rendermi conto esattamente di cosa ho composto. Quando le ho terminate, le riascolto bene e capisco tutto solo in un secondo momento. Un processo interiore lungo e strano: il fatto che, diciamo, senza conoscermi bene… tu abbia colto praticamente il senso ed ogni sfumatura di questo mio terzao lavoro discografico mi ha piacevolmente colpito, ecco. Cosa, come e quanto sei cambiato dalla pubblicazione di “Gli occhi di Alessia Merz”? Cosa: è cambiato il fatto che auto-producendomi scelgo in assoluta autonomia e libertà cosa pubblicare, come suonarlo, arrangiarlo, etc. Seppure non nego che una guida, la figura del “produttore” artistico mi manca. Ma sarà anche difficile trovarla… perché mi piace fare tutto di testa mia, cocciutamente. Sangue abruzzese, in senso buono. Come: il primo album “Penso solo a te” del 2002 era una confezione perfetta produttivamente parlando ed approfitto dell’occasione, a vari anni di distanza, per ringraziare ancora una volta i fratelli Andrea e Paolo Amati, Ivan Galea e Massimo Coppola per il grande lavoro fatto a trecentosessanta gradi che lo rese possibile. Ma artisticamente “sentivo” di voler esprimere un altro tipo di suoni, testi, etc. Il secondo album “Vanina” realizzato con una neonata etichetta indipendente nel 2006, era al 99% l’espressione di quanto realmente mi appartiene artisticamente. Però la produzione non mi ha seguito e supportato adeguatamente: in pratica il Cd (anzi i files Mp3, l’album era solo su iTunes) è stato realizzato e nel momento in cui è uscito… beh, nessuno l’ha mai promosso. Ho fatto in autonomia quel che ho potuto. Quindi (e qui c’è anche il “quanto”) ho deciso la cosa migliore da fare (con tutti gli sforzi economici, tecnici e fisici del caso … ovvero proseguire il percorso artistico di cantautore, facendo tutto da solo. Ed intendo dire (ad esempio) anche decidere la grafica dell’album. Un ringraziamento speciale va alla mia band (“il ROCKificio”) che si sacrifica da anni con me e per me: Fabrizio Corso al basso, Roberto Franzò alla chitarra elettrica e Francesco De Chicchis alla batteria. Grandiosi musicisti ma ancor prima uomini sensibili ed affidabili. Ma tu l’avevi conosciuta la Merz? Cosa ti aveva detto del brano? Con Alessia Merz, nel Luglio 2001, abbiamo avuto solo una cordiale conversazione telefonica (io suonavo proprio a Trento, sua città Natale). Niente di più. Comunque il video è diventato un vero cult… Diciamo di si. Ammetto però che a riguardarlo con i miei occhi di oggi e leggendone i commenti della gente su YouTube, resto perplesso e “tramortito”. Certo… il pensiero che in un anno è stato visto oltre 150 mila volte (più di 400 al giorno!) è piacevole. Mentirei a negarlo. “Penso solo a te” è stato il primo disco per recensione che ho ricevuto da un ufficio stampa da quando ho iniziato a occuparmi di critica. Il recensirlo è stato quindi un vero è proprio rito di inziazione… Che effetto ti fa? Beh, ti ho detto prima lo spirito con cui è nato quel Cd. Inoltre, mi dai l’occasione per ringraziare ancora te e Francesca Giorgini (oggi è una bravissima attrice, diplomata alla Silvio D’Amico), che ne seguì la promozione al massimo delle sue possibilità. Ottimo effetto, a ripensarci. Il tuo nuovo disco “Non calpestare il mio giardino” contiene, oltre alle canzoni, anche videoclip e una sezione multimediale dedicata a tuoi scritti/composizioni. Come mai hai deciso di inserirli nel disco? Ho lavorato e faticato tanto in questi 3 anni per realizzare questo album ed ho semplicemente voluto “farcirlo” con tutto quello che, a livello di composizioni e scrittura, è uscito dalla mia testa nell’ultimo triennio. Sono stati anni pieni di ore in studio di registrazione, sale prova, concerti dal vivo e di momenti in cui ho sentito che mi servivano vari e variegati modi per esprimermi al meglio. Da dove nasce il titolo del disco? C’è un sacco di gente (critici, amici, nemici, donne, colleghi) che NON fanno MA parlano. Non rischiano, stanno “fermi e tranquilli” però hanno da ridire e soprattutto danno consigli o credono di avere la verità in mano. C’è un bel detto in proposito: “chi non