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“Indie Rock Makes Me Sick” è il nuovo disco degli italianissimi Chaos Conspiracy, band che si rifà ad un noise strumentale. Gli abbiamo rivolto qualche domanda.
Descrivete i Chaos Conspiracy a chi non li conosce. Chaos Conspiracy è un progetto, più che una semplice band. Dopo “Out Of Place” uscito per l'anglosassone Copro Records, abbiamo deciso di abbandonare l'utilizzo della voce e di utilizzare solo la parte strumentale come forma espressivo-comunicativa. Da ciò nasce “Indie Rock Makes Me Sick”. Cosa vi ha spinto a realizzare un disco interamente strumentale abbandonando il cantato del precedente lavoro?
Ricerca di nuovi stimoli prima di tutto. Avere una voce inevitabilmente ti porta ad essere al suo servizio, musicalmente parlando. Molto probabilmente eravamo arrivati ad un punto nel quale ci stavamo stilisticamente un po' arenando ed avevamo bisogno comunque di input creativi e vie di fuga diverse. Al resto aggiungi una comunanza programmatica di obiettivi non più condivisa, e questo è ciò che resta… Come sono nati i brani di “Indie Rock Makes Me Sick”? E perché un titolo come questo, qualche astio con il genere Indie? Al contrario! “Indie Rock Makes Me Sick” è un atto d'amore verso tutto ciò che ha rappresentato l'universo indipendente fino ad un certo punto. Ovviamente il concetto è velato da una forte commistione di provocazione ed ironia, questo è chiaro. Siamo comunque abbastanza basiti, per non dire quasi disgustati, da ciò che erroneamente viene etichettato come “indie” al giorno d'oggi. Senza addentrarci in ambiti troppo politico/sociologici, pensiamo che ogni fenomeno musicale sia rappresentativo di una generazione, è riflesso e voce del contesto nel quale nasce, veicola per forza di cose un messaggio. Ciò che oggi invece, soprattutto in Italia, viene etichettato come indi, si basa il più delle volte sul nulla, è profondamente “innocuo” e rappresenta in maniera plasticosa e molto fashion uno spaccato generazionale assopito che quasi non esiste… Quali sono le vostre influenze musicali? Attingiamo a piene mani dalla black music, da un certo tipo di elettronica dal sapore dubstep e dalla musica di estrazione jamaicana. Il tutto viene frullato, ingerito e risputato fuori prendendo le sembianze di ciò che è il sound della band. Il tutto si basa su una reinterpretazione ritmica trasversale e decisamente eterodossa di questi ascolti. Il genere da voi proposto non è di certo dei più commerciali, ma band come gli Zu o La Quiete insegnano che questo tipo di sound ha un notevole zoccolo duro: state riscontrando anche voi questo apprezzamento nel strumentale?
Sulle prime, venendo comunque da una formazione con cantante, tale scelta ha destato un po' di diffidenza in chi conosceva già la nostra proposta. Per fortuna il tutto è stato smentito già alle prime esibizioni live a tre. Credo che almeno fino a questo punto, l'essere “strumentali” non ha fatto altro che giovare al progetto: è una particolarità che viene sempre messa in evidenza sia nelle recensioni che nelle interviste e dopo i live. E sempre in senso positivo. La scena italiana sembra un po’ sterile di fronte a nuove realtà come la vostra, forse all’estero c’è più apprezzamento. Che ne pensate? Dipende sempre dal contesto. Per quanto riguarda i live, dai circoli ai centri sociali il problema non si pone. Al massimo può esserci un numero inferiore di persone ad ascoltarti ma che nel 90 percento dei casi ti aspettano a fine concerto per complimentarsi e conoscerti. Per quanto concerne i locali nel senso classico del termine, è diventato difficile persino farsi rispondere alle mail. Anche per un rifiuto. Ci muoviamo come fanno in tanti. Si sfrutta l'amicizia con altre band nelle varie città del nostro fantastico paese, e si organizza lo “scambio date”. Una band come la vostra vive di live, dove, presumo, esprimiate al massimo le vostre qualità: quanto è importante la dimensione live per voi Per noi la dimensione live è tutto. Registriamo i dischi solo per lasciare una testimonianza e perché è necessario per poter suonare in giro. Il vostro tour promozionale si è appena concluso. Vi vedremo ancora live?
A parte qualche partecipazione estiva in alcuni festival, adesso ci concentreremo sulla produzione del seguito di “Indie Rock Make Me Sick”, che vedrà la luce molto probabilmente in autunno. Se volete potete aggiungere quello che preferite. Prima o poi dovrà finire… CHAOS CONSPIRACY sono: Monkey: batteria Murphy: basso Mob: chitarra Intervista di: Alberto Naldini Recensioni correlate: CHAOS CONSPIRACY - Indie Rock Makes Me Sick Grazie a: Chaos Conspiracy, Marcello di Alkemist Fanatix Foto: tratte dal profilo Facebook dei Chaos Conspiracy Sul web: www.myspace.com/chaoscospiracyband |