|
E’ uscito da poco “Pure Songs” (Jazz Collection/Halidon), il disco d’esordio dei Lala Mangiaracina 4tet, il nuovo combo jazz etno-pop, guidato dalla delicata voce di Laura Lala e dal raffinato piano di Sade Mangiaracina. Abbiamo scambiato due chiacchiere con Laura Lala.
Come è vedere realizzato il proprio “progetto”, che ha vinto il premio del Saint Louis Jazz Contest 2008? E’ una grande emozione, una felicità, un sogno che si realizza, una scommessa coraggiosa insieme ad una piccola paura: che la gente possa non amare la tua musica… ed invece poi per noi è stata una continua dimostrazione di affetto e di gradimento da parte di chi ha avuto il disco e quindi la voglia di suonare in giro e di andare avanti è aumentata insieme a qualche piccola sicurezza in più che ha preso posto accanto alle insicurezze di sempre, che accompagnano chi, come artista, si espone mettendo in campo la propria anima. E’ questo il tuo concetto di “puro”?
Sì… Essere puri o fare una musica che si possa definire pura è per me un’aspirazione, vorrei che la comunicazione, sempre più difficile fra gli esseri umani, fosse, almeno nella musica, più semplice, diretta, più pura appunto. Quando canto cerco di pronunciare insieme alle parole anche ogni sfumatura emotiva, un po’ come esprimere/confessare ciò che è inesprimibile/inconfessabile a parole con l’aiuto complice della musica e per farlo credo sia necessaria l’onestà, ecco questo è un aspetto molto importante della purezza, secondo me. Come nasce la collaborazione tra te e Sade? Ci ha presentate Salvatore Bonafede, io e Sade ci togliamo 8 anni e lui me la “affidò” quando lei era ancora 17enne, per un viaggiostudio a Bassano del Grappa dove si tenevano i seminari di Veneto Jazz. Da allora non ci siamo separate, abbiamo anche vissuto sei mesi nella stessa stanza a Roma senza mai però suonare insieme. Poi un giorno Sade ha cominciato a comporre ed ascoltando i suoi brani a me veniva naturale scrivere i miei testi, come se fosse una piacevole esigenza, tutto con grande spontaneità. Abbiamo cominciato a suonare insieme anche i miei brani e così abbiamo messo su un repertorio con i brani di entrambe, credendo in quello che facevamo, ma, dico davvero, supportate soprattutto dalla naturalezza di farlo insieme, spalleggiandoci l’un l’altra come fosse tutto un gioco. Noi siamo ancora oggi due “casinare”, nel senso che magari Sade si siede al piano e mi suona a loop un brano nuovo mentre sto lavando i piatti ed io lo ascolto fino a quando non è la musica stessa a suggerirmi le parole, o magari una frase dalla quale poi costruire una storia per il testo. Oppure io scrivo i mie brani e glieli suono al piano e scegliamo insieme il modo migliore per eseguirli insieme. Io credo che anche questa sia una forma d’improvvisazione che sicuramente abbiamo coltivato col jazz. E se la musica che facciamo non è jazz nel senso tradizionale del termine sicuramente jazz è il nostro approccio. Il vostro jazz subisce influenze dialettali e sonore, ma non dimentica neanche il sociale (La Varca); come nasce l’unione di questi aspetti?
Spontaneità ed istinto sono le parole chiave! Non c’è stata una progettazione in tal senso, tutta la musica ed i testi di “Pure Songs” sono venuti fuori così come li ascoltate e quando l’esigenza è stata scrivere in dialetto ho seguito il mio istinto e l’ho fatto, senza pensare. Pensi che il jazz sia ancora influente nel panorama musicale? Io voglio solo pensare che il Jazz sia ancora influente nella vita di chi lo ama e lo ascolta, perché se così fosse il mondo ne guadagnerebbe, in quanto il Jazz è una musica pura, onesta e democratica ed insegna il rispetto dell’altro e la condivisione. Riguardo a ciò che è stato detto da Salvatore Bonafede in merito alla parola “progetto”: cosa definiresti oggi in tal modo? Creare un progetto secondo me può voler dire vivere un momento in cui sviluppi un pensiero, partendo da una domanda, da una riflessione su un argomento, su uno stato d’animo o su un modo di essere, di vivere, di pensare, di sentire la vita o altro e poi raccogliere i brani composti in quel periodo stesso, quindi legati fra loro proprio perché intrisi delle riflessioni e degli stati d’animo di quel momento. Progetti futuri? Registrare un brano che abbiamo già scritto per la colonna sonora di un film e fare al più presto un altro disco perché abbiamo nel cassetto tantissimi brani nuovi! Guarda il video del brano “S’Iddu Moru” http://vimeo.com/17224028 Nel disco suonano: Laura Lala, voce Sade Mangiaracina, piano Diego Tarantino, contrabbasso Claudio Mastracci, batteria Special Guests: Salvatore Bonafede, piano e Fender Rhodes Piero Delle Monache, sax tenore Marco Spedaliere, sax soprano Articolo di: Simone Vairo Grazie a: Laura Lala, Gaetano Petronio (Uff. Stampa Parole & Dintorni) Sul web: www.myspace.com/lauralalapa - www.myspace.com/sademangiaracina - www.jazzcollection.it |