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Red Onions: cantiamo l’anelito frustrato dell’intero genere umano Stampa E-mail
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Interviste musica
Scritto da Simone Vairo   
Venerdì 06 Maggio 2011 00:00

I Red Onions ci raccontano il loro nuovo lavoro “Diario di un uomo qualunque”. Un concept-album che sembra essersi scritto da sé: ideologie, visioni, paure, sensazioni dei diversi autori delle canzoni che lo compongono, sono confluite in un disegno più ampio che racconta la storia di un singolo individuo, il quale, paradossalmente, incarna nella sua persona l’anelito frustrato dell’intero genere umano. Da qui l’invenzione dell’autore fittizio di queste pagine, il Sig. Beta.

 

 

 

Cosa significa, per voi, progressive rock?

Davide: Il genere Rock Progressivo nasce alla fine degli anni '60 come musica "colta", sviluppando, dal punto di vista musicale, le radici blues della musica rock, articolandola secondo gli stilemi della musica classica e della musica tradizionale, sfruttando a pieno le potenzialità teoriche e tecniche a esse legate. Così facendo, il genere riesce a sopperire a un sentito bisogno di maggiore espressività, perfettamente in linea con una rivoluzione culturale di spessore. Anche i temi trattati nei testi si spostano verso un lirismo epico e universale, letterario e filosofico, lontano dai temi sociali e quotidiani del movimento popolare. Un genere così strutturato non riesce a varcare vincente la soglia semplicistica degli anni ottanta, sfuma così senza aver manifestato tutte le sue potenzialità. È per questo che crediamo che ora sia nell'aria una voglia di riallacciare i fili di quell'arazzo per continuare a tessere un manifesto di un dimenticato pensiero artistico, senza, ovviamente, restare intrappolati in logiche di tipo “revival”, solo con la consapevolezza che il tempo del progressive non volge neppure lontanamente al termine. Il tempo del prog è senza confini perché è il genere stesso a richiedere che essi siano superati, abbattuti o ignorati.

Parlateci un po’ di “Diario di un uomo qualunque”.

Leone: “Diario d’un uomo qualunque” è un concept-album che sembra essersi scritto da sé: ideologie, visioni, paure, sensazioni dei diversi autori delle canzoni che lo compongono, sono confluite in un disegno più ampio che racconta la storia di un singolo individuo, il quale, paradossalmente, incarna nella sua persona l’anelito frustrato dell’intero genere umano – o, perlomeno, di una buona parte di esso. Da qui l’invenzione dell’autore fittizio di queste pagine, il Sig. Beta, che, mai nominato all’interno dei testi, ci racconta, in prima persona, la rabbia verso abusi  soprusi delitti perpetrati senza vergogna da capi di nazioni e religioni nei confronti di individui inermi; la nausea provocata dall’accondiscendenza di folle impigrite da sterili aspirazioni inoculate dai media; l’eccitazione del desiderio sessuale e la malinconia d’amori ormai lontani; la rivelazione ineluttabile dell’impossibilità d’esser liberi. Questi, e altri ancora, i temi trattati nelle undici tracce che compongono il disco: argomenti non facili da digerire, se si vuol esser ciechi, ma potenzialmente appannaggio di “qualunque” individuo.

Chi è l’uomo qualunque?

Leone: In relazione a quel che dicevo prima va intesa la definizione di “uomo qualunque”. Questo concetto detiene in sé l’intera ironia insita nella definizione stessa, in quanto, seppur il Sig. Beta rappresenti potenzialmente ciascuno di noi, allo stesso tempo si allontana dal pensiero comune e convenzionale delle masse, grazie all’attenzione che presta nei confronti di argomenti della sfera politica e sociale. Il nostro “uomo qualunque” è tale in quanto eventualmente “reale” e non già perché grossolanamente “qualsiasi”.  

In ciò che ho sentito c’è un equilibrio forte tra poesia e descrizione: cosa nasce prima la musica o le parole?

Leone: L’equilibrio che hai prontamente notato è dettato dall’estrema attenzione che mostriamo nei confronti dei testi: ognuno di essi è pensato come vero e proprio componimento letterario, il quale deve sì descrivere un avvenimento, ma detenere, allo stesso tempo, una valenza artistica che vada al di là del racconto, che sia, quindi, riscontrabile nel linguaggio in sé. Per quanto riguarda la composizione dell’intero brano, preferiamo lavorare principalmente sulla parte strumentale e successivamente scrivere le parole. Naturalmente, questo processo non è obbligatorio, e sono diversi, all’interno del nostro repertorio, gli esempi di armonie che hanno preso le mosse da testi preesistenti.

Progetti futuri?

Leone: A breve saremo in studio per incidere la single version del pezzo “Canto metropolitano”, che verrà accompagnata dal primo videoclip prodotto dai Red Onions. La stessa canzone fa parte di una serie di brani che abbiamo in cantiere e che confluiranno nel nostro prossimo lavoro. Nel frattempo continuiamo a esibirci all’interno dell’Umbria e stiamo preparando una breve trasferta in Calabria.  

 

 

 

 

 

RED ONIONS sono:

Leone Pompilio: voce, chitarra

Davide Grillo: chitarra voce

Ali Adamu: basso, voce

Marcello Mangione: batteria, percussioni

 

Intervista di: Simone Vairo

Recensioni correlate: RED ONIONS - Diario di un uomo qualunque

Grazie a: Red Onions, Ufficio Stampa Synpress44

Foto: tratte dal profilo Facebook dei Red Onions

Sul web: www.redonions.it


 

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