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OvO: vi raccontiamo il nostro interesse per l’occulto, il misterioso, l’oscuro Stampa E-mail
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Interviste musica
Scritto da Cristian Ciccone   
Martedì 26 Aprile 2011 00:00

Caustico e provocatorio, cinico e infernale. Non potevamo aspettarci altro dal nuovo, lirico, tragico lavoro degli OvO, “Cor Cordium”: l’era della malvagità è alle porte! Risponde alle nostre domande Bruno Dorella, metà degli OvO insieme a Stefania Pedretti.

 

 

Gli OvO escono fuori con un nuovo album dopo diversi lavori e un discreto numero di Split. Parlando della vostra musica, dovendola in particolare descrivere a persone non appassionate del genere, come la definireste? Quali sono le vostre fonti di ispirazione? Soprattutto quali percorsi avete essenzialmente intrapreso per arrivare a suonare questo genere di musica?

La nostra musica è il risultato di un approccio eterodosso e “sbagliato” a quello che ci piace. Siamo solo in due, io suono un set di batteria minimale composto solo da due fusti (timpano e rullante) e un piatto, e cerco di farla suonare come un set completo di doppia cassa metal, mentre Stefania suona chitarra e voce, e non fa sconti: voce che non canta testi e solo a tratti canta linee che si possono definire melodiche, e chitarra accordata come vuole lei, montando corde da basso per avere un suono abrasivo e tagliente sugli alti, detonante sui bassi. Detto questo, facciamo una musica in realtà abbastanza quadrata e semplice, nascosta sotto questo strato di autolimitazioni che ci rendono però creativi.

"Cor Cordium": il nome del nuovo Cd è anche l'iscrizione sulla tomba di Percy Bysse Shelley, poeta del Romanticismo inglese: è solo una coincidenza o c'è qualcosa che vi lega a questo grande autore di letteratura e alla sua corrente letteraria?

“Cor Cordium” non è legato tanto all’opera di Shelley, che pure apprezziamo molto, quanto proprio a questa scritta e al fatto che si trovi sulla tomba di questa persona, che ha scritto ciò che ha scritto, ha vissuto come ha vissuto, è morto come è morto (naufrago nel Tirreno, e non sapeva nuotare), è sepolto dove è sepolto (Cimitero degli Inglesi, Roma), e pare persino che il cuore sia rimasto intatto dopo la cremazione. A parte questo, Cuore dei Cuori: quanto immaginario apre una frase del genere su una tomba?

Se non ho male interpretato, il lavoro sembra essere il racconto musicale dell’avvento di Nosferatu, protagonista della nuova era. L’open-track “Lungo computo” –  famoso calendario dei Maya, da cui è stata evinta tutta la leggenda attorno all’anno 2012, n.d.r. – e subito dopo la canzone “Nosferatu” sembrano rendere plausibile una tale interpretazione:  è realmente così? Se sì, potreste raccontarci meglio?

Solo la canzone “Nosferatu” si rifà alla nostra sonorizzazione dell’omonimo film di Murnau. E’ un progetto che abbiamo eseguito solo un paio di volte, è piuttosto impegnativo, ma molto interessante per noi. Per il resto, i titoli si rifanno al nostro interesse per l’occulto, il misterioso, l’oscuro, come ad esempio “Lungo Computo”, che giustamente citi. Stefania ci tiene a dirti però che questa tua interpretazione le piace molto. In effetti è così, ognuno può interpretare i nostri messaggi un po’ criptici come vuole.

Per quanto riguarda  i testi, è evidente una grossa difficoltà di comprensione da parte dell’ascoltatore: ci sono davvero dei testi, oppure i suoni vocali che la voce diabolica di Stefania Pedretti emette fanno esclusivamente parte “della musica”, per così dire?

Fuochino. Non hanno un senso compiuto in alcuna lingua, ma la cosa strana è che Stefania, pur senza scriverli, dopo averli provati la prima volta li esegue sempre uguali. Ha un approccio che anch’io a volte fatico a seguire, ma funziona. Così come quando disegna dice di vedere già l’immagine sul foglio bianco, così quando ascolta la musica sa già che testo (sillabe, suoni) farà uscire. Sembra un discorso artificioso da artistoide, ma non lo è, è proprio quello che succede. Quindi, a rigor di logica un testo c’è. Comunque Stefania usa la voce principalmente come uno strumento, non c’è nessun messaggio esplicito nei testi, quindi non cercate di capire col cervello, ma con tutti i muscoli insieme, anche i meno nobili. Negli anni questo approccio è diventato anche una ricerca sull’ origine e sull’evoluzione della parola, della comunicazione, delle lingue. Stefania si esprime in un codice che per lei è tanto istintivo quanto, in qualche modo, significante.