fa, parla… oppure insegna”. Invece io faccio, scrivo, suono, studio, compongo… e TU (un tu globale) per favore abbi rispetto “Non Calpestare Il Mio Giardino”. Ci sono artisti che hanno influenzato i brani del disco? Io ci ho sentito Ligabue, Vasco Rossi, Stadio, Fabrizio Moro… Senza dubbio i primi due. Vasco di più. O meglio più “profondamente”. Vasco è un Rocker. Ligabue interpreta (alla perfezione, peraltro) il ruolo del Rocker. Ma quel che ascolto e studio di più attualmente, in verità, sono gli U2, i Goo Goo Dolls, gli Oasis, Richard Marx ed i Guns & Roses. “Merda, vermi e fango” è una riflessione sul ciclo vitale: com’è nata? Per una mia amica. Ha talmente paura di vivere e di “come” è giusto vivere… che la sua vita sta passando e lei non la sta “vivendo”. Era per dirle, di cuore, che per vivere non c’è una ricetta buona e/o una cattiva. C’è da vivere e basta. Poi accadrà quel che deve accadere, è naturale. Piacevole o no, alla fine ci sarà “merda, vermi e fango”. Non pensare. Fai. …e tu come ti vedi a 80 anni? Lo saprò dire solo tra 50 anni. Posso solo immaginare che, se ci sarò ed avrò proseguito il mio percorso, sarò lì a festeggiare il mio ventesimo album, come minimo, con l’animo sereno, felice e realizzato. Consapevole che bene o male nessuno mi aiuterà e dovrò farcela da solo. Il disco viaggia su un binario di odio-amore. Un’ambivalenza in musica. Tra l’odio e l’amore, qual è il sentimento più forte? L’odio. A mio parere l’odio permette di trovare la forza di fare più sacrifici e sforzi dell’amore. Di amare, almeno per me, si smette prima o poi. Di odiare, no. Anzi, l’odio cresce. Poi ci si rassegna, al limite. Ma lui è lì, pronto ad esplodere di nuovo, alla prima occasione utile. Hai mai odiato o amato intensamente? Io ho sempre questo problema. Amo, odio. Amo e odio. Sempre. Tanto. Non ho vie di mezzo. Come diceva un mio brano di alcuni anni fa (perfetto per questa domanda) “Amo anche odiarti”. Tutto qui. Attualmente, ti confido, amo molto e profondamente. Lei (la protagonista del brano “Sei un fiore”) è quella giusta! “Semplice” è la mia ballata preferita: è dedicata a qualcuno? Si. L’ho scritta nel 2004 alla fine di una storia molto importante durata oltre tre anni. E’ il “Semplice” riassunto di lei. Oggi, siamo molto amici, direi, seppure non ci vediamo mai e ci sentiamo rarissimamente. “8 Stagioni” è una pizza molto molto grande? Scherzo! Mi parli di questo bellissimo brano? Un’altra storia importante: è durata due anni esatti. Alla fine, ho pensato che erano state “8 stagioni” belle e brutte. Contemporaneamente. Non so bene per quale ragione. Guardando nel mio specchietto retrovisore … non ho pensato a quel periodo in termini di (due) anni, bensì di (otto) stagioni, quasi 800 notti e così via… Questo è il disco della tua maturità artistica. Quanto ti sei messo in gioco? Io ci sono al 101% in gioco, adesso. Quello che sancirà la mia vera maturazione… forse sarà il prossimo album. Quello che già sto scrivendo. Spero possa uscire a fine 2011. Decimo anno di attività discografica. Ho già scritto altri 24 inediti. Tutto molto nebuloso, per ora, ma sento che sarà un Cd molto importante. Progetti/impegni per l’estate? Suonare dal vivo. Sto suonando molto in giro, chiudendo con serate a Roma in un Festival a metà settembre più due ospitate con un altro gruppo ad ottobre. Poi si vedrà. L’unica cosa certa è l’impegno di conoscermi sempre più, suonare tanto, studiare e scrivere più testi e musiche che posso. Vuoi aggiungere qualcosa? Mah… già mi sono dilungato troppo forse. Colpo l’occasione per ringraziarti ancora, Ilario. Chiudo dicendo che mi rendo conto di essere solo un cantautore. Forse servono più chirurghi vascolari o ingegneri edili. O semplicemente più persone “gentili”, ne vedo poche in giro. Ma sono felice, fortunato ed onorato di essere “chi” sono. Un Rocker-artigiano. Armato… di riff, chitarre e parole. E che ROCK sia! Intervista di: Ilario Pisanu Recensioni correlate: Cd Non calpestare il mio giardino Grazie a: Alberto Donatelli Sul web: www.noncalpestareilmiogiardino.com - www.albertodonatelli.it - MySpace |