Malgrado il genere certamente elitario, gli Ovo hanno fan sparsi in tutto il mondo: quali sono i paesi più ricettivi per questo genere musicale, e perché?

Non sono del tutto d’accordo sulla definizione di elitario per il nostro genere, ma temo di dovermi arrendere a questa opinione visto che sembra condivisa dalla maggior parte dei nostri recensori. Troviamo che gli Stati Uniti siano il Paese che reagisce meglio alla nostra musica. Lì troviamo più voglia di essere sfidati (che vuol dire anche “stimolati”) e più complicità. Per motivi diversi abbiamo anche riscontrato molto interesse in Russia, magari anche per la “fame” di concerti che hanno da quelle parti, che fa sì che ogni gruppo straniero che va a suonare sia un Evento. O anche in Scandinavia, dove ad una risposta apparentemente “fredda” del pubblico (molto composto), segue spesso un vero e proprio assalto al merchandising. 

Gli Ovo sono certamente noti grazie ai loro concerti, molto caratteristici: secondo voi c’è molta differenza fra i vostri concerti e i vostri Cd? Notate una risposta diversa del pubblico?

C’è sicuramente differenza, e possiamo dividere la storia degli OvO in 3 momenti legati a questo fattore. I primi due album (Assassine e Vae Victis) in cui suonavamo improvvisazione pura, senza nessun accordo a priori né dal vivo né in studio, con formazione aperta (quindi non come duo ma con vari ospiti). Il terzo e quarto album (Cicatrici e Miastenia) in cui, una volta diventati un duo che funzionava molto bene dal vivo, cercavamo di ricreare su disco l’energia di quello che era ormai diventato una sorta di mito, ovvero il Live degli OvO. In questo periodo molti ci rinfacciavano di non rendere su disco come dal vivo. Questo ci ha molto frustrati, così ci siamo decisi ad entrare nella terza fase, quella del quinto e sesto disco (Crocevia e Cor Cordium) in cui non cerchiamo più lo stesso suono e la stessa energia del live, ma al contrario componiamo il disco in studio, o comunque non dal vivo, e solo DOPO aver registrato impariamo i pezzi e li adattiamo alla performance dal vivo. In questo modo abbiamo assottigliato di molto la differenza tra il concerto e il disco, che restano due cose diverse, ma senza la disparità di livello che ci contraddistingueva precedentemente.

Sei il boss dell’etichetta “Bar La Muerte”: quanto incide questo ai fini della composizione e della produzione?

In Bar La Muerte sono solo produttore esecutivo, non artistico. Il produttore artistico è un altro mestiere, molto interessante, che ho fatto qualche volta, ma di rado. Negli OvO invece sono solo musicista e noi come duo siamo produttori artistici di noi stessi.

E’ in previsione un tour? Quali sono le tappe più importanti in Italia e all’estero?

Il tour è partito il 15 Aprile da Udine, per poi toccare Slovenia, Ungheria, Austria, Repubblica Ceca, Germania, Danimarca, Belgio, Svizzera, Regno Unito, Irlanda e Romania. Ad Ottobre invece andremo negli Stati Uniti. In Italia abbiamo alcune date in città importanti come Milano (28 Aprile), Torino (4 Maggio), Roma (7 Giugno), ma consiglio di seguire l’evoluzione su www.ovolive.blogspot.com perché si aggiungeranno ancora delle date. Ci vediamo ai concerti!

 

 

OVO sono:

Stefania Pedretti: voce, chitarra, basso

Bruno Dorella: timpano, rullante, ride, synth

 

Intervista di: Cristian Ciccone

Recensioni correlate: OVO - Cor Cordium (Supernaturalcat, 2011)

Grazie a: OvO, Ufficio Stampa Fleisch

Foto tratte da: http://ovolive.blogspot.com/p/pics.html

Sul web: www.myspace.com/ovobarlamuerte - www.ovolive.blogspot.com

 

